Valpolicella: sempre più quintali di uva ad appassire appassionatamente!

Siamo davvero sicuri che nella Valpolicella dell’Amarone, nonostante i trionfali annunci di crescita – in poco più di dieci anni la produzione è passata dal milione e mezzo di bottiglie di Amarone (e Recioto) del 1997 ai cinque milioni e settecentomila del 2004, con stime che parlano di oltre otto milioni di pezzi per l’annata 2006 e che potrebbero addirittura tradursi in oltre dieci milioni di bottiglie (anche 12) per l’annata 2007 – tutto vada bene e che non ci siano problemi?
Ho già espresso in un ampio articolo pubblicato a gennaio (leggi qui) e in altri scritti per questo blog, a caldo subito dopo le degustazioni dell’Anteprima dell’Amarone della Valpolicella 2004 a Verona, le mie ampie riserve sulla strada intrapresa dal più celebre tra i vini rossi ottenuti in Italia con la speciale tecnica dell’appassimento e sui pericoli dell’incredibile incremento delle quantità di uve messe a riposo fatto registrare dal 1997 ad oggi.
L’”Amarone style”, che si traduce non solo nell’Amarone e nel Recioto, ma sempre di più anche nell’altro vino che prevede (seppure parzialmente) il ricorso alla tecnica di appassimento delle uve, ovvero il Valpolicella “Ripasso”, ha portato ad un vero e proprio sconvolgimento delle caratteristiche di questa storica zona vinicola veronese.
Un buon motivo per capire come la pensino in merito i diretti interessati, i produttori, in un’inchiesta, in due parti, che ho realizzato per le news del sito Internet dell’A.I.S. Già on line, da qualche giorno, la prima parte (leggi qui). La seconda é invece on line (leggi qui) da un paio di giorni.
La cosa “divertente” é che ho realizzato questa inchiesta, nella quale qualcuno dice cose di una certa pesantezza sulla disinvoltura di certe pratiche utilizzate, un bel po’ di tempo prima che a Livorno (leggi qui) sequestrassero qualcosa come trentamila bottiglie di falso Amarone…
Notizia alla quale il ministro Zaia ha reagito promettendo (leggi qui) “tolleranza zero” contro frodi e contraffazioni e che ha indotto l’attuale presidente del Consorzio vini Valpolicella a rilasciare le impegnative (e preoccupanti) dichiarazioni rilasciate in un’intervista molto interessante (leggi qui)

0 pensieri su “Valpolicella: sempre più quintali di uva ad appassire appassionatamente!

  1. Confermo le “scorrettezze” riferite da Carlo Boscaini ed aggiungo che negli ultimi giorni la Forestale ha bloccato parecchi camion che trasportavano uve dalla zona di Bardolino con destinazione la Valpolicella.

    Oramai quello dell’Amarone è un discorso che puntualmente affrontiamo qui sul blog tutti gli anni, poi si è aggiunto quello del Brunello, ora mi aspetto anche uno sul Barolo. E’ chiaro anche ai sordi che si tratta di speculazione, ma nessuno vuol capire che queste manovre sono solo dei pericolosi boomerang. Evidentemente non siamo ancora un paese maturo che sa difendere i propri tesori e facciamo solo tanti autogol. Dopodichè possiamo chiudere bottega, perchè in assenza di leggi e/o di rispetto di queste, per fare del vino così, tanto vale bere la birra…

  2. Aggiungo solo una nota per il consorzio di tutela, nel quale ho anche amici: va benissimo l’obbligatorietà della fascetta dal 01/07/08, ricordatevi però che il nome non è registrato fuori dalla UE e che mancano 305 giorni all’entrata in vigore della 479/08. Dopodichè arriveranno le bottiglie di Amarone da Melbourne, Cape Town e Vancouver e sarà troppo tardi per reagire. Forse vi siete dimenticati quando, anni fa, il presidente del Vinitaly trovò sugli scaffali della PAM dietro a p.za Bra il Valpolicella bianco fatto in Cina?

  3. e che dire del valdobbiadene ? quante aziende comprano uve fuori zona? quante aziende di quella collinetta possono vantarsi di uve autoctone? liloni adriano scusate ma ho Michele Marziani bloccato sul mio pc …comunque sono io il rompiballe…

  4. Allora Franco. Un breve riassunto commerciale per te.
    -I Valpolicella “base” non se li fila più nessuno.E i produttori,usano uve di serie C.
    -I Valpolicella “ripasso” per la gran parte non sono “ne’ mi’- nè ti’. E il più delle volte o sono confusi nei profumi e sapori, o già “stanchi” prima di uscire.
    – Gli Amarone – molti base sembrano dei ripassi, ma poco Amarone. Pero’ l’estero vuole l’Amarone, almeno cosi’ dicono. E allora vai con l’Amarone. Cosa dici? Le zone di provenienza??Ma cosa c’entra? Basta vendere!

  5. In italia si cerca di creare un territorio per “buttarci dentro” qualcosa da vendere,pensando di fare Cru,ma finendo con il tempo a fare Cul!Non si riesce a mettere nel cervello delle persone che l’identità di un prodotto può rendere grande un territorio e che un grande territorio può rendere grande un vino.La moda porta le persone a dimenticarsi della storia e della cultura di quella terra,rendendo ogni cosa mero guadagno,trasformando un vino,in un qualunque prodotto da vendere privo di tutta l’umanità che sta in una bottiglia e nel lavoro di come dovrebbe essere prodotta.E dalla moda arriva chi specula,che con il tempo gioca la sua battaglia “mercantile” su prezzi bassi,qualità scarsa ma massa critica importante tanto da identificare con quel prodotto triste e privo di umanità(ma spesso acclamato dalla critica) un territorio,portando all’estinzione chi con quel territorio ci campa e lavora ogni giorno con le mani conficcate nella terra.Questo non avviene solo in Valpolicella…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *