Gli italiani nei Top 100 di WS: e questo sarebbe davvero il meglio di Enotria?

A pensarci bene non ci sarebbe da aggiungere molto a quanto già scritto, tra l’altro corredato da un titolo che mi sembra abbastanza eloquente, su quell’autentica vinosa farsa che è la classifica dei Top 100 di Wine Speculator, pardon, Spectator, che solo gli ingenui (ampio eufemismo) possono prendere sul serio, per di più affermando e senza accorgersi di proferire una emerita sciocchezza, che “se non sei nella top di WS vuol dire che sui mercati internazionali non vali una cippa e quindi preferirei, come italiano, di esserci”.
Che non sia quella cosa seria e autorevole per la quale viene spacciata ce ne siamo accorti ormai da diversi anni, ma vale comunque la pena spendere qualche parola, per cercare di capire se abbia un senso (non spremiamo, non spremete troppo le meningi: non l’ha o se l’avesse meglio sarebbe non capire quale sia la “logica”), sulla rappresentanza italiana presente nella più recente edizione di questo presunto “wine Gotha”, rappresentanza che proseguendo dal vino più in alto in classifica sino alla più bassa propone:

I vini italiani nei Top 100 di Wine Spectator

Posizione – punteggio – costo in dollari – vino e azienda
06  94/100  
$62 Pio Cesare Barolo 2004
14  95/100  
$65 Aldo & Riccardo Seghesio Barolo Vigneto La Villa 2004
15  96/100  
$110 Sette Ponti Toscana Oreno 2006
22  95/100  
$63 Avignonesi Vino Nobile di Montepulciano Grandi Annate Riserva 2004
31  93/100  
$28 La Massa Toscana 2006
45  94/100  
$80 Jermann Venezia-Giulia Vintage Tunina 2006
50  91/100  
$28 Firriato Nero d’Avola-Syrah Sicilia Santagostino Baglio Soria 2006
51  90/100  
$17 Fattoria di Felsina Chianti Classico Berardenga 2006
59  90/100  
$18 Terredora Falanghina Irpinia 2007
70  90/100  
$19 Attems Pinot Grigio Collio 2007
75  90/100  
$19 Suavia Soave Classico 2007
76  90/100  
$25 Marchesi Frescobaldi Chianti Rufina Castello di Nipozzano Riserva 2005
81  91/100  
$32 Querciabella Chianti Classico 2006
84  91/100  
$39 Stefano Farina Barolo 2004
96  93/100  
$60 Cabreo Toscana Il Borgo 2006

Riassumendo, cosa troviamo in questa rappresentanza del vino made in Italy? Il solito predominio toscano, con sette vini, completato da tre piemontesi (tre Barolo 2004), da due friulani, un veneto, un siciliano e un irpino.
Il miglior vino del lotto, tale da conquistarsi la sesta posizione in classifica, è un Barolo 2004,  ma non uno dei non pochi al quale il responsabile delle degustazioni di vini italiani, mr. James Suckling, ha attribuito nel corso dell’anno punteggi varianti dai 98/100 del Barolo riserva Le Rocche del Falletto di Bruno Giacosa ai 97/100 del Barolo Colonnello di Aldo Conterno o del Barolo La Serra di Roberto Voerzio sino ai 96/100 del Vecchie Vigne di Corino, del Bricco Rocche di Ceretto, dell’Ornato di Pio Cesare, (o ai 95/100 di altri due Barolo di Roberto Voerzio, Brunate e Sarmassa, del Cannubi Boschis di Sandrone, del Pajana di Clerico, del San Rocco di Azelia, del Bric del Fiasc e del Rocche dell’Annunziata riserva di Scavino, o del Le Coste di Pecchenino che al suo esordio viene salutato come “a superb debut Barolo from Piedmont’s best Dolcetto producer”), bensì un Barolo che si era beccato un 94/100 come altri nove. E che nessuno, nemmeno grazie ad un’annata splendida, regolare e classica come il 2004, alla quale Wine Spectator dà una valutazione non certo esaltante variante dagli 89 ai 93/100 (contro i 100/100 dati all’annata 2000), può sognarsi di considerare un Barolo top, uno di quelli imperdibili, outstanding, di riferimento. La guida dell’Espresso, ad esempio, gli dà un punteggio di 14,5/20 ed il Gambero rosso si guarda bene dall’attribuirgli quei “tre bicchieri” elargiti (vedere qui l’elenco) a molti altri Barolo 2004.
Eppure questo Barolo 2004 base, sicuramente meglio, a mio avviso, del più celebrato e costoso Ornato, ottiene, nella sua evidente medietas senza acuti e senza particolare carattere, ma forse grazie ad una caratteristica dichiarata nella scheda che gli dedica Duemilavini  2009, “un naso cosmopolita. Raffinata gestione dei tannini. Succosità addolcita dai legni”, una valutazione iperbolica, nettamente superiore ai suoi effettivi meriti e un oggettivo effetto “boost” dato dalla posizione del vino nei Top 10.
Ma pur essendo contento che sia un Barolo e non un altro vino a capitanare la nostra rappresentanza in classifica non posso non notare la stravaganza della scelta, che oltre al già citato – e molto sopravvalutato – Barolo di Pio Boffa comprende un non certo trascinante Barolo di Monforte d’Alba, il La Villa dei Fratelli Seghesio e cosa ancora più sorprendente, anche se confinato all’84esimo posto, il Barolo 2004 di un produttore piuttosto sconosciuto in Italia, Stefano Farina, la cui sede commerciale e amministrativa, come ci racconta il sito Internet, è ad Albavilla in provincia di Como, anche se l’azienda “vanta cantine e vigneti nelle zone più prestigiose di produzione: Piemonte e Toscana. L’azienda è difatti proprietaria della Cascina La Traversa La Morra e della Tenuta S. Quirico a Diano d’Alba, della Fattoria Le Bocce a Panzano in Chianti, della Fattoria di Albereto in Casentino, della Masseria La Rosa a Salice Salentino. Azienda commerciale, eppure il suo Barolo, che già si era piazzato al 49mo posto nella Top 100 del 2005, si lascia indietro tutta la crème de la crème della produzione barolesca.
Chi troviamo poi tra i best italian wines, sempre secondo Wine Spectator? Troviamo un wine cult (come direbbe qualche stupidotto), l’immancabile Oreno (“originalissimo” mix di Merlot, Cabernet Sauvignon e Sangiovese) allestito dal mitico “enologo co’ baffi”, alias Carlo Ferrini, per la Tenuta Setteponti dell’uomo d’affari Antonio Moretti, grandissimo amico dell’editore e proprietario di Wine Spectator, Marvin Shanken, un vino che è subito entrato nel core di Suckling e della rivista tanto da classificarsi, fondata l’azienda soltanto nel 1998, al decimo posto con l’annata 2001 e al quinto posto assoluto con l’annata 2003 nei Top 100. Beh, va detto che questo riconoscimento all’azienda di Mr. Moretti “profuma” di democrazia e di riconoscimento ad un’azienda che ha sottratto la località dove ha sede, quel vocatissimo e per troppo tempo trascurato terroir di Castiglion Fibocchi nell’aretino, dalla nomea dovuta all’essere la residenza di Licio Gelli, nella cui villa, nel marzo 1981, furono sequestrati nientemeno che gli elenchi degli associati alla P2.
Poco conta se sulle guide italiane, anche quelle che sono solite trattare con il dovuto venerabile rispetto un’azienda “che prende sempre più le dimensioni di un gigante”, si legge che “manca all’appello l’Oreno 2006 che ancora riposa nelle cantine aziendali”, per la rivista americana che aiuta a vendere quest’enoica prelibatezza sinora negata ai guidaioli italiani è ovviamente disponibile all’assaggio, altrimenti come si farebbe a collocarla, come d’abitudine, nei Top 100?
Detto di Sette Ponti, le altre presenze italiane in classifica non suscitano sorprese, non accendono brividi, non denotano particolari capacità di talent scout nell’individuarle, e vanno dall’ovvio all’inoffensivo al déja vu. Un pizzico di toscanità più o meno moderna, super toscanizzata o meno con i vini di Avignonesi, La Massa, Querciabella ed il Cabreo di Giovanni Folonari un momento di classicità, incontestabile, con il Chianti Classico di Felsina, un pizzico di Nord-Est con un buon Soave, con l’evergreen Vintage Tunina di Jermann, un briciolo di Sicilia bedda (magari con un occhio alle sempre più profonde scollature della proprietaria-testimonial) con il Nero d’Avola corretto Syrah di Firriato, una Falanghina Irpinia che tanto si fa bere e messa al 59esimo posto non crea problemi, e per chiudere un ragionamento molto politicamente, anzi, commercialmente corretto.
C’è da inserire un Pinot grigio in classifica, proprio perché è il vino bianco (non Chardonnay, ovvero anything but Chardonnay) più popolare e più bevuto negli States? Presto fatto ed ecco pronto, alla bisogna, un Collio Pinot grigio, ma non uno qualsiasi, bensì quello, targato Attems, finito nell’orbita di una nota dinastia del vino toscana, i Marchesi Frescobaldi, che notoriamente a Giacomino Suckling sono molto simpatici.
Così simpatici che anche con un’annata mediocre come il 2003 è riuscito (leggete qui) a dare 94/100 al loro Brunello, (oltre che altri mirabolanti punteggi ad altri, tutt’altro che irresistibili, vini). Possibile che con tanti Pinot grigio in circolazione negli States Giacomino dovesse selezionare proprio quello prodotto dall’azienda che dal 2000 è diventata proprietà dei proprietari della Tenuta Luce di Montalcino?
E’ possibile che anche quest’anno, era già successo nel 2007 e nel 2005, rispettivamente con le annate 2004 e 2002 (sic!) il Nipozzano riserva (questa volta con l’annata 2005) finisca nella classifica dei Top 100, e Frescobaldi vi piazzi, per la terza volta in quattro anni, due vini tanto da indurre giustamente la stampa locale a titolare Due etichette Frescobaldi nella Top 100 di Wine Spectator?
Magari poi nel testo dell’articolo si leggono dichiarazioni che sanno tanto di comunicato stampa aziendale quando dicono che “Nipozzano per lo stile classico, elegante, legato inscindibilmente al territorio, entusiasma sempre più esperti in tutto il mondo”, ma, mi chiedo, quel Marchesi Frescobaldi Chianti Rufina Castello di Nipozzano Riserva 2005 che troviamo al 76mo posto della Top 100 e che Suckling ci decanta così “offers plummy fruit, with hints of flowers, citrus and light chocolate.
Medium-bodied, with a balanced and tasty palate, fine tannins and a clean finish. Structured. Best after 2009” è lo stesso vino che in un articolo sul numero 20 di The World of Fine Wine io ho descritto come “dense, opaque apparence, very ripe, with sweet vanilla, banana (!) and blackberry notes. Flaccid entry, and no sinew in sight in the mouth: bitter, astringent tannins, little verve”, ovvero “Colore denso e opaco, ultra maturo con note dolciastre di vaniglia, mora e banana. Attacco molle e privo di nerbo in bocca, tannini amari e astringenti, poco slancio e vivacità”?
Ma quel vino così tanto grande tanto da meritarsi, ovviamente secondo il benevolo parere di Suckling, ben tre presenze in quattro anni nella Top 100 di Wine Spectator, è quello stesso vino la cui edizione 2006 degustata non più tardi di una decina di giorni orsono nell’ambito dell’anteprima del Chianti Rufina, mi ha portato a scrivere queste note di degustazione “rubino violaceo fittissimo con presenza vinosa molto evidente naso molto fitto concentrato dolce rotondo con notevole presenza di mora di rovo, accenni dolci caffettosi di tostatura cioccolato spezie e una leggera presenza di viola e sottobosco, bocca ricca piena senza spigoli ma poca articolazione del frutto con prevalenza dei toni da marmellata finale asciutto e astringente”, note che nel caso del Montesodi riserva diventano “colore ancora più fitto del Nipozzano, naso vegetale caffettoso tostato, con prevalenza di note dolci slavate prive di freschezza e articolazione monolitico con accenni verdi pungenti nessuna caratterizzazione varietale. Bocca massiccia imponente dolce marmellosa, senza freschezza, non ha vita monolitico statico noioso con finale dove la nota di legno e di tostatura tende a prevalere. Territorialità e piacevolezza zero”?
Vogliamo scommettere che forti di queste caratteristiche almeno uno dei due Chianti Rufina (così almeno recita l’etichetta) dei Frescobaldi ce lo ritroveremo puntualmente anche nell’edizione 2009 dei Top 100 di questo organo supremo del marketing vinoso, magari insieme a qualche altro vino, di Bolgheri, di Montalcino, di questa antica dinastia le cui tenute, dicono, “rappresentano il meglio della Toscana, e i valori di Frescobaldi”?

0 pensieri su “Gli italiani nei Top 100 di WS: e questo sarebbe davvero il meglio di Enotria?

  1. come Lei sa bene questa guida di wine spectator,e come vedere un film hollywoodiano,totalmente una americanata……………..
    io questa lista la chiamerei THE TOP 100 WINE-POLITIC LIST………….
    se guardiamo tutti i vini premiati da loro,c’e sempre un lato oscuro,o sono amici produttori,oppure sono loro stessi i rappresentanti di quei vini,chiaramente non di persona,ma tramite amici rivenditori in america…
    quello che mi fa spavento,che c’e molta gente che fa’ riferimento a WS,e si lascia guidare de questa lista………..

  2. Caro Franco, più che parlare delle scelte della guida circa i vini italici presenti (alla fine saranno sempre in bella vista le etichette segnalate, anche se in quest’articolo le si boccia o non le si approva del tutto), occorre ribadire quanto poco affidabile sia il Wine Spectator che riesce, nella più improbabile commedia farsesca, a premiare la cantina di un ristorante milanese che non esiste, l’Osteria L’Intrepido, dove tra l’altro compaiono, in un’inventata lista vini, quelle etichette che la rivista non apprezza. Un paradosso, insomma. Ecco, forse più che parlare delle scelte compiute, bisogna ridicolizzare tale guida-rivista in ragione di quanto accaduto alcuni mesi fa.
    Credo che pochissimi, a parte gli esperti del settore, abbiano colto questa notizia che ribadisce ancora una volta l’inaffidabilità di certi punteggi e promozioni e smaschera soprattutto la circolazione di soldi che la sottende (al finto proprietario del locale fu proposto immediatamente un accordo che prevedeva la pubblicità della sua osteria sulle loro pagine per una cifra nemmeno tanto bassa…).
    Se non ricordo male, in uno degli ultimi numeri della terra del Chianti ne parla con sarcasmo Gianfranco Soldera, nella rubrica che tiene per la rivista chiantigiana.

    Il fatto è che non si sa se ridere o piangere per tale sesquipedale castroneria!

  3. Il chiamerei la lista: “James Suckling, my best 100 friends”.
    Mi sembra che WS stia scivolando sul fondo della china.
    L’export australiano sul mercato USA, vini di basso costo, è calato del 16% quest’anno. Sono così ciechi da non rendersi conto che, nella loro situazione economica, quei “preziosi“ vini resteranno tutti nei magazzini?
    Farebbero bene a scrivere articoli su ben altri argomenti…

  4. Bravissimo! Franco hai per caso notato che Oreno è stato mandato solo a Wine Spectator, ma non c’è sulle guide Italiane? ma perchè secondo te?

  5. Sono semplicemente i vini che piacciono a Giacomino, non c’è niente di male in questo, e sò che tenterà di innalzare i vini di suoi connazionali che stanno sgomitando nel mio territorio del Chianti Classico e che corteggiano non poco.
    E ricordo anche che in qualche post su Vino al vino relativo a questa lista della “bibbia dei vini” mi ero sbilanciato a dire che i vini del Baffo sarebbero spuntati fra i migliori della Toscana…….. bene, mi sembra ci siano….

  6. Il Nipozzano 2005 si becca 18/20 anche dalla guida dell’Espresso!
    Domattina magari ne prendo una bottiglia e vedrò di farmi un’idea, ha comunque il pregio di una buona reperibilità e di un prezzo molto abbordabile.

    Gabry

  7. Come l’economia virtuale ha avuto uno stop, o meglio un tracollo, tutto quello che ruota su binari irreali, virtuali, con pochi riscontri della (dura a volte) realtà è solo neve che si scioglie al sole. WS, come altre realtà simili in Italia, è lo specchio di una realtà in un sogno…

  8. @Gabry

    ” Il Nipozzano 2005 si becca 18/20 anche dalla guida dell’Espresso! Domattina magari ne prendo una bottiglia e vedrò di farmi un’idea, ha comunque il pregio di una buona reperibilità e di un prezzo molto abbordabile.”
    Allora significa che anche quelli dell’ Espresso non ci capiscono granché di vini.
    Mi sembra fin troppo ovvio, di vino ci capisce solo ed unicamente il sig. Ziliani ( si se rimaniamo confinati in questo blog, è ovvio ), mica uno qualunque…o no ??
    Che sia proprio cosi’ ?? Ma….!! Incomincio ad avere seri dubbi e voi ??
    Intanto che vai in enoteca, comprati un’altra schifezza come il Montesodi Riserva 2006, poi vieni cortesemente ancora qui e ci fai sapere il tuo ” umile ” parere.
    Ti ringrazio fin da ora.
    Nicola G.

  9. Mi sembra che un fatto sia chiaro, questa classifica dove c’è grande cultura e conoscenza del vino come in Italia, e soprattutto tra gli esperti del settore che la nostra Nazione può vantare, non attecchisce molto. Penso principalmente perchè sia tutto fuorchè credibile. Mi chiedo però quanto questa classifica pesi nel mercato internazionale dei vini di pregio. Mi chiedo questo perchè ritengo che conti molto, perchè ho visto con i miei occhi compratori guardare prima di tutto certi premi e certe classifiche prima di acquistare e inserire vini nei mercati dei propri paesi.
    Questa mi sembra una buona ragione per osteggiare chi pretende di giudicare e classificare i nostri vini in modo maldestro, senza alcun criterio attendibile e magari anche in modo fazioso.

  10. Non so se qualcuno di voi ha letto anche il “Tuscany report” di Wine Spectator pubblicato a fine ottobre 2008 ed è riuscito, pur con grande fatica, ad arrivare alle ultime pagine delle notazioni sui vini.

    Se qualcuno l’ha fatto allora ha trovato quello che è stato considerato da Giacomino Suckling (rubo a Franco il diminutivo) il peggior vino di Toscana (il rapporto esamina più di 1000 vini).

    Questo vino ha meritato l’infame punteggio di 68 punti su 100, una vera ignominia. Tutti ci chiediamo allora quale sarà questa acquaccia che non merita neanche di essere usata per pulire le stoviglie.

    Beh si tratta di…Brunello Soldera Case Basse Riserva 2000.

    Credo che questo la dica tutta sulla serietà della rivista e del suo degustatore “italiano” James Suckling.

    Spero solo che dopo questo vergognoso rapporto molti infine prenderanno le distanze, dato che un 68 non puo’ esprimere una valutazione su un vino (che ho bevuto quest’estate in una degustazione di Brunello da me organizzata con amici e che ha raccolto il consenso generale. Vedi qui: http://vinonostrum.blogspot.com/2008_07_01_archive.html) ma è un attacco personale a Gianfranco Soldera. Un giornalista di vino pero’ deve valutare il vino e non la persona. Da qualunque punto la si veda, credo che tutto questo parli da se’.

  11. una valutazione del genere a quel grande vino é un’emerita cialtronata. Che assume altri significati, ancora peggiori, se si considera che a Montalcino molti (anche parecchi amici di mr. Suckling) additano Gianfranco Soldera come il responsabile dello scandalo Brunello, con denunce che non ha fatto, perché ha parlato e fornito ampia documentazione solo dopo che era stato convocato dalla Procura di Siena.
    Soldera reprobo? E Giacomino lo “punisce” con una valutazione che dimostra solo a che razza di personaggio ci troviamo davanti…

  12. Non lo so se avete un idea del potere di Mr.Suckling? se i vini non prendono sopra 90-92 punti da Wine Spectator o Wine Advocate non sono considerati per un paese dovè i vini vengono comprati tramite un monopolio.
    Troppo potere per una persona che evidentemente favorisce i suoi amici.

  13. Franco, divertente il tuo post ed i vari commenti … Wine “Speculator” … presunto “wine Gotha” … James Suckling, my best 100 friends … il premio dato all’inesistente Osteria L’Intrepido di Milano …

    Pungenti le tue considerazioni sulla “simpatia” verso i Frescobaldi ma ancora più interessante sembra la storia di Setteponti.
    A quanto pare ad Oreno per diventare vino “cult” in meno di 10 anni di vita con ben tre presenze nei Top 100 (di cui due nei Top 10) è stato sufficiente che il proprietario sia “amico” di Wine Spectator. A proposito hai notato che tra l’ufficio di James Suckling e la sede della Tenuta ci sono solo pochi chilometri di distanza ?
    Attenta ed acuta anche l’osservazione di Francesco sul Brunello Soldera.

    Direi inquietante che la cosiddetta “Bibbia del Vino” abbia così poco rispetto di noi consumatori che comperiamo la rivista per poi sentirci dire quello che a loro interessa … a quante pare sono più importanti gli interessi loro e dei loro amici … più che il vino viene giudicata l’amicizia o l’inimicizia.

    Speriamo che almeno le varie guide italiane si rivelino più super partes … visto che, tra l’altro, sono state snobbate !?!

    Consiglio: pubblica il post anche in inglese così vediamo la reazione internazionale.

  14. per me il signor,(se signor si puo chiamare)giacomino, e’ solamente un brooker,cioe,si esprime come se fosse un esperto di vino(al SIG.ZILIANI,che lui si che e’ un SIGNOR,non gli arriva neanche a le ginocchia!),ma in realta gli hanno dato il potere di giudicare per i suoi interessi,che non sono pochi,visto chi i nostri vini negli U.S.A. sono tra i piu’ venduti………….
    alla fine lui giudica in base alle sue convenienze di mercato,punto!

    p.s. non e’ l’unico negli U.S.A…………….a fare cosi’…..

  15. Caro Franco,

    perchè non mandiamo una petizione all’ufficio di Mr.Suckling Firmato da tutti i tuoi blogghisti?
    Vorremo qualcuno onesto a rappresentare il nostro paese in modo obbiettivo sui mercati che più si fanno influenzare da W.S. Posso capire il campanilismo, però lui e i suoi cari amici stanno danneggiando tante aziende serie che non vengono pubblicizzate nel modo corretto.

    Però dove la mandiamo a Il Borro, a Sette Ponti o direttamente dal Marchese?

  16. Se W.S.è la bibbia del vino, sono felice di esser Ateo o di altra religione.
    Tagliamo la testa al topo e organizziamo una degustazione dei Top 100 riservata solo a noi “talebani”, ovviamente all’Osteria Intrepido a Milano?
    Max Pigiamino Perbellini

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