Bandiere abbrunate per la morte di Alexander Isaevich Solgenitsin

Bandiere abbrunate oggi per rendere omaggio ad uno dei più grandi protagonisti del nostro tempo e del secolo appena trascorso, lo scrittore russo Alexander Isaevich Solgenitsin, scomparso ieri sera a Mosca all’età di 89 anni.
Premio Nobel per la letteratura nel 1970, grazie a romanzi quali Una giornata di Ivan Denissovic o Divisione cancro, Solgenitsin non è stato solo un grandissimo scrittore, ma uno degli uomini che con la propria coraggiosa e instancabile testimonianza ha smascherato e raccontato gli orrori del sistema concentrazionario dell’Unione sovietica, in capolavori assoluti quali i tre volumi dell’Arcipelago Gulag, e dimostrato la natura diabolica, il costante essere contro l’uomo, la congenita malvagità di quello che giustamente l’ex presidente americano Ronald Reagan ha definito “the evil empire”, l’impero del male, il sistema politico comunista.
E’ anche grazie ai suoi scritti, alla sua instancabile opera di denuncia, alla sua voce di dissidente, se un sistema fondato sulla menzogna, sulla soppressione della libertà e dei diritti umani, sulla miseria, è stato progressivamente sconfitto e consegnato agli archivi della storia.

Il critico letterario Antonio D’Orrico a proposito di Solgenitsin e sul suo ruolo nel Novecento ha scritto: “L’importanza (ma la parola è inadeguata) di Solzenicyn, non per la storia della letteratura ma per quella del mondo, è immensa.
Spesso si dice, e con qualche ragione, che è stato Karol Wojtyla a far cadere il Muro di Berlino. Con molte ragioni in più va detto che è stato lo scrittore russo ad abbattere quasi da solo il socialismo reale e, addirittura, la filosofia da cui traeva ispirazione. Un’impresa titanica.
Vi sarete chiesti in qualche momento della vostra vita a che serve la letteratura. Ecco, la letteratura in alcune occasioni può servire a questo, ad abbattere un regime, piegare un impero. E non è un’esagerazione. Basta pensare alla vita di Solzenicyn, prima ancora che leggere la sua opera, basta guardare i suoi libri, messi su un tavolo come i modelli per una natura morta, per capire quello che semplicemente è successo. Solzenicyn è una forza (come si dice in fisica ma anche nei film di fantascienza di Lucas).
Ricordate il ragazzo di Tienanmen davanti al carro armato? Solzenicyn è un po’ come lui, con l’aggiunta che il carro armato l’ha smontato a mani nude (ci sono mani più nude di quelle di uno scrittore?)
“.
Dedico un pensiero commosso e grato a questo indomabile figlio della Grande Madre Russia per la sua indimenticabile lezione di libertà…

0 pensieri su “Bandiere abbrunate per la morte di Alexander Isaevich Solgenitsin

  1. OK Franco, le sue critiche del regime sovietico erano giustissime e soprattutto coraggiose, ma non fu lui ad esporre gli orrendi crimini di Stalin ma Khrushchev (nel 56) – e K. fu eliminato dai soviet proprio per i suoi tentativi precoci di distensione e per aver autorizzato la pubblicazione di “Ivan Denisovich”. Se non fosse stato per Khrushchev il nostro Alexander sarebbe rimasto sconosciuto.

    Da esiliato questo signore si comportò male, nell’occidente divenne uno degli intellettuali preferiti dagli ultraconservatori e sotto Reagan fornì molti argomenti in favore del riarmo nucleare e dello scudo spaziale di Reagan. Da poco arrivato in USA, fu invitato a Harvard per la cerimonia di graduation e questo ingrato lanciò una condanna incredibile del modo di vivere occidentale e del paese che lo ospitava, chiamando gli americani codardi, criticando il governo per aver perso la guerra in Vienam e la gente per essere moralmente e spiritualmente inferiore – ma che ne sapeva lui del modo di vivere occidentale, vivendo come tutti i ricchi artisti della East Coast nella campagna isolata del Vermont? Al massimo l’occidente lo conosceva guardando appunto la tele, che in America e’ proprio scadente. Allo stesso tempo ricordo che si esprimeva spesso sulla musica dell’occidente, trovandola insopportabile. Insomma invece di criticare tutto dell’occidente, democrazia compresa, avrebbe potuto dire che non gli piaceva la tele… 🙂

    In USA divenne un reazionario della piu brutta specie, incoraggiando un nazionalismo russo autocratico e detestabile e difendendo la chiesa ortodossa russa come sola religione di stato ammissibile all’esclusione di tutte le altre. Insomma questo signore ce l’aveva con tutti, comunisti, laici, consumatori, democrazie, capitalisti, liberali.

    Al ritorno in Russia visse in uno dei quartieri più ricchi di Mosca, scrivendo opere sulla rivoluzione piene di dichiarazioni antisemitiche, e per uno che detesta la televisione pare strano ma aveva anche la sua… TV Show.

    Finì per essere severamente criticato da intellettuali progressivi sia nell’occidente che nella sua Russia, che invece di modellarsi intorno a dittatori passati come lui avrebbe voluto, divenne sempre più materialista e occidentale.

    L’occasione della sua morte viene trattata in USA con esitazione ed imbarazzo (salvo dai neocons), pur riconoscendolo come grande scrittore e importante denunciatore del regime sovietico, allo stesso tempo è considerato come un tipo strano e patetico, rezzista, autoritario e nostalgico di una Russia che non esiste da secoli.

  2. Mike, non vedo proprio nulla di negativo, anzi, nell’essere diventato “uno degli intellettuali preferiti dagli ultraconservatori”. E considero le critiche all’Occidente, da esule in Occidente, come l’ennesima dimostrazione della sua libertà ed indipendenza. Essere contro il comunismo e l’impero del male che l’Urss ha rappresentato non comporta necessariamente il trasformarsi in cantori della way of life occidentale. Solgenitsin é rimasto un romantico, nostalgico se vuoi, cantore di una Russia antica, immemoriale, magica per certi versi, che poco ha a che fare con la Russia-cola di oggi, dove si é passati dalla miseria (ma spesso vissuta con dignità) al dilagante consumismo di oggi, alla volgarità tracotante e becera dei nuovi super ricchi. Personaggi ai quali forse, perdonami la battuta, un trattamento “baffone” non farebbe certo male…

  3. Non vi è dubbio che Solgenitsin non abbia fatto nulla a partire dal suo esilio per “coltivare” la passione degli occidentali per i dissidenti “sovietici”, al contrario le sue posizioni poco ortodosse l’hanno infine isolato e emarginato.

    Sono d’accordo con Franco che le critiche aspre all’occidente, a partire dalla cultura dello sfrenato consumismo, erano in fondo motivate anche dalla disillusione che l’uomo ha provato arrivando in un occidente patria dei valori della libertà ma che anche della schiavizzazione alle regole del mercato.

    Solgenitsin rivendicava la necessità di stabilire un’etica di comportamento e trovava, con alcune buone ragioni, che una libertà priva di etica rischiava di creare danni come il comunismo liberticida che lui aveva tanto vissuto e subito.

    Pero’ l’uomo Solgenitsin credo si sia emarginato nell’analisi degli strumenti del conflitto fra occidente e comunismo, come nella sua posizione sulla guerra del Vietnam, di cui appoggiava la logica e vedeva come un terreno chiave di scontro fra i due mondi.

    La storia ha mostrato che si sbagliava, ma ha anche mostrato i rischi che una certa visione dell’etica nelle relazioni internazionali puo’ comportare. I neocons lo osannano soprattutto per cio’ che di sbagliato ha detto nel passato e per l’appoggio alla loro visione idealista della guerra preventiva e dello scontro fra culture.

    Applaudo anch’io oggi al Solgenitsin scrittore toccante e alla sua anima irreduttibile, ma guardo con prudenza e diffidenza ai consigli del Solgenitsin esiliato.

  4. Si, la volgarità del consumismo russo attuale l’ho vista con i miei occhi sia a Nizza che di recente a Mosca, e non la difendo certo. Ma in Russia ci sono anche persone intelligenti che non fanno parte della nuova oligarchia, progressisti e i riformatori democratici che cercano una via che non sia nè la crudeltà dell’impero nè quella del comunismo. Per questa Russia intelligente Solzhenytsin non conta per molto, perchè con i suoi strani interventi è riuscito a offendere tutti salvo gli ultranazionalisti.

    Alexander sparava su tutto, in USA su quelli che lo avevano accolto a braccia aperte, dando loro del moralmente inferiore e del codardo, in Russia sui riformisti che cercano di avviare la Russia verso una forma di governo democratica. La nostalgia di Alexander è per la Russia degli zar, crudele come la Russia dei soviet, i quali adottarono la tradizione autoritaria e spietata dell’antico regime.

  5. ……..meglio che taccio.

    Citare Reagan è già di per se sintomatico di un pensiero che in questo caso non vola alto.

    Ciao

  6. parla pure tovarich vignadelmar, dì tranquillamente la tua da bolscevico non pentito! Citare Reagan e la sua definizione di “impero del male” é doveroso e di “non volare alto”, almeno secondo il tuo rispettabile punto di vista, non me ne cale nulla…

  7. e adesso non gridare alla censura esercitata nei tuoi confronti dalle oscure forze della reazione, Luciano, sono a disposizione per accogliere (e ovviamente controbattere) le tue considerazioni!

  8. Assolutamente, il mio è un silenzio auto imposto.
    Mai mi sono dovuto lamentare della tua brillante e gentile ospitalità.

    E’ che, in questo caso, preferisco il silenzio.

    Ciao

  9. Buongiorno a tutti.
    La notizia della scomparsa di un personaggio importante e significativo, nel bene o nel male, è normale che venga accolta con dispiacere, perché sono queste persone a segnare delle tappe indelebili nella storia.
    Ancora più importanti, secondo me, sono le riflessioni e le considerazioni che nascono nel commentare la notizia in sé.
    Sono completamente d’accordo con Francesco Tonon quando ricorda che “Solgenitsin rivendicava la necessità di stabilire un’etica di comportamento e trovava, con alcune buone ragioni, che una libertà priva di etica rischiava di creare danni come il comunismo liberticida”.
    Spero di non andare fuori tema, ma proprio ieri sera, vedendo su Raiuno lo speciale “Somos Cubanos”, mi venivano in mente considerazioni di quel tipo. Anche là, dove sopravvive (quanto durerà ancora?) un regime comunista, il rischio più probabile è che da un regime ufficiale si possa passare “liberamente” ad un altro regime, quello dei panini con hamburger e delle bevande al gusto di cola.
    Certo, però ci sarà la democrazia…ma sarà veramente così?

  10. Buonasera.
    Gentile Vignadelmar, so che partecipo all’allontanamento dal tema di origine, ma che lei qui non ricosca il valore storico di Ronald Reagan nel confronto tra est e ovest di metà anni ’80 è impossibile o, mi perdoni, fazioso. Ricordavo alla mia fidanzata l’altro giorno le emozionanti parole pronunciate appunto di Ronald Reagan del nel 1987 davanti alla porta di Brandeburgo: fu proprio quel riconoscimento profetico, non ideologico, concreto e quasi bonario della sconfitta sociale del comunismo ad aprire ai nuovi rapporti tra est e ovest.
    Buon pomeriggio

  11. Concordo in pieno con Mike Tommasi. Vanno posti su piani molto diversi il Solgenytsin scrittore e il Solgenytsin maitre a penser post esilio. Onore e merito al primo, dubbi e critiche profonde al secondo.

  12. Scompare la personalità forse più grande del secolo scorso, assieme a Karol Wojtyla. Certe cose che ho letto qui sono pura malafede. La verità è che di Solzenicyn non si è mai tollerata l’opposizione al comunismo.

  13. Karol Wojtyla e Ronald Reagan sarebbero dovuti essere processati per crimini contro l’umanità. Questo non c’entra niente con Solgenytsin e con il comunismo, ma è solo un dato di fatto supportato da dati inconfutabili.

  14. con rispetto parlando Enyo, ma solo un “folle” o una persona in vena di provocazioni fini a se stesse può fare affermazioni deliranti e prive di ogni contatto con la realtà come le sue… E non aggiungo altro, per puro spirito compassionevole nei suoi confronti…

  15. Su Reagan non mi pronuncio, ma da giornalista vorrei avere maggiori ragguagli sui “crimini dell’umanità” compiuti da Karol Wojtyla, e soprattutto sui “dati inconfutabili” a supporto. Magari farò il mio primo scoop.

  16. Molto semplice, Ziliani e Farina. Reagan tenne per tre anni, tra il 1982 e il 1985, volutamente nascosti i dati di diffusione dell’Aids negli Stati Uniti, causando così la morte di circa un milione di persone per mancata informazione. Quanto a Wojtyla, la sua campagna contro l’uso del preservativo in Africa (fortunatamente non accolta da molti sacerdoti missionari che, a differenza di lui, non vivevano in magnificenti palazzi marmorei ma vivevano a contatto col “mondo reale” invocato da Ziliani, uomini e donne, preti e suore, encomiabili da me in parte conosciuti personalmente) ha causato per lo stesso motivo, l’Aids, un numero di morti e di nascite di bambini già infetti dal morbo quantificabili in circa 15 milioni di persone.

  17. La percentuale dei cattolici in Africa è di circa il 17% della popolazione. Il resto sono animisti o musulmani. E hai il coraggio di dire che “la campagna di Wojtyla contro il preservativo ha provocato 15 milioni di vittime”? Musulmani e animisti a pendere dalle labbra di Wojtyla (per non parlare di protestanti)?
    Enyo, la tua è solo disinformazione e falsità.

  18. e a me che cattolico praticante e papalino non sono certo, verrebbe voglia di aggiungere un’altra cosa a proposito delle farneticazioni del solito Enyo. Ma non essendo proprio una cosa simpatica me la tengo per me, tanto le assurdità di questo signore si commentano da sole…

  19. Wojtyla è stato papa per 27 anni, da 1978 al 2005. I cattolici in Africa sono circa 50 milioni. Hanno cominciato a morire di Aids nel 1980 e continuano tuttora. I morti di Aids in Africa in questo periodo (fonte università di Berkeley, California) sono stati circa 23 milioni. D’accordo, scusate, i cattolici africani morti di Aids sono “solo” 5 milioni, non 15 come avevo stoltamente scritto. 5 milioni non sono nulla, avete ragione, chiedo venia, Karol santo subito. Ha ragione Ziliani, le mie sono farneticazioni, cosa vuole che siano 5 milioni di negri morti? Se vuole le presento padre Marco P., che comprava personalmente i preservativi con la sua modesta rendita per educare le genti dei villaggi a lui assegnati. Mentre Wojtyla sciava beato in Trentino…

  20. A parziale (ma moooolto parziale) discolpa di Enyo, c’è da dire che questa falsità sull’Aids è molto divulgata e rilanciata dalle fonti più insospettabili. Ciò non toglie comunque che sia una panzana.

  21. Anche Einstein pare non fosse certo uno stinco di santo, anzi moralmente una persona forse discutibile, ma è talmente grande quello che ha fatto nel suo specifico, da oscurare tutto il resto. Per Solgenytsin forse è un po’ lo stesso. L’opposizione al comunismo che ha fatto è stata così importante, e forse fondamentale anche per la successiva caduta dell’URSS, che tutto il resto passa in secondo piano. Quanto a Reagan, è l’uomo che insieme a Wojtyla ha maggiormente contribuito alla caduta dell’impero sovietico. Capisco (anzi, non capisco) che non a tutti la cosa piaccia, ma sono fermamente convinto che se si facesse un referendum in Russia per tornare al vecchio regime, i nostalgici” non prenderebbero lo 0,%. Luk

  22. Luca, i nostalgici del regime sovietico sono molti più di quanto credi. Non per qeusto sostengo la bontà di quel regime, ci mancherebbe altro. Ma il fatto di avere un lavoro sicuro e di non morire di fame alletta molti di quelli che non hanno armi mentali, capacità propositiva, spirito imprenditoriale per sopravvivere in un mondo come il nostro.

  23. Quello che non capisco è perché ancora oggi si tenda a comportarsi come se si parlasse di calcio, di fazioni, di buoni e cattivi ecc.
    Non è il comunismo il male, non è il fascismo il male, sono i REGIMI il male, e non hanno colore ma sono il risultato del potere incontrollato. Allora quando qualcuno scrive degli scempi del regime “fascista” o del regime “comunista” non ha fatto altro che strumentalizzare un problema gravissimo attribuendone la casa al colore politico e non agli uomini che ne hanno fatto un pessimo uso.
    Da un simile modo di pensare non uscirà mai un uomo migliore.

  24. no Roberto, non sono d’accordo con te, il comunismo, e la storia l’ha ampiamente insegnato, é il male. Solo che questa evidenza, che appare chiara ed inconfutabile quando si parla del nazismo, oppure in forma più sfumata del fascismo, non diventa più evidente, perché oggi ci sono ancora persone e partitini che si richiamano all’esperienza comunista, quando si parla del comunismo. In questo caso scatta la ridda dei se, dei ma, delle giustificazioni, delle realizzazioni pratiche che non rispecchierebbero la “bontà” (e dove starebbe?) dell’idea originaria, che l’avrebbero anzi “tradita”…. E’ la storia che ci ha dimostrato, senza tema di smentita, che il comunismo é il male e grandi uomini come Solgenitsin l’hanno ampiamente dimostrato e documentato

  25. Condivido al 100% quanto appena detto da Giuliani.
    Credo però che sia inevitabile che questo accada sempre, come del resto è finora sempre accaduto.
    Qualunque ideologia (anche l’idea stessa di democrazia, come ho già detto ieri) ha spesso degli ottimi propositi, ma questi ultimi devono, e dovranno sempre, scontrarsi con il desiderio di potere e di predominio sugli altri che è innato nell’essere umano.
    Non vorrei essere così pessimista, ma la storia questo ci racconta…

  26. Franco,
    qualsiasi ideologia politica se male usata può produrre regimi e milioni di morti. In Africa non ci sono poteri comunisti eppure esiste la schiavitù, ci sono dittatori che fanno trucidare chiunque tenti di opporsi al loro potere. In America non è tutto oro quello che luccica, basta pensare alle popolazioni che sono state progressivamente distrutte e isolate, come gli indiani che erano i veri abitanti di quelle terre, o alla difficile lotta per debellare la schiavitù nel secolo scorso, e anche lì non c’erano i comunisti.
    Se vogliamo continuare a vedere nel comunismo il vero e unico male, allora siamo degli illusi. E io, lo ripeto per chi non lo avesse ancora capito, non sono mai stato comunista né mi sono mai tesserato con alcun partito.
    Qualunque potere si permetta di usare la forza, attraerso esercito e polizia, per soffocare la popolazione, per costringere la gente a vivere nella paura, è una dittatura, un regime, a prescindere da qualsiasi ideologia lo sostenga.
    E di esempi nel mondo attuale, come nel passato, ce ne sono un’infinità. Se vogliamo far finta di non vederli, siamo altrettanto colpevoli.

  27. @Roberto – il tuo argomento è un po’ come dire che non è la guerra (o metti pure razzismo, avarizia) il male, è l’uso che ne hanno fatto gli uomini il male. Il tipo di uso che se ne fa è implicito e contenuto nel concetto fin dall’inizio, non c’è separazione tra una filosofia perversa e il suo uso, l’unico uso previsto è per forza perverso.

    Da fascismo e comunismo non è mai uscito nulla di buono, e il numero di morti nei due casi si conta in decine di milioni.

    Per un italiano mi pare vergognoso affermare “non è il fascismo il male”. Che i comunisti dicano che almeno loro avevano buone intenzioni è un argomento assolutamente risibile.

  28. Buongiorno.
    Gentile Enyo, mi perdoni, ma lei è fuori dal mondo. Le sue affermazioni contraddicono non una filosfia o un’altra, ma 10.000 anni di Storia. Il “famoso” lavoro sicuro/statale della vecchia URSS era la tomba della vivacità intellettuale e la (conseguente) fossa senza fondo del terribile fenomeno dell’alcolismo di massa. La morte intellettuale o, se preferisce, l’assenza di pensiero, non ha mai interessato nessuno, a cominciare da quel nostro antenato che grugniva, che doveva preoccuparsi di sopravvivere e che se aveva fame dove competere coi lupi (concorrenti non da poco a quei tempi mi creda) ma che si ingegnava a celebrare i successi suoi e dei suoi simili dipingendo non si sa come, quelle stupende scene rupestri.
    Il pensiero non è imbrigliabile: ci avete provato per quasi 72 anni, ma quel meraviglioso 9 novembre 1989 siete stati sconfitti.
    Buona giornata.

  29. @Roberto
    a parte che qui si discuteva di Solgenytsin e non di Mandela, il tuo assunto mi fa capire come anche nel nostro attuale regime di democrazia, si tenda a personificare il “pericolo” nell’uomo in quel momento al governo, che sia Prodi o Berlusconi.
    E’ curioso, perché ad esempio altre culture non hanno questo atteggiamento, e rivendicano la legittimità di attentati come quello dell’11 settembre proprio con la chiamata in “correità” di tutto il popolo che con l’elezione dei propri governanti, ne ha determinato anche le conseguenze politiche.
    Luk

  30. Sono angosciato dai commenti che mettono democrazia sullo stesso piano di fasciscmo e comunismo. L’argomento che esistono orrori anche al di fuori del comunismo non dimostra affatto che il comunismo non era il male, dimostra solo che non era “l’unico male”, che era già ovvio. Sono tutte fallacie.

    La democrazia non è né buona né cattiva, fa del bene se viene messa in pratica correttamente, il che richiede vigilanza e uno sforzo continuo, nonché un popolo con un alto livello di maturità politica e con un forte senso civico.

    Concretamente, la democrazia include i controlli e contrappesi che stabiliscono i rapporti fra i vari poteri dello Stato e li limitano, evitando che un individuo o un gruppo di individui accumuli troppo potere. La democrazia viene implementata in ogni paese a suo modo, con risultati che dipendono essenzialmente dai fattori citati sopra. A titolo di esempio, un paese caratterizzato da corruzione endemica non può facilmente mantenere un buon livello di democrazia. Questo non vuol dire che la democrazia non funziona, sono gli umani che non funzionano… 🙂

  31. @Mike,
    non ti seguo. La guerra è di per se un male in quanto produce inevitabilmente morti, non mi sembra proprio un termine di paragone. Io ho fatto un discorso diverso, sto dicendo che non esiste una dittatura “di colore”, la dittatura può essere perpetrata da chiunque, a prescindere dal colore politico. E di dimostrazioni ne abbiamo a bizzeffe. Io, e ripeto di non essere comunista, non ho visto realmente applicato il comunismo se non su un piano prevalentemente economico e di potere. Il comunismo ha anche una filosofia che abbraccia scelte sociali che, nella maggior parte dei casi non sono state mai applicate, perché presumerebbero di non stare in un regime.
    Non posso condannare un’ideologia, a meno che in essa non sia specificato che per applicarla ci vuole una dittatura, ci vuole razzismo, eccidi di massa, prigionia per chiuqne la pensa diversamente ecc. tutte cose che ho visto in qualsiasi regime.

  32. Mike,
    ho letto solo ora il tuo secondo intervento. Mi rendo conto che posso essere frainteso, ma io non intendo condannare un’ideologia ma la sua pessima applicazione, almeno per quanto riguarda il comunismo, le cui correnti fra l’altro sono diversificate e non tutte uguali.
    La mia natura e diffidenza istintiva mi ha spinto sin da ragazzo a diffidare di qualunque forma di potere ideologico, quindi sono l’ultimo che può sostenere il comunismo, non ci penso proprio, ma non mi piace vedere nel comunismo l’unico male, come dice Franco. Questo lo trovo antistorico ed estremamente di parte. Quello che io vedo leggendo la storia è che quando la Chiesa è stata governata da pessimi uomini ha fomentato guerre e miserie come lo hanno fatto tanti governi nati apparentemente per fini democratici.
    Il potere di pochi, o addirittura di uno, è sempre un rischio enorme, e questo con qualsiasi partito o religione, ma con il mondo attuale nessuno può farne a meno.
    Quindi si ha bisogno sempre di leader e di partiti, quindi aspiriamo a coloro che sembrano più vicini a valori di democrazia, uguaglianza e libertà.
    Se poi questa non viene applicata, devo andare a verificare se la causa è nel fondamento ideologico o nella strumentalizzazione che gli uomini ne hanno fatto.
    Nel caso del comunismo non ho dubbi, pur non condividendo le teorie marxiste e leniniste, non ho mai ravvisato nei loro scritti le basi per applicare violenza e dittature.

  33. Gentile ag, quella frase “ci avete provato per quasi 72 anni” è del tutto risibile e fuori luogo. Io non ho mai provato ad imbrigliare il pensiero di nessuno, anche se vedo che la gente di destra tende spesso e volentieri ad usare un plurale generalizzato e indifferenziato quando parla dei “sinistri”, quindi Lenin = Veltroni = Pol Pot = Castro = D’Alema = Enyo, tutti nello stesso calderone. Non m’interessa farle sapere che ho sempre contrastato ogni sorta di totalitarismo. Affermo solo – e lo dimostra il buon risultato dei partiti neocomunisti in quasi tutto lo scacchiere est-europeo – che i nostalgici di quei regimi non sono pochi. Tutto qui.

  34. Gentile Enyo, chiunque mi conosca un minimo può confermare 1) che sono assolutamente democratico e libertario 2) il corollario è che sono di destra, libertria e liberista. E lo confermo. Per me tra Veltroni e Stalin c’è la differenza che passa dal mio essere qui a parlarne al fatto che se fosse altrimenti, sarei, nella migliore delle ipotesi, nascosto, probabilmente armato, nelle caverne dei nostri predecessori. La sua puntualizzazione sui partiti di sinistra nell’est Europa cambia notevolmente la sua frase di sopra, ma evidenzia solo a una voglia di falsa grandezza superata dal passare del tempo. Non cambia il fatto che tutto nei paesi dell’Est ante 1989 tutto, dall’architettura, alla musica, al cibo, ai giornali, era orgnaizzato per impedire non il cosiddetto libero, ma il pensiero stesso. Sopra citavo Ronald Reagan: il suo invito a Brandeburgo è valido a tutt’oggi come auspicio di non avere preclusioni mentali, a destra come a sinistra. Ecco il valore storico in un uomo.

  35. Credo che un problema di fondo di questa discussione (che poi ha mescolato il concetto di democrazia a quello di fascismo e comunismo) si trovi nel fatto che confondiamo i mezzi con i fini. La democrazia è chiaramente uno strumento, un mezzo, che riveste varie forme comunque sempre riconducibili ad elezioni libere e maggioritariamente con sistemi di pesi e contrappesi che evitano la concentrazione di potere in mano ad una sola istituzione (da notare che fra i primi checks and balance c’erano innanzitutto l’impero romano e poi ancor più la Repubblica della Serenissima di cui sono un gradito cittadino).

    La democrazia è fondamentalmente un sistema che implementa il pensiero di liberalismo politico (e ovviamente da qui l’ovvietà del problema dell’applicazione della democrazia in paesi che mancano di questa tradizione e che non hanno sviluppato un’idea politica che “giustifichi” la creazione di un sistema democratico).

    E’ il liberalismo politico che dev’essere confrontato con altri approcci politici e/o ideologie concorrenti, quali fascismo o comunismo. Non credo che usare definizioni quali “il male” sia utile né da un punto di vista politico né da un punto di vista etico. Quello che appare interessante è qualificare il problema originario di ideologie che si sono dimostrate storicamente come inapplicabili nei loro lati migliori (l’ideale di eguaglianza sociale che entrambe applicavano aveva certamente un carattere etico) e perverse nella loro costruzione (hanno favorito l’insorgere di sistemi dittatoriali responsabili di alcuni dei peggiori crimini della storia del secolo scorso).

    Se posso permettermi di “salvare” un aspetto del comunismo rispetto al fascismo, senza necessità di smentire ad ogni momento il fatto di non essere comunista (credo che neanche coloro che si dicono comunisti ora in Italia si rendano conto di quanto purtroppo sia ridicola tale dichiarazione ora), è nel sottolineare come il comunismo, a differenza del fascismo (o altri regimi “nazionalisti”) si sia appoggiato su un sistema di “fratellanza universale”, una specie di “ecumenismo comunista”, soffocando quindi gli elementi nazionalisti che covano in ogni società. Questo risultato, durante la sua esistenza, è stato positivo. Purtroppo anche qui la storia lo ha smentito pero’, dato che in tutti i paesi comunisti tale sentimento (Yugoslavia, ex-URSS) è immediatamente tornato dopo la caduta del regime, segno che il comunismo non faceva che reprimere il nazionalismo senza curarlo o “digerirlo”.

    Credo che le “guerre” non siano la cattiva espressione di un’ideologia su un’altra ma l’espressione di una differenza che un sistema politico sfrutta per il proprio mantenimento (la religione, compresa quella cristiana, opera esattamente cosi’).

    La più grande sfida della democrazia è quella di vincere il nazionalismo, abbracciare la differenza, senza per questo distruggere l’identità. Una sfida che ci impegnerà credo molto a lungo.

  36. aspettavo un tuo segnale Marco, ero certo, conoscendoti ed essendoti amico, che avresti quotato il tovarich vignadelmar! Certo che su Vino al Vino, quando esco dal seminato del mero discorso sul vino e parlo d’altro scopro di avere lettori molto ma molto più a sinistra (o sono loro ad essere a “destra” e io a sinistra?) di me… E a me questo confronto libero, aperto, democratico in senso buono e non buonista, piace molto..

  37. Hai ragione Franco, perchè anch’io (persona di sinistra come avrai certo capito) trovo spesso più stimolante il confronto delle mie idee (e ancor più delle soluzioni pratiche) con persone che provengono dallo schieramento opposto. Alla fine non credo sia lo schieramento che determina la vicinanza fra le persone ma l’apertura mentale e la voglia di confrontarsi.

    Sono soprattutto poi le persone chiuse nei loro steccati che trovano affinità solo con i propri simili….

  38. “if you seek peace, if you seek prosperity……., if you seek liberalization, come here to this gate ……… open this gate……. tear down this wall!”
    “Alla fine non credo sia lo schieramento che determina la vicinanza fra le persone ma l’apertura mentale e la voglia di confrontarsi”

  39. Ho fatto bene a tenermene fuori non perchè mi manchi lo stimolo a discutere, come ben sapete, ma perchè controbattere l’idea che vede Ronald Reagan come un grande uomo da additare ad esempio di virtù sarebbe semplicemente un’insulto all’intelligenza storica complessiva.
    Poi capisco ed è giusto che Franco Ziliani rivendichi giustamente come assolutamente libero e privo di condizionamenti il dibattito che su questo blog si svolge.

    Ah, caro Franco, ti tolgo il dubbio relativamente a me almeno. Tu sei posizionato anche enologicamente molto più a destra di me…..e adesso non precipitarti a dire che, ma, però, io bevo i vini del Giove Tonante dell’Enologia Italiana !!! 🙂

    Ciao

  40. Bisogna dare atto a Franco Ziliani che, pur dichiaratosi più volte di destra, ha però dichiarato anche di apprezzare le qualità di molti Rossi, soprattutto se in bottiglia…
    Se non è democrazia questa…!

  41. @Vigna
    Dove starebbe scritto “Ronald Reagan … un grande uomo da additare ad esempio di virtù “?
    Al contrario, un pragmatico, anche non intelligentissimo, ma che ha vinto la guerra fredda, e dimmi se ti pare poco.
    Personalmente gliene sono assai grato.

    Rizzus

  42. Gentile Vignadelmar, conosco a memoria da anni quel passo del discorso di Reagan, e, ripeto, sono assolutamente convinto che ancora oggi a più di 20 anni di distanza è sintomatico del dovere di non avere muri siano essi fisici o mentali. Certo anche a noi (liberali e liberisti) quel 9.11.89 è venuto a mancare qualcosa……….
    Comunque, ““quello che gli storici più accreditati complessivamente pensano”……fra questi, naturalmente, ci sono anche io” mi sembra un po’ in contrasto con il giudizio dei “veri” storici più accreditati. Ah, lo so che la storia la scrivono i vincitori, me lo hanno insegnato. Buon pomeriggio.

  43. Grande Boldrini: “Bisogna dare atto a Franco Ziliani che, pur dichiaratosi più volte di destra, ha però dichiarato anche di apprezzare le qualità di molti Rossi, soprattutto se in bottiglia…”.
    Quoto completamente: i rossi mi piacciono solo in bottiglia. Peccato per Vignadelmar: dalle foto sembra un bel tipo. Peccato davvero che sia così irriducibilmente e fuori tempo sinistroide…
    Esiste ancora la gauche au caviar, come la chiamava la mia comunistissima zietta (e pur tuttavia maestra di vita)Giorgia?

  44. ag,

    la tua citazione mi ha proprio preso alla sprovvista…che sia come franco dice. La sinistra sta a destra e la destra sta a sinistra e poi…tutti stanno al centro!

    Che mondaccio cane con tutti che stanno belli belli al centro.

  45. caro ag,
    Ho visto che avevi messo fianco a fianco le mie parole e il discorso di Reagan a berlino e potevano convivere docilmente, malgrado io non sia propriamente dello stesso schieramento e non abbia condiviso molto della sua politica…

  46. Caro Francesco,
    è quello che volevo far notare. Ma non ne farei un discorso di centro, affatto: la mia e la tua idea rimangono quelle. Volevo mettere in evidenza con il buonsenso non ha colore e che certe frasi, estrapolate dal contesto, suonano come profetiche se lette 20 anni dopo. “gli storici più accreditati complessivamente pensano”……fra questi, naturalmente, ci sono anche io”, forse, tanto accreditati non sono se mantengono in vita muri di posa (non posizione) superati da venti (nel senso eolico), che scusate il termine, se ne fregano. Beata umiltà…….

  47. Personalmente la santificazione di Solzenicyn mi lascia perplesso. Di questo passo finiremo per santificare anche Franco e Léon Degrelle, perché anticomunisti, e perché tutto è lecito contro il comunismo, anche idee che portano ad un altra forma di totalitarismo! Ho sentito dire anche che >!
    In Italia vale purtroppo la frase “Il nemico del mio nemico è mio amico”, ma mi si permetta di dire che non mi sta bene. Ci sono stati antifascisti che hanno avuto il coraggio di dire no a Stalin (pensate a Silone), ma anche anticomunisti che non hanno accettato la commistione coi clericofascisti (pensate a De Gasperi). Riconosco a Solzenicyn il merito di avere denunciato gli orrori dei gulag, ma permettetemi di
    dire che lo ha fatto non in nome di idee liberali, come per esempio Saharov. Solzenicyn era antioccidentale, riteneva il liberalismo un’ideologia nichilista, ed era anche contro il proselitismo di altre religioni in Russia, sostenendo che la chiesa ortodossa doveva avere un posto centrale nella vita russa. Quanto di più lontano da un liberale come Tocqueville o Popper! No, Solzenicyn era il figlioccio di De Maistre, Gentile, Maurras, Schmitt, Strauss, Evola. Per ciò,
    rispettabile, ma non da prendere a modello per le sue idee.

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