Hai voluto la bicicletta? Ora pedala! Un wine tasting di Barolo a Londra
In questi giorni c’è un interrogativo ricorrente e insinuante che non mi molla un momento. Continuo a chiedermi: hai voluto autoproclamarti “ambasciatore” della buona novella del Barolo, ovviamente del Barolo vero che profuma di Nebbiolo, e portare il suo messaggio, raccontando la sua complessità, le sue infinite sfumature, la bellezza infinita del suo territorio, le emozioni che ti regala ad ogni visita e ad ogni assaggio, ovunque ti capiti l’occasione? Bene, hai voluto la bicicletta? E ora… pedala!
Così, dopo aver condotto svariate Serate Barolo, grazie alla disponibilità e alla cortesia di tante delegazioni dell’Associazione Italiana Sommeliers, dalla Lombardia al Veneto, da Modena alla Versilia, da Caserta alla Puglia, non posso proprio “lamentarmi” se ora mi è capitata, a me che dico di amare Londra e la considero (con New York) la capitale del vino mondiale e che nella città del Big Ben ho svariati amici e colleghi carissimi, la grande occasione, la big chance, di venire proprio in London per un Barolo evening.
Eppure, ora che manca pochissimo al grande appuntamento, che grazie all’invito fattomi dal responsabile dell’A.I.S. U.K. (vedi sito Internet), l’amico Andrea Rinaldi, mi vedrà Monday 20 October alle 19 nella splendida cornice del Baglioni Hotel Hyde Park Gate “close to Kensington Palace and Hyde Park and a short distance from the Royal Albert Hall, the Victoria & Albert Museum, the Natural History Museum”, comincio ad avere, ebbene sì, lo confesso, una certa “tremarella” e a chiedermi “ma chi te l’ha fatto fare?”. Perché un conto è difendere i “colori del Barolo” in Italia (anche se spesso sento sulla mia pelle come sia vero il motto “nemo propheta in patria”..) e un conto, anche se a Londra ci vado regolarmente, per partecipare, come membro del tasting panel, ai wine tasting degli amici carissimi di The World of Fine Wine e qualche volta di Decanter, è trovarsi a condurre una degustazione, per fortuna di Barolo “del mio privilegio” che ho scelto perché li conosco bene e li amo, in trasferta.
Magari provando a cavarmela con il mio English da Stanlio e Olio, sebbene potrò contare sull’assistenza linguistica e sulla traduzione assicurata da Andrea Rinaldi e da Andrea Sturmiolo.
Ad ogni modo cercherò di fare del mio meglio e di superare l’imbarazzo (anche perché tra il pubblico è prevista la presenza di alcuni colleghi wine writer britannici, tra cui una Signora le cui purple pages fanno testo su Internet, la cui competenza, sapienza e notorietà mi fanno tremare i polsi…) e di contare sulla comprensione dei partecipanti al wine tasting parlando dell’amata Langa, del Nebbiolo e del suo epos, presentando questi vini, blue chips, beni rifugio, termini di riferimento, in altre parole barolesche sicurezze che ho scelto:
Vajra Barolo Bricco delle Viole 2004
Cavallotto Bricco Barolo Bricco Boschis 2004
Mascarello Giuseppe Barolo Monprivato 2003
Brezza Barolo Bricco Sarmassa 2004
Comm. G.B. Burlotto Cannubi 2004
Elio Grasso Barolo Ginestra Vigna Casa Maté 2004
Massolino Barolo Parafada 2004
Bruno Giacosa Falletto 2004
Roberto Voerzio Barolo Cerequio 2004
Alla degustazione farà seguito una cena presso l’Hotel, il cui ristorante, (è proprio un destino che questo vino oggetto privilegiato delle mie attenzioni negli ultimi mesi mi accompagni anche in questa trasferta inglese…) si chiama, ma guarda te…, Brunello restaurant…
Come dice Chiambretti “comunque vada sarà un successo” e l’essere andato sino a Londra a parlare di Barolo un fiore all’occhiello. La naturale destinazione di un vero “ambasciatore” non è forse un Paese estero?





Cosa ne pensi del Barolo Cerequio di Michele Chiarlo?
Scritto da Bacco, il 14 ottobre, 2008 at 10:22
un buon Barolo indubbiamente. In maggio nella bellissima cantina posta proprio nel cuore del vigneto ho fatto un’interessante verticale di più annate di cui conto di scrivere presto
Scritto da Franco Ziliani, il 14 ottobre, 2008 at 10:24
Provocazione: perché il Cerequio di Voerzio? Qualcuno direbbe “che c’azzecca?”.
Scritto da vocativo, il 14 ottobre, 2008 at 10:29
caro Luigi, spiegami i motivi della tua perplessità. Mi spiego. Il Barolo di Roberto Voerzio é un vino fuori linea rispetto agli altri, che sono d’impianto rigorosamente tradizionale. Ma reputo che anche l’approccio di Roberto Voerzio sia in qualche modo “tradizionale” filosoficamente, soprattutto nel modo di esaltare la voce e la personalità del cru, anche se poi il suo stile può essere definito “moderno” per la scelta della barrique per l’affinamento, per le rese per pianta esasperatamente basse, per la concentrazione che i vini di Roberto presentano. Per questa uscita londinese ho voluto schierare Barolo espressione di grandi vigneti, Barolo che conosco bene e amo, aziende che reputo di riferimento e in questo quadro il Cerequio di Voerzio é perfetto, funzionale come gli altri vini che ho selezionato. Convinto ora?
Scritto da Franco Ziliani, il 14 ottobre, 2008 at 10:33
“Per questa uscita londinese ho voluto schierare Barolo espressione di grandi vigneti, Barolo che conosco bene e amo, aziende che reputo di riferimento e in questo quadro il Cerequio di Voerzio é perfetto, funzionale come gli altri vini che ho selezionato”.
Proprio perché eccentrico rispetto agli altri sette ne chiedevo le ragioni dell’inserimento (ne leggevo solo le differenze dagli altri, a prima vista). Le parole di sopra fanno chiarezza circa la scelta come ottavo campione e ora colgo il fil rouge che lo lega agli altri.
Grazie.
Scritto da vocativo, il 14 ottobre, 2008 at 10:42
Ambasciator non porta pena.
Scritto da Emiliano Brunori, il 14 ottobre, 2008 at 13:16
Se chiamano gli Inglesi del vino è un segno buono.
Auguri, complimenti e……
Keep high the flag !!!
Scritto da nicola a., il 14 ottobre, 2008 at 15:13
Personalmente attendo il resoconto dell’ultima degustazione che ha fatto a Londra e che ha aveva promesso di ‘postare’ a breve.
saluti
Edoardo
Scritto da Edoardo, il 14 ottobre, 2008 at 15:16
Dai, Franco, ESISTE una donna in grado di farti tremar le vene e i polsi???
E soprattutto, non sono io?
Scritto da Laura Rangoni, il 14 ottobre, 2008 at 15:48
Laura, quella donna esiste ed é e sarà sempre quella santa donna di mia moglie, che mi sopporta e mi sostiene (anche se spesso non lo merito) con una tenacia ciclopica, degna di miglior causa
Scritto da Franco Ziliani, il 14 ottobre, 2008 at 15:58
Visto il viaggio non proprio a due passi da casa potevi almeno arrivare a 10. Ad esempio inserendo il Vigna Lazzairasco di Guido Porro o il Vigna Broglio di Palladino, tanto per spiazzarli un po’
Scritto da Roberto Giuliani, il 14 ottobre, 2008 at 16:39
Ma, visto che di ambasciata si tratta, e di quelle che non capitano tutti i giorni, non era il caso di risalire un po’ più indietro negli anni, almeno fino al 2001? E’ contraddittorio – e lo dico innanzitutto ai produttori – proporre a ogni occasione l’annata più recente di un vino che ha tra i suoi pregi fondamentali la capacità di invecchiamento. Questo può valere anche a fini strettamente commerciali: personalmente, i miei barolisti preferiti li ho scoperti assaggiando annate indietro negli anni, non certo la più recente.
Scritto da gp, il 14 ottobre, 2008 at 17:20
ha ragione gp, una degustazione di 2001 o meglio ancora di 1999 sarebbe stata più significativa ed in grado di esprimere meglio la grandezza del Barolo. Ma cominciamo con i 2004 e se poi le cose andranno bene ed io sopravvivo a questo cimento, l’anno prossimo ci sarà l’occasione di far degustare un po’ di old vintages. Non poniamo limiti a Bacco!
Scritto da Franco Ziliani, il 14 ottobre, 2008 at 17:29
Dalla Torre del Galgario a Trafalgar Square, magari è il primo passo per un trasferimento definitivo, fare il novello Virgilio in Terra d’Albione, ma poi magari sentirà nostalgia per qualche dibattito col Cav…
Scritto da Diego, il 14 ottobre, 2008 at 18:21
Con questa scelta di vini e il posto, anch’io vengo con te e commento i baroli dal punto di vista di uno che ha cominciato veramente a capire cos’è un barolo grazzie alle spiegazione tue e di Roberto Giuliani.
Tante belle cose e un augurone per la vicenda!
Joan
Scritto da J. Gómez Pallarès, il 15 ottobre, 2008 at 08:31
Un po di invidia la provo. Ma non più di tanta però in quanto il lavoro che ti attende oltremanica è assai arduo. E non è certo quello di degustare e raccontare i Baroli davanti ad un pubblico professionale e professionista. Semmai sarà quello di riuscire a tradurre le sfumature che i diversi territori di langa trasmettono ai vini. E penso solo, visto che porti Voerzio, a quanto diverso sia il suo Cerequio da quelli di Chiarlo o Saglietti. Fantastico e mi par già di vederlo il pubblico londinese, impegnato a cogliere l’ilarità, anche se in una perfetta traduzione, delle gags di Totò in dialetto napoletano. Un saluto e Buon Lavoro
Scritto da Giovanni Solaroli, il 16 ottobre, 2008 at 14:09