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	<title>Commenti a: Guerra dei rosé: un contentino (che accontenta poco) i francesi</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Di: Meglio così??? &#124; Paladar</title>
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		<dc:creator>Meglio così??? &#124; Paladar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 00:08:40 +0000</pubDate>
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		<description>[...] contento… Perchè? Perchè prima o poi, fatta la legge, qualcuno avrebbe trovato l’inganno…come era stato spiegato… Per chi non lo sapesse un po’ di tempo fa l’Unione Europea aveva deciso di permettere una [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] contento… Perchè? Perchè prima o poi, fatta la legge, qualcuno avrebbe trovato l’inganno…come era stato spiegato… Per chi non lo sapesse un po’ di tempo fa l’Unione Europea aveva deciso di permettere una [...]</p>
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		<title>Di: marziano</title>
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		<dc:creator>marziano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 17:18:21 +0000</pubDate>
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		<description>cmq è vero: tocca acquistare solo in enoteca.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>cmq è vero: tocca acquistare solo in enoteca.</p>
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		<title>Di: marziano</title>
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		<dc:creator>marziano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 17:09:04 +0000</pubDate>
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		<description>ma non c&#039;hanno proprio nient&#039;altro da fare? 
devono legiferare anche sul rosè, ma io dico eliminiamola (la UE, non serve), teniamoci la moneta unica, la banca centrale e buttiamo il resto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ma non c&#8217;hanno proprio nient&#8217;altro da fare?<br />
devono legiferare anche sul rosè, ma io dico eliminiamola (la UE, non serve), teniamoci la moneta unica, la banca centrale e buttiamo il resto.</p>
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		<title>Di: paolo</title>
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		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 16:27:17 +0000</pubDate>
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		<description>Tanto per ribadire il concetto riporto un articolo dal Corriere di oggi:
-Recepita dal Senato la direttiva comunitaria che prevede il limite minimo del 12% di succo di arance-

Il Senato, nel recepire l&#039;annuale Legge Comunitaria, ha approvato l&#039;art. 21 della stessa, che prevede la possibilità di commercializzare bibite con colore e aroma d&#039;arancia pur essendo prive del vero succo d&#039;agrume, il cui limite minimo oggi è al 12%. Per Adoc una decisione «gravissima, danneggiati consumatori e made in Italy». Approvare il commercio di aranciate finte, prive di vero succo d&#039;arancia, «è gravissimo- dichiara Carlo Pileri, presidente dell&#039;Adoc- i consumatori, soprattutto i più giovani, subiranno un gravissimo danno, sia economico che nutrizionale, si mette a rischio la salute e la qualità dell&#039;alimentazione dei cittadini. Non solo, permettendo la messa in vendita di tali bibite, si crea un danno di centinaia di milioni di euro ai produttori di arance e al made in Italy. Lamentiamo, ancora una volta, l&#039;assenza di una legge quadro sull&#039;etichettatura e la tracciabilità, estesa a tutti i prodotti».
Ad essere particolarmente colpiti sono - sottolinea invece la Coldiretti - i prodotti base della dieta mediterranea come il vino per il quale l&#039;approvazione della riforma di mercato comunitaria ha sancito inganni vecchi e nuovi: dal consenso all&#039;aggiunta di zucchero nei vini prodotti nel nord Europa al rosè ottenuto miscelando vini bianco e rosso. Per dirne solo qualcuno. L&#039;Unione Europea ha poi imposto all&#039;Italia di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l&#039;aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, ma c&#039;è anche la possibilità inquietante - sottolinea Coldiretti - di utilizzare caseina e caseinati invece del latte per ottenere formaggi a pasta filata venduti come analoghi alla mozzarella. Un inganno favorito - sostiene la Coldiretti - dalla mancanza dell&#039;obbligo di indicare in etichetta l&#039;origine degli alimenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto per ribadire il concetto riporto un articolo dal Corriere di oggi:<br />
-Recepita dal Senato la direttiva comunitaria che prevede il limite minimo del 12% di succo di arance-</p>
<p>Il Senato, nel recepire l&#8217;annuale Legge Comunitaria, ha approvato l&#8217;art. 21 della stessa, che prevede la possibilità di commercializzare bibite con colore e aroma d&#8217;arancia pur essendo prive del vero succo d&#8217;agrume, il cui limite minimo oggi è al 12%. Per Adoc una decisione «gravissima, danneggiati consumatori e made in Italy». Approvare il commercio di aranciate finte, prive di vero succo d&#8217;arancia, «è gravissimo- dichiara Carlo Pileri, presidente dell&#8217;Adoc- i consumatori, soprattutto i più giovani, subiranno un gravissimo danno, sia economico che nutrizionale, si mette a rischio la salute e la qualità dell&#8217;alimentazione dei cittadini. Non solo, permettendo la messa in vendita di tali bibite, si crea un danno di centinaia di milioni di euro ai produttori di arance e al made in Italy. Lamentiamo, ancora una volta, l&#8217;assenza di una legge quadro sull&#8217;etichettatura e la tracciabilità, estesa a tutti i prodotti».<br />
Ad essere particolarmente colpiti sono &#8211; sottolinea invece la Coldiretti &#8211; i prodotti base della dieta mediterranea come il vino per il quale l&#8217;approvazione della riforma di mercato comunitaria ha sancito inganni vecchi e nuovi: dal consenso all&#8217;aggiunta di zucchero nei vini prodotti nel nord Europa al rosè ottenuto miscelando vini bianco e rosso. Per dirne solo qualcuno. L&#8217;Unione Europea ha poi imposto all&#8217;Italia di aprire i propri mercati anche al cioccolato ottenuto con l&#8217;aggiunta di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, ma c&#8217;è anche la possibilità inquietante &#8211; sottolinea Coldiretti &#8211; di utilizzare caseina e caseinati invece del latte per ottenere formaggi a pasta filata venduti come analoghi alla mozzarella. Un inganno favorito &#8211; sostiene la Coldiretti &#8211; dalla mancanza dell&#8217;obbligo di indicare in etichetta l&#8217;origine degli alimenti.</p>
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		<title>Di: rob</title>
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		<dc:creator>rob</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 09:12:43 +0000</pubDate>
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		<description>Il problema del Vino attuale è una sola : si produce 10 si consuma 5. Basterebbe togliere tutti gli aiuti di Stato è il mercato si regolarizza da solo, costringendo i produttori a fare un prodotto. Che avrà successo , se di qualità, su una fascia di mercato. Avrà successo se mediocre su un&#039;altra fascia di mercato. Se continuiamo a dare soldi per mettere una vigna sotto il ponte del Saval (quartiere di Verona) bisogna poi inventarci porcate come quella del rosè.Nel vino si applica lo stesso meccanismo dei giornali, che prendono i contributi di Stato non su le copie vendute , ma su le copie diffuse. A me lettore del Corriere da 40 anni da un anno mi propinano (a gratis) con il mio giornale la Gazzetta dello Sport. Nelle classifiche di vendita la gazzetta rosa risulta il giornale più venduto. Cornuti e mazziati !!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema del Vino attuale è una sola : si produce 10 si consuma 5. Basterebbe togliere tutti gli aiuti di Stato è il mercato si regolarizza da solo, costringendo i produttori a fare un prodotto. Che avrà successo , se di qualità, su una fascia di mercato. Avrà successo se mediocre su un&#8217;altra fascia di mercato. Se continuiamo a dare soldi per mettere una vigna sotto il ponte del Saval (quartiere di Verona) bisogna poi inventarci porcate come quella del rosè.Nel vino si applica lo stesso meccanismo dei giornali, che prendono i contributi di Stato non su le copie vendute , ma su le copie diffuse. A me lettore del Corriere da 40 anni da un anno mi propinano (a gratis) con il mio giornale la Gazzetta dello Sport. Nelle classifiche di vendita la gazzetta rosa risulta il giornale più venduto. Cornuti e mazziati !!</p>
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		<title>Di: paolo</title>
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		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 16:26:37 +0000</pubDate>
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		<description>Se ne è parlato stamane anche a Radio 24. A me Paolini non dice un granchè, però è molto interessante ascoltare cosa dicono in proposito Ezio Rivella, Roberto Cipresso etc. 
La replica è domenica 29 alle 10:00 altrimenti in podcast da lunedì qui:
feed://www.radio24.ilsole24ore.com/podcast/il-gastronauta.xml</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne è parlato stamane anche a Radio 24. A me Paolini non dice un granchè, però è molto interessante ascoltare cosa dicono in proposito Ezio Rivella, Roberto Cipresso etc.<br />
La replica è domenica 29 alle 10:00 altrimenti in podcast da lunedì qui:<br />
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		<title>Di: Mike Tommasi</title>
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		<dc:creator>Mike Tommasi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 16:47:35 +0000</pubDate>
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		<description>Much ado about nothing? 

Il 99% dei rosati &quot;veri&quot; prodotti in Francia (e soprattutto qui in Provenza) sono ciofeche immonde per turisti con generose aggiunte sistematiche di acido tartarico. Hanno un bel coraggio per protestare contro questa riforma!

La gente che lavora bene i rosati rimane una infima minoranza. Per loro queste riforme non hanno alcuna conseguenza. 

Dirò di più, il rosato di grande qualità viene fatto con la tecnica della saignée, e quindi sono per definizione un&#039;attività secondaria e complementare della produzione di grandi vini rossi.

Mike</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Much ado about nothing? </p>
<p>Il 99% dei rosati &#8220;veri&#8221; prodotti in Francia (e soprattutto qui in Provenza) sono ciofeche immonde per turisti con generose aggiunte sistematiche di acido tartarico. Hanno un bel coraggio per protestare contro questa riforma!</p>
<p>La gente che lavora bene i rosati rimane una infima minoranza. Per loro queste riforme non hanno alcuna conseguenza. </p>
<p>Dirò di più, il rosato di grande qualità viene fatto con la tecnica della saignée, e quindi sono per definizione un&#8217;attività secondaria e complementare della produzione di grandi vini rossi.</p>
<p>Mike</p>
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	<item>
		<title>Di: davide</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/03/guerra-dei-rose-un-contentino-che-accontenta-poco-i-francesi.html/comment-page-1#comment-15785</link>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 10:03:47 +0000</pubDate>
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		<description>studio i vini rosati e, per passione, mi piace incrociare i dati strumentali con una valutazione sensoriale.
Certi colori ottenuti da alcuni importanti produttori francesi non sono de-coupage, per cui meglio che si faccia, tutti, un po&#039; di outing.

esiste inoltre, a livello tecnologico, la possibilità (ancora da studiare e definire) che permetterà di ottenere tinte più &quot;rosate&quot; e meno &quot;cipolla&quot;, e forse tra qualche anno questa innovazione diventerà di dominio pubblico.

Tutelare - e preservare - un range di colori accettati (come sta cercando di muoversi qualche consorzio) e scartare altri range, considerati &quot;artificiali&quot; anzi &quot;artificiosi&quot; non è il modo corretto per muoversi.

Spero che il miglioramento e la migliore definizione delle tecnologie atte ad una selezione più mirata del colore finale possa conciliarsi alle legislazioni vigenti e future e, magari, alle preferenze del consumatore...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>studio i vini rosati e, per passione, mi piace incrociare i dati strumentali con una valutazione sensoriale.<br />
Certi colori ottenuti da alcuni importanti produttori francesi non sono de-coupage, per cui meglio che si faccia, tutti, un po&#8217; di outing.</p>
<p>esiste inoltre, a livello tecnologico, la possibilità (ancora da studiare e definire) che permetterà di ottenere tinte più &#8220;rosate&#8221; e meno &#8220;cipolla&#8221;, e forse tra qualche anno questa innovazione diventerà di dominio pubblico.</p>
<p>Tutelare &#8211; e preservare &#8211; un range di colori accettati (come sta cercando di muoversi qualche consorzio) e scartare altri range, considerati &#8220;artificiali&#8221; anzi &#8220;artificiosi&#8221; non è il modo corretto per muoversi.</p>
<p>Spero che il miglioramento e la migliore definizione delle tecnologie atte ad una selezione più mirata del colore finale possa conciliarsi alle legislazioni vigenti e future e, magari, alle preferenze del consumatore&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: paolo</title>
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		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 09:51:05 +0000</pubDate>
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		<description>Il &quot;vino-bibitone&quot; era stato presentato al Vinitaly 2 o 3 edizioni fa, a me non spaventa che si vendano porcherie del genere, sono cattive e faranno pochi affari con quella roba, mi preoccupa che vengano chiamate vino. Dopodichè, passato quel concetto, ognuno sul mercato sarà libero di fare e vendere cosa vuole, a tutto danno del consumatore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il &#8220;vino-bibitone&#8221; era stato presentato al Vinitaly 2 o 3 edizioni fa, a me non spaventa che si vendano porcherie del genere, sono cattive e faranno pochi affari con quella roba, mi preoccupa che vengano chiamate vino. Dopodichè, passato quel concetto, ognuno sul mercato sarà libero di fare e vendere cosa vuole, a tutto danno del consumatore.</p>
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	<item>
		<title>Di: Ugo Bovo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2009/03/guerra-dei-rose-un-contentino-che-accontenta-poco-i-francesi.html/comment-page-1#comment-15777</link>
		<dc:creator>Ugo Bovo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 20:12:43 +0000</pubDate>
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		<description>Trovo che la questione sia al contempo più sottile e più maliziosa di quanto non sia stato rilevato nei precedenti post. Non concordo nè con Paolo, nè con Vittorio; condivido, invece, quel che mi sembra il punto di vista di Ziliani. Oggi non è in discussione il senso etimologico del termine vino, perchè di vino comunque si tratterebbe, e questo vale anche per il Tavernello, per i brik e per i brok. Non esiste - almeno, non Italia, non dopo la faccenda del metanolo - un&#039;azienda che possa pensare di immettere sul nostro mercato decine di milioni di contenitori di falso vino: lo farà spendendo il meno possibile, ma chimicamente vino quello pur sarà. Ci sarà sempre vino e vino, roba che andrà sullo scaffale dell&#039;iper a 1,5 Euro, ed altra al ristorante a 1.500.
Allo stesso modo non credo affatto che il consumatore NON  farà confusione: egli NON acquista quel che NON trova sullo scaffale del supermarket, luogo in cui è un pò attirato, ma sopratutto spinto, a recarsi. 
Trovo che, invece, stiamo osservando un progetto molto ben congegnato, naturalmente dal punto di vista di chi l&#039;ha promosso, dotato di grande forza politica (consenso in commissione redigente), sostanzialmente inattaccabile sul piano giuridico, e perciò destinato al successo. Solo ad esempio, sottolineo che - per quel che se ne legge - nessuno potrà criticarlo sul terreno dell&#039;offesa della salute del consumatore, che è l&#039;unico aspetto che possa essere tutelato da un&#039;ente più forte dell&#039;OCM. Inoltre, si osservi che non lo si può nemmeno dimostrare come coercitivo verso i piccoli produttori, visto che la norma non impedirà a questi ultimi di vinificare come la medesima consentirà.
I punti preoccupanti e spiacevoli che vi intravedo sono invece questi due.
1) Molto prima che alle piccole aziende produttrici ed alla loro professionalità e qualità di lavoro, il danno sarà procurato ai consumatori, che saranno legalmente ingannati. La regola obbliga ad esplicitare in etichetta il metodo di produzione, e consente (che culo!) a chi produce in modo tradizionale ad annunciarlo allo stesso modo? Ora ditemi voi chi si prende la briga di studiare al supermarket la controetichetta stampata a micron di una bottiglia sulla quale non penda un neon che lampeggi: &quot;achtung tarocco&quot;?  Chi? Gli indottrinati? Loro non sono i bersagli di quella campagna commerciale. E se poi il Furbo Produttore ti fa  una bottigliettina bella bellina, con la cartina stagnolina, coloratina di rosettina, tanto da distrarre la massaina? 
2) E&#039; sbagliato affermare che si tratti di una &quot;marchetta per gli industriali&quot;. I beneficiari della norma non sono i grandi produttori di vino, ma la GDO, dalla quale i primi ormai totalmente dipendono: è sulle indicazioni della seconda, che i produttori sviluppano i prodotti, non il contrario. Ipotizzo, immagino, straparlo, banalizzo, demagogizzo: la GDO tiene per gli zebedei produttori e consumatori, sotto il sorriso paterno di santi paradisiaci nell&#039;olimpo della politica. A conforto di questa supposizione, ricordo una indignata indicazione di Patrizia, in altra sezione di questo blog: la GDO è strafavorita (a tutti i livelli imprenditoriali, dalle concessioni comunitarie e regionali per apertura dei centri commerciali, all&#039;accesso ai finanziamenti, alle regole sindacali, agli orari di apertura dei negozi, alla logistica, e via premiando), a tutto discapito dei negozi individualmente gestiti, incluse le enoteche ed i ristoranti che, casualmente, ma dico solo casualmente, sono soggetti a studi di settore, a ricarichi obbligati ed a pagamento di imposte che alla GDO sono risparmiati.
Esattamente, e chissà se ancora casualmente, come i  produttori del comparto vitivinicolo.
Il punto è ovvio, e si chiama: rappresentatività, peso economico, peso politico, ed infine lobbing.
Ditemi quali sono le associazioni ed i centri di rappresentanza delle piccole imprese del mondo vitivinicolo, e convincetemi della loro possibilità di esercitare pressioni a Roma ed a Bruxelles, tanto da spingere queste ultime verso un indirizzo che premi ciò che tutti vorremmo: la totale e determinata difesa dell&#039;identità di un alimento, che sarà anche leisure, sarà anche a volte sopravvalutato, sarà incasinato, sarà tutto quello che volete, ma tale in primo luogo nasce e rimane, sopratutto per la stragrande maggioranza dei consumatori. 
L&#039;isolamento, la frammentazione, la dispersione, la mancanza di identità comune e di unione delle piccole imprese, in quanto contadine, dal podere piccolo, dalla tanta fatica, dai grandi rischi e dalle visioni individualistiche si paga e si pagherà sempre, perchè sono bersagli facili, deboli, e facilemente rintracciabili e separabili.
Almeno fino a che, a furia di prendere bastonate, non si capisca e si accetti che se dai del &quot;deficiente&quot; sul muso a Tyson sei un Great Phess, ma se si è in cento, anche se non tutti in intrisi di empatia reciproca, forse forse...

Ora vi dirò ciò che mi fa VERAMENTE male, alla pancia ed altrove: il sospetto che tra i 26 Stati membri (ho scritto membri?) vi possa essere anche l&#039;Italia. 

Ugo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo che la questione sia al contempo più sottile e più maliziosa di quanto non sia stato rilevato nei precedenti post. Non concordo nè con Paolo, nè con Vittorio; condivido, invece, quel che mi sembra il punto di vista di Ziliani. Oggi non è in discussione il senso etimologico del termine vino, perchè di vino comunque si tratterebbe, e questo vale anche per il Tavernello, per i brik e per i brok. Non esiste &#8211; almeno, non Italia, non dopo la faccenda del metanolo &#8211; un&#8217;azienda che possa pensare di immettere sul nostro mercato decine di milioni di contenitori di falso vino: lo farà spendendo il meno possibile, ma chimicamente vino quello pur sarà. Ci sarà sempre vino e vino, roba che andrà sullo scaffale dell&#8217;iper a 1,5 Euro, ed altra al ristorante a 1.500.<br />
Allo stesso modo non credo affatto che il consumatore NON  farà confusione: egli NON acquista quel che NON trova sullo scaffale del supermarket, luogo in cui è un pò attirato, ma sopratutto spinto, a recarsi.<br />
Trovo che, invece, stiamo osservando un progetto molto ben congegnato, naturalmente dal punto di vista di chi l&#8217;ha promosso, dotato di grande forza politica (consenso in commissione redigente), sostanzialmente inattaccabile sul piano giuridico, e perciò destinato al successo. Solo ad esempio, sottolineo che &#8211; per quel che se ne legge &#8211; nessuno potrà criticarlo sul terreno dell&#8217;offesa della salute del consumatore, che è l&#8217;unico aspetto che possa essere tutelato da un&#8217;ente più forte dell&#8217;OCM. Inoltre, si osservi che non lo si può nemmeno dimostrare come coercitivo verso i piccoli produttori, visto che la norma non impedirà a questi ultimi di vinificare come la medesima consentirà.<br />
I punti preoccupanti e spiacevoli che vi intravedo sono invece questi due.<br />
1) Molto prima che alle piccole aziende produttrici ed alla loro professionalità e qualità di lavoro, il danno sarà procurato ai consumatori, che saranno legalmente ingannati. La regola obbliga ad esplicitare in etichetta il metodo di produzione, e consente (che culo!) a chi produce in modo tradizionale ad annunciarlo allo stesso modo? Ora ditemi voi chi si prende la briga di studiare al supermarket la controetichetta stampata a micron di una bottiglia sulla quale non penda un neon che lampeggi: &#8220;achtung tarocco&#8221;?  Chi? Gli indottrinati? Loro non sono i bersagli di quella campagna commerciale. E se poi il Furbo Produttore ti fa  una bottigliettina bella bellina, con la cartina stagnolina, coloratina di rosettina, tanto da distrarre la massaina?<br />
2) E&#8217; sbagliato affermare che si tratti di una &#8220;marchetta per gli industriali&#8221;. I beneficiari della norma non sono i grandi produttori di vino, ma la GDO, dalla quale i primi ormai totalmente dipendono: è sulle indicazioni della seconda, che i produttori sviluppano i prodotti, non il contrario. Ipotizzo, immagino, straparlo, banalizzo, demagogizzo: la GDO tiene per gli zebedei produttori e consumatori, sotto il sorriso paterno di santi paradisiaci nell&#8217;olimpo della politica. A conforto di questa supposizione, ricordo una indignata indicazione di Patrizia, in altra sezione di questo blog: la GDO è strafavorita (a tutti i livelli imprenditoriali, dalle concessioni comunitarie e regionali per apertura dei centri commerciali, all&#8217;accesso ai finanziamenti, alle regole sindacali, agli orari di apertura dei negozi, alla logistica, e via premiando), a tutto discapito dei negozi individualmente gestiti, incluse le enoteche ed i ristoranti che, casualmente, ma dico solo casualmente, sono soggetti a studi di settore, a ricarichi obbligati ed a pagamento di imposte che alla GDO sono risparmiati.<br />
Esattamente, e chissà se ancora casualmente, come i  produttori del comparto vitivinicolo.<br />
Il punto è ovvio, e si chiama: rappresentatività, peso economico, peso politico, ed infine lobbing.<br />
Ditemi quali sono le associazioni ed i centri di rappresentanza delle piccole imprese del mondo vitivinicolo, e convincetemi della loro possibilità di esercitare pressioni a Roma ed a Bruxelles, tanto da spingere queste ultime verso un indirizzo che premi ciò che tutti vorremmo: la totale e determinata difesa dell&#8217;identità di un alimento, che sarà anche leisure, sarà anche a volte sopravvalutato, sarà incasinato, sarà tutto quello che volete, ma tale in primo luogo nasce e rimane, sopratutto per la stragrande maggioranza dei consumatori.<br />
L&#8217;isolamento, la frammentazione, la dispersione, la mancanza di identità comune e di unione delle piccole imprese, in quanto contadine, dal podere piccolo, dalla tanta fatica, dai grandi rischi e dalle visioni individualistiche si paga e si pagherà sempre, perchè sono bersagli facili, deboli, e facilemente rintracciabili e separabili.<br />
Almeno fino a che, a furia di prendere bastonate, non si capisca e si accetti che se dai del &#8220;deficiente&#8221; sul muso a Tyson sei un Great Phess, ma se si è in cento, anche se non tutti in intrisi di empatia reciproca, forse forse&#8230;</p>
<p>Ora vi dirò ciò che mi fa VERAMENTE male, alla pancia ed altrove: il sospetto che tra i 26 Stati membri (ho scritto membri?) vi possa essere anche l&#8217;Italia. </p>
<p>Ugo</p>
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