Vini Doc in cartone? Il ministro Zaia dà semaforo verde. Nel nome “del mercato” ovviamente…

Sta ovviamente facendo molto discutere e sollevando già qualche protesta la decisione, del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di autorizzare con decreto, come si può leggere qui e qui ancora, con qualche commento di associazioni e osservatori, “la possibilità di confezionare i vini a denominazione di origine controllata (DOC) in contenitori alternativi al vetro, in particolare nei cosiddetti “bag in box”.
Da questa possibilità sono esclusi i vini DOC designabili con l’indicazione della sottozona, della menzione “riserva”, “superiore”, “vigna” e delle altre menzioni tradizionali”.
Interessante la discussione che si sta sviluppando sul blog Il papero giallo di Stefano Bonilli, e riprendere l’annuncio che aveva dato tempo fa il blog Esalazioni etiliche, ma ancora più risoluta la decisa presa di distanza, è notizia di oggi, come da comunicato ufficiale (vedi qui allegato) pronunciata dall’A.I.S., Associazione Italiana Sommeliers e dai suoi vertici, che testualmente affermano: “
L’Associazione Italiana Sommeliers è preoccupata e contraria al decreto con cui il Ministero delle Politiche Agricole ha autorizzato la possibilità di confezionare vini DOC in contenitori alternativi al vetro, in particolare nei cosiddetti bag in box.
“Noi dell’Associazione Italiana Sommeliers – afferma il Presidente Terenzio Medri – vogliamo tutelare in maniera adeguata il vino di qualità. La decisione che dà il via libera alle confezioni alternative come il cartone rischia di danneggiare l’intero comparto e l’immagine del vino italiano, che ha mostrato di essere concorrenziale ed eccellente in questi anni.
Non entriamo nel merito della conservazione e dell’invecchiamento del vino. Ve lo immaginate un vino DOC di un’annata particolarmente pregiata conservato in una confezione di cartone?”.
Nel registrare la grande soddisfazione, è un’oggettiva vittoria per loro, della “
Caviro (1,7 milioni di ettolitri all’anno) aderente a Fedagri, madre del «Tavernello» alternativa in tetrapak alla bottiglia praticata dal 1983, il cui presidente Secondo Ricci afferma ”E’lo sdoganamento di un pensiero, la conferma che le nostre scelte sono state preveggenti”, ed il ragionamento a mio avviso molto debole di Riccardo Ricci Curbastro, produttore di vino in Franciacorta, presidente della FederDoc e uno dei tre “saggi del Brunello”, che dice: “Opporci? No, bisogna prendere atto che il mercato cambia. Quando si è abbandonato il fiasco per la bottiglia sembrava morire un simbolo dell’italianità, invece non è successo niente. Certo l’attenzione è d’obbligo, bisogna evitare fughe in avanti, ma senza fare tragedie”, vorrei sottolineare solo una frase della dichiarazione del ministro Zaia, laddove afferma Abbiamo preso atto delle richieste del mercato“.
Viene da chiedersi se il decisionista Luca Zaia –
celebrato come il vincitore della “disfida del Brunello” nei manifesti leghisti che tappezzano Montalcino “Brunello: crisi risolta. Grazie Lega. Grazie ministro Zaia” – nello stesso nome del cosiddetto “mercato” darà lo stesso semaforo verde e soprattutto si laverà le mani molto pilatescamente anche quando una maggioranza suicida proporrà di cambiare il disciplinare del Brunello di Montalcino e di aprire, in stile Sant’Antimo, alle varietà internazionali. Sarà anche pragmatismo o realismo, quello che ha guidato questo decreto fatto passare di gran carriera in pieno clima di vacanza ad agosto, ma a me questa cosa sembra solo una pratica suicida, una concessione agli interessi delle potenti Cantine sociali nonché delle Grandi Aziende che nel nome del business sono letteralmente pronte a tutto.
Magari a vendere anche del Brunello vero Sangiovese 100% ad aziende che avevano bisogno di mostrare di essere totalmente sangiovesizzanti, per superare i controlli… E ciò detto mi taccio, soffocato dalla nausea…

0 pensieri su “Vini Doc in cartone? Il ministro Zaia dà semaforo verde. Nel nome “del mercato” ovviamente…

  1. fatemi una degustazione alla cieca di questi vinelli e poi ditemi se non vengono alterati in queste confezioni…ricordo la famosa acqua in pet stoccata al sole che appena aperta emanava strani odori…l’acqua non doveva risultare inodore?..il pet non doveva essere assolutamente neutro?…balle anzi eco balle. vi diranno per risparmiare sughero e vetro…perche’ i tetrapack costano meno a livello di energia e di pulizia ambientale?

  2. Mi stavo chiedendo già da ieri quando avremmo avuto l’occasione di iniziare a commentare questa notizia anche su questo blog.
    Mi ricordo che, circa 4-5 anni fa, mia moglie ed io siamo stati invitati a cena da una coppia di amici,che tra l’altro si dilettavano come me a fare il vino in casa, e ricordo anche come rimanemmo sorpresi, stupiti e forse anche un po’ delusi nel vedere che a tavola era stato messo un bel cartone di Vin…ello! Fu l’ultima volta che andammo a cena da loro, ma non per questo motivo.
    Sono sicuro che, come già sta avvenendo, questo sarà uno degli argomenti di maggiore discussione di questo periodo, e sono altrettanto sicuro che qui ognuno dirà la sua legittima opinione, supportandola con argomentazioni tecniche, storiche, affettivo-nostalgiche, e chissà quant’altro.
    Sia chiaro che sono e rimango dell’idea che tutte le opinioni hanno il medesimo diritto di essere espresse. Aggiungo solo, per ora, che questa novità, come tutte le novità, darà luogo a tre fasi, o epoche, susseguenti: inizialmente il rifiuto, successivamente l’osservazione e l’analisi più serena della questione, e alla fine di questa elaborazione, l’accettazione di quella che ormai non sarà più una novità.
    Mi piacerebbe fare un salto avanti nel tempo e rileggere queste discussioni tra 10 anni: sono quasi sicuro che più di qualcuno ne sorriderebbe…

  3. Evviva!
    Finalmente ogni azienda vinicola potrà fare il proprio festival letterario sul retro delle BiB.

    Quanti Dante, Malraux e Bukowski avremo in piu’?

    Mantova-letteratura può chiudere, sorge Faenza Wine Box festival…!

    Gianni “Morgan” Usai

  4. DOC = denominazione origine cartonata?

    Si vede che stanno facendo di tutto per promuovere la qualita’ del vino italiano…

    Complimenti!!!

  5. oltre al vino in pillole – cui si fa cenno (e scongiuri) qui sopra – pare che il ministro ci voglia proporre il vino in supposte. ci sarà subito qualche copy casereccio che si eserciterà …
    certo che Zorro Zaia non è nuovo a ‘ventures’ di questo stile; pensiamo alla denominazione “ASIAGO”, che un tempo era riservata a pochi produttori che offrivano al…mercato un tesoro di formaggio. Ora lo “stesso” formaggio (si fa per dire)viene prodotto da quadrupedi e bipedi di tutto il veneto:merito del nostro bravo ministro leghista.
    Caro Ziliani, mi sento datata, anzi scaduta, davanti a certi ‘modernismi’…, ma senta, “Zorro” non vuol dire volpe? Se così è bisognerà dare un’altra denominazione al ministro in carica. Posso lanciare un concorso?
    In premio una lattina di …
    Sua affezionatissima Giorgia

  6. Si chiude il cerchio. Lo sputtanamento delle nostre denominazioni, iniziato con la moltiplicazioni di DOC assurde e clientelari, continuato con la creazione di super Consorzi di tutela che controllano, tutelando male e controllando peggio, si conclude con la creazione di grandi vini DOC in cartoni di plastica.
    Mi viene una gran voglia di vendere tutti i miei vini come Vini da Tavola. Mi sa che è la volta buona.

  7. Vero: Dura da digerire.
    Ma penso che sia un problema di poco tempo perché, se ho capito bene, a Settembre del 2009 DOCG, DOC e IGT verranno soppresse per fare posto alla IGP. E allora in cartone non andrà a finire la Doc ma IGP !!
    Ma di questa sostituzione non si sente parlare….

  8. Pingback: Trashfood » Blog Archive » Vini DOC, tetrapak e bag in box

  9. Franco, molto spesso mi lusinga scrivendomi che ha trovato i miei commenti puntuali e sagaci.
    Davanti a questa bella pensata un solo commento.
    BAH!
    In un momento in cui, come non mai, vengono richieste sul mercato mondiale, tipicità, unicità, qualità, riconoscibilità ed appartenenza territoriale, dopo che è fallito il tentativo di certa stampa al servizio delle major del vino di appiattire il mondo del gusto, questo genio della lampada si sdraia alle richieste dei produttori di coca cola ops. scusate vino in lattina, e ne fa pur vanto.
    Chiudere bottega e lasciare lo stivale, questo è quello che viene in mente ai produttori come me.

  10. Io non ci vedo niente di strano.
    In commercio, parlo di GDO, quasi tutti i vini DOC nel vetro a meno di 5€ sono indecenti e spesso anche qui sul blog ci si è chiesti da chi sono composte le commissioni. Allora il vetro garantisce qualità ai consumatori?
    La bag in box è un contenitore, punto.
    Chiediamoci semmai se ha una data di scadenza o se il materiale dell’involucro interno è compatibile col vino.
    Siccome nel nord Europa sono anni che i produttori italiani vendono le bag in box, non vedo perchè non possano farlo anche in Italia.
    Se questo serve a vendere di più a prezzi più bassi tanto da agevolare il consumatore…
    Non credo che nessun barbaresco, amarone, brunello o aglianico finirà mai nel cartone.

  11. Dopo l’iniziale momento di smarrimento alla notizia dell’ineffabile Zaia (sono io che non capisco più un’acca, ho una visione troppo poetica del mondo del vino, sono fuori dalle logiche di mercato ….) fa piacere tornare alla realtà e vedere confermati i propri valori da tali interlocutori qualificati
    Uniamoci al grido di: abbasso i vini a DO “BAD in box”

  12. Signor Ziliani,
    alziamo il tiro.

    Da domani proporrò alle aziende di usare solo bottiglie d’acciaio.
    Oppure in titanio chiedendo la materia prima ai sommergibili russi rottamati…!

    Alla faccia del petrolio e dell’inflazione..!

    Gianni “Morgan” Usai

  13. Gianni, per me li può mettere anche nel cristallo di Boemia, ma la sostanza non cambia.
    Parlo dei milioni di litri di anonimi, ma comunque DOC, barbera, bonarda, bardolino, chianti, montepulciano e nero d’avola che circolano nella GDO e che sono le varietà più vendute, Tavernello escluso. La scatola da sei bottiglie consta di 6 bottiglie, 6 tappi, 6 capsule, 12 etichette, scatola e divisorio. Sono 4,5 litri di prodotto per un valore medio al dettaglio di 18€. Cioè quasi 36.000 lire del vecchio conio, per 6 bottiglie di ciofeca…
    Vogliamo dare ai consumatori 5 litri di vino decente per il consumo quotidiano, diciamo a 10€ ? Allora bisogna usare la bag in box.
    Sul resto ne possiamo discutere, a prescindere dal fatto che l’uso della scatola non è obbligatorio e che nè lo Sperss, nè il Khaid ci entreranno mai.

  14. Sono davvero senza parole.La colpa di tutto questo,purtroppo,a mio avviso risiede “nell’ignoranza”del consumatore medio che considera il vino come una bevanda paragonabile alla Coca Cola(che paradossalmente gli americani,spesso piu’ furbi di noi e maestri di marketing, non hanno mai pensato di confezionare in contenitori di cartone o di capacita’ superiore agli 1,5 litri per non sminuirne il valore commerciale).Si dovrebbe cercare di fare piu’ informazione per istruire ed educare il consumatore ma questo non viene fatto perche’ andrebbe contro gli interessi di coloro i quali producono milioni di litri di “vino” e pensano che in fondo “business is business”.Per questi signori ogni centesimo risparmiato diventera’ parte di decine di migliaia di euro di utile e tutto e’ lecito in nome del “margine”.Questa politica di massificazione nell’attuale mercato globale e’,secondo me,un vero e proprio suicidio commerciale.Se un giorno vincessi una bella somma al superenalotto trasmetterei a mie spese su tutte le reti televisive e radiofoniche nazionali degli spot informativi per illustrare ai consumatori quello che c’e’di marcio nel mondo del vino.Il grande Mario Soldati diceva che “quando il corpo ha sete,ha sete di acqua.Quando ha sete l’anima,invece,ha sete di vino”…Li manderei a visitare Cappellano o Rinaldi,giusto per citarne un paio,per comprendere perfettamente il significato di queste parole.

  15. Sono perfettamente d’accordo con Paolo: la “liberalizzazione del contenitore” e assolutamente benvenuta e consentira’ innovazione nel marketing e, in definitiva, qualche profitto in piu’ per chi produce vino (che e’ quello che l’industria italiana del vino ha di piu’ bisogno).

    Vorrei poi farvi notare che Constellation Brands ha cominciato a mettere un vinello da 5-6$ al litro nel bag-in-box e a quanto pare sta andando particolarmente bene. Non un brunello o un barolo, ci ha messo un “varietal” cioe’ un monovitigno che in US rappresenta la prima fascia del vino premium, cioe’ quello tra 5 e 8$.

    Quindi, tutto sommato la domanda e’: c’e’ da fare qualche soldo con questa innovazione. Lasciamo che li facciano gli altri o proviamo a farli noi. Io scelgo la seconda.

    Qui mi pare che si faccia un po’ di confusione. io sono stanco di vedere vini DOC nella bottiglia a EUR3 al litro. Preferirei vederli nel cartone allo stesso prezzo: li comprerei piu’ volentieri, pensando che il contenuto, allo stesso prezzo, vale senz’altro di piu’.

    buone vacanze!

    bacca

  16. Se fosse vero e confermato quanto scritto da Maurizio di Enotria, credo proprio che dovremmo preoccuparci molto di più di notizie come questa, piuttosto che discutere di vino in cartone.
    Oltretutto, concordo con quanto scritto poco sopra dal mio omonimo Paolo: nei supermercati e nei discount si trovano decine di vini a D.O.C. a prezzi di saldo, molti anche a meno di 2 Euro. Questi vini non riportano la dicitura “prodotto e imbottigliato da…”, ma solo e sempre “imbottigliato da…”, quindi non stiamo parlando di produttori, ma solo di aziende che imbottigliano più vino possibile (di quale provenienza?) per poterlo vendere tramite la Grande Distribuzione. Mi sembra ovvio pure che chi compra quel genere di vino non si aspetta di trovarsi nel bicchiere chissà quale cru. E allora che differenza volete che faccia per loro vetro o cartone? Non dimentichiamoci che il decreto NON è un obbligo, ma dà solo la possibilità di commercializzare vini DOC in contenitori diversi dal vetro.
    Ma credete proprio che i produttori di un certo livello, e mi sembra che su questo blog ce ne siano anche parecchi, debbano preoccuparsi di quella concorrenza?
    Certo che l’idea di un vino DOC “affinato” in cartone fa perlomeno ridere; ma che differenza c’è con lo stesso vino affinato in bottiglia chiusa con il tappo in polietilene (e ce ne sono parecchi)?
    Credo che l’unica vera garanzia per i consumatori debba essere almeno quella dell’assoluta sicurezza alimentare di questi contenitori, ma del resto quanti anni, anzi decenni, sono che beviamo il latte nei cartoni? O forse c’è ancora qualcuno che non lo beve più perché è scomparsa la bottiglia di vetro trasparente?

  17. @liloniadriano, anche l’acqua minerale contenuta in una bottiglia di vetro se esposta al sole diventa puzzolente.
    Perché no il vino doc in bag in box? per rispetto della qualità? Nei baginbox andranno quei vini, di bassa qualità, che attualmente sono venduti in vetro a prezzi bassi. Nessun produttore di vino di alta qualità sarà così coglione da metterlo in baginbox.
    O si decide che certi vini non possono essere più venduti, indipendentemente dal contenitore, oppure si consente anche l’uso del bag in box.

    Ricordiamoci che parliamo del “vinodatuttiigiorni” non tutti possiamo permetterci di pasteggiare con 20/30/150 euro a bottiglia.

  18. @ liloniadriano
    1-non vengono alterati se consumati in tempi ragionevoli per il tipo di confezione (un paio d’anni),il tetrapak non è il PET
    2-il tetrapak (sarebbe più corretto dire tetrabrik o tetrarex) costa senza ombra di dubbio meno a livello energetico,sicuramente di più a livello ambientale (anche se la tetra pak dice di no)
    3-non lavoro alla tetra ma ne acquisto spesso le confezionatrici,penso di conoscerla piuttosto bene

    @ giorgia
    Mi può gentilmente spiegare cosa c’entra zaia con i caseifici associati al consorzio dell’Asiago dop?Negli ultimi anni non ci sono state nuove entrate e da SEMPRE ci sono latterie/caseifici di pianura che ne fanno parte.Non è inoltre assolutamente vero che viene prodotto in tutto il Veneto….provincia di Vicenza,zona nord-ovest della Marca,zona sud-est della provincia di Trento e comune di Carmignano di Brenta (PD)….le zone storiche dei produttori che d’estate portano le vacche nelle malghe dell’altopiano.
    Invece,ma questo lo prenda con il beneficio del dubbio in quanto non ricordo con precisione se è stato lui o l’assessore regionale precedente,zaia ha battuto molto per differenziare il marchio Asiago dop specificando la dicitura “di montagna”.

  19. in merito alla questione sul BiB personalmnte ritengo che sia piuttosto ininfluente, nel senso che è una possibilità, non un obbligo, per cui….non credo che vi si troveranno mai vini di alta gamma. Già oggi c’è ne è a bizzeffe nei supermercati, personalmente non lo compro, come non compro un chianti a 1,72 € perche so che non è possibile farlo a così poco, ma capisco anche che non tutti abbiano lo stesso interesse che ho io per il vino e che per molti sia semplicemnte un “accessorio”. non criminalizzerei quindi più di tanto i contenitori, guardate che il vino alla spina (spesso frizzantino) che va tanto in molti ristoranti/bar è ben peggiore di tanti vini della GDO, cartonati o meno.
    Inoltre quando si parla di vino non possimao trascurare il fatto che non si tratta solo di cultura, tradizione terroir etc. ma anche, più prosaicamente, di soldi ed ora in giro per molta genete ce ne sono pochi, per cui….

  20. Resto piuttosto stranito di fronte a certi commenti. Si afferma che siccome esistono vini DOC in bottiglia, schifosi e a poco prezzo allora tanto vale metterli nel cartone e risparmiare. Questo è esattamente il ragionamento che fa il ministro ed il ragionamento che fanno i grandi industriali e le grandi coop del vino. Seguire il mercato. Ma non viene in mente a questi commentatori che nella “Piramide” delle denominazione le DOC vengono in cima? E che dunque dovrebbero per ciò essere sinonimo di grande qualità? E che quindi la strada obbligata di un grande paese a vocazione vinicola dovrebbe essere quella di non consentire che si producano vini DOC schifosi né in bottiglia né in cartone? Qui il punto non è il vino in cartone per cui legittimamente ci può essere una domanda; il punto è se dobbiamo continuare a sputtanare le nostre denominazioni producendo vini di basso livello che poi magari vanno all’estero rovinando con milioni di litri di qualità bassa anche le produzioni di qualità che si fregiano dello stesso identico nome. Attendo dai geni del marketing una risposta su questo punto.

  21. Scusa Corrado, al di là del fatto che non mi ritengo un genio del marketing, ma quello che volevo dire è esattamente il contrario di quello che hai capito. Quelle anonime DOC a basso prezzo che affollano gli scaffali della GDO sono composte da un prodotto che vale 50 centesimi, un involucro che costa 2€ a bottiglia+ 50 centesimi di trasporto. Con un involucro che costa 2€, ma contiene 5 volte di più, si può benissimo aumentare il valore del prodotto contenuto, a tutto vantaggio della tasca e del palato del consumatore.
    Lo scandalo, per me, non sta nel vendere il vino DOC nella bag in box, lo scandalo è invece il tenere in piedi delle commissioni esaminatrici, pagate dal contribuente, per certificare dei vini che, quando va bene, sono fatti con l’acqua dell’Arno!
    Allora qui non si tratta più di marketing, ma di leggi.
    Glielo dici tu al ministro?

  22. Non sono un genio del marketing, ma qual’è il livello di qualità sotto il quale il vino è una ciofeca?
    Perchè poi parlare solo dei vini di bassa qualità venduti in GDO e non anche di quelli venduti in enoteca?
    Non penso che il bag in box o il tetra alterino i vini di pronta beva.

  23. buon giorno, sono il responsabile tecnico e qualità di Seleplastic srl, azienda che produce tappi sintetici a marchio Universalcork.
    Sono sconcertato e sorpreso da questa gentile concessione, in quanto si è dato battaglia e lo si sta dando ancora ad oggi ai tappi sintetici !!!!! vietandone l’uso attraverso i disciplinari DOC e DOCG e candidamente ne esce questa approvazione, oserei dire scandaloso !!!!!!!!

  24. se chi commenta badasse più al contenuto che alla forma sarebbe molto più semplice giudicare l’introduzione del BiB sul mercato italiano e mondiale.Infatti chi ci ha preceduto in questo senso con notevoli successi e senza alcun timore reverenziale è proprio la Francia qualitativamente produttore nr.1 al mondo.Considerando la riduzione di circa 11 volte dei costi di trasporto e che il nord europa vedi Germania eSvezia prediligono questo tipo di confezionamento non vedo il perchè l’Italia non possa adeguarsi al fenomeno. Comodità insuperabile imperturbabilità del prodotto per almeno 6 mesi faranno del bag in box (se fatto in maniera ineccepibile e sino al D.O.C.)l’egregio sostituto di alcuni vini in bottiglia anche blasonati che sfruttano la filiera e rasentano la truffa.Prezzi abbattuti per il consumatore ,eliminazione di quello scempio che spesso si vede nei ristoranti con tutte quelle colature sulle bottiglie sbicchierate indegnamente e senza alcuna tutela igenico sanitaria faranno si che alla lunga la qualità prevarrà sulla fantomatica forma.Io preferisco uscire a cena con una donna giovane e informale piuttosto che con un’anziana griffata e voi?

  25. sicuramente poco tempestivo ma da persona esausta di dover combattere ogni giorno con la quasi completa ignoranza del mondo dei bevitori e l’incompetenza dei ristoratori.Vendo bag in box alla ristorazione per coloro amano bere al calice del buon vino e soprattutto per coloro che lo propongono a ragion veduta!ormai il 70% dei produttori italiani hanno in catalogo degli ottimi vini di rappresentanza ma il 40% della produzione rimanente a mio avviso non andrebbe proprio venduta e solo per un fatto di ritegno e di salvaguardia del marchio piuttosto fatta imbottigliare a terzi e per palati poco sopraffini.Aziende importanti dovrebbero toccare solo alcune fasce di mercato la FERRARI non farà mai un’utilitaria e allora alcune cantine blasonatissime dovrebbero evitare di produrre delle ciofeche pur di intasare tutti i segmenti di mercato!Poi si rischia che un buon vino in bag in box in barrique solo al 30% per 120gg riesca anche senza l’apporto pubblicitario a denigrare quel tipo di prodotti.si scelga una fascia e si operi al massimo in quella direzione non cerchiamo di fare anche ciò che non ci compete!

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