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	<title>Commenti a: Brunello di Montalcino 2002 Il Colle</title>
	<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html</link>
	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
	<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 17:30:31 +0000</pubDate>
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		<title>By: Nicole</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9654</link>
		<author>Nicole</author>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 07:28:52 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9654</guid>
		<description>Hand auf's Herz, Herr Ziliani, haben Sie diese Flasche Brunello gekauft oder vielleicht wie alle Journalisten, die Verkostungen machen, nicht geschenkt bekommen so wie alle ihre Flaschen Brunello im Keller, die Sie so verdammen ?  Sie hatten in einem Ihrer Blogs geschrieben, "non so che farmene ..." Darf ich Ihnen meine Adresse angeben ?  damit Sie mir die Flaschen schicken koennen?  Renè</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hand auf&#8217;s Herz, Herr Ziliani, haben Sie diese Flasche Brunello gekauft oder vielleicht wie alle Journalisten, die Verkostungen machen, nicht geschenkt bekommen so wie alle ihre Flaschen Brunello im Keller, die Sie so verdammen ?  Sie hatten in einem Ihrer Blogs geschrieben, &#8220;non so che farmene &#8230;&#8221; Darf ich Ihnen meine Adresse angeben ?  damit Sie mir die Flaschen schicken koennen?  Renè</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: idig</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9592</link>
		<author>idig</author>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 19:43:34 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9592</guid>
		<description>Qualcuno mi potrebbe informare quanto é il massimo di MCR che un produttore di Brunello puó usare?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno mi potrebbe informare quanto é il massimo di MCR che un produttore di Brunello puó usare?</p>
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	<item>
		<title>By: Cristiano</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9591</link>
		<author>Cristiano</author>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 14:58:33 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9591</guid>
		<description>Franco,Grazie per la risposta puntuale.Continuerò a seguire con vivo interesse gli sviluppi della situazione,su questo blog,con la convinzione che come scrive Stefano Tesi che sortirà degli effetti positivi non solo sul Brunello ma su tutto il comparto del vino italiano di qualità.Una cosa è certa,si intuisce l'importanza di mantenere aperta, o riuscire ad aprire nel caso dei produttori ilcinesi,una comunicazione schietta e diretta tra le parti in gioco:produttori, consumatori,giornalisti ed enologi proprio come sta avvenendo su questo blog e che senza il quale le cose avrebbero sicuramente preso una piega diversa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Franco,Grazie per la risposta puntuale.Continuerò a seguire con vivo interesse gli sviluppi della situazione,su questo blog,con la convinzione che come scrive Stefano Tesi che sortirà degli effetti positivi non solo sul Brunello ma su tutto il comparto del vino italiano di qualità.Una cosa è certa,si intuisce l&#8217;importanza di mantenere aperta, o riuscire ad aprire nel caso dei produttori ilcinesi,una comunicazione schietta e diretta tra le parti in gioco:produttori, consumatori,giornalisti ed enologi proprio come sta avvenendo su questo blog e che senza il quale le cose avrebbero sicuramente preso una piega diversa.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Franco Ziliani</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9590</link>
		<author>Franco Ziliani</author>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 14:24:05 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9590</guid>
		<description>Cristiano, opportuno e benvenuto il tuo intervento, ma a costo di finire come scrivi, ad avere un impronta "talebana", non mi stancherò di spendermi affermando la mia fede nella moralità di un Giulio Gambelli, che rappresenta una garanzia assoluta per Montalcino e che é persona, prima che tecnico, di specchiata onestà. Ne avessimo avuti tanti di Gambelli - e di Soldera - a Montalcino, non ci troveremmo in questo sgradevolissimo pantano. Quanto allo "schierarsi ora per un produttore, ora per un altro, sulla base di profili organolettici dei vini e presunte empatie di vedute", riconosco, come scrivi, che possa essere "un esercizio difficile e rischioso e finisce per creare un impronta “talebana”, come già qualcuno ha vociferato, perché esprime pareri parziali, intransigenti e arbitrari", ma é il mio modo di fare giornalismo, che segna, piaccia o meno, la mia diversità, il mio essere totalmente fuori dal coro, soprattutto in una vicenda vischiosa e paludosa come é l'affaire dei Brunello "non conformi", come qualcuno, in maniera politicamente ed enologicamente corretta, li ha definiti...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cristiano, opportuno e benvenuto il tuo intervento, ma a costo di finire come scrivi, ad avere un impronta &#8220;talebana&#8221;, non mi stancherò di spendermi affermando la mia fede nella moralità di un Giulio Gambelli, che rappresenta una garanzia assoluta per Montalcino e che é persona, prima che tecnico, di specchiata onestà. Ne avessimo avuti tanti di Gambelli - e di Soldera - a Montalcino, non ci troveremmo in questo sgradevolissimo pantano. Quanto allo &#8220;schierarsi ora per un produttore, ora per un altro, sulla base di profili organolettici dei vini e presunte empatie di vedute&#8221;, riconosco, come scrivi, che possa essere &#8220;un esercizio difficile e rischioso e finisce per creare un impronta “talebana”, come già qualcuno ha vociferato, perché esprime pareri parziali, intransigenti e arbitrari&#8221;, ma é il mio modo di fare giornalismo, che segna, piaccia o meno, la mia diversità, il mio essere totalmente fuori dal coro, soprattutto in una vicenda vischiosa e paludosa come é l&#8217;affaire dei Brunello &#8220;non conformi&#8221;, come qualcuno, in maniera politicamente ed enologicamente corretta, li ha definiti&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Cristiano</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9589</link>
		<author>Cristiano</author>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 14:16:38 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9589</guid>
		<description>Caro Franco,
Lungi dal volere affermare che Giulio Gambelli sia un taroccatore andrei piano a voler categoricamente affermare che lui sia una “garanzia assoluta” per merito della sua moralità ed etica. Certamente, il profilo organolettico dei “suoi”vini sono senz’altro più credibili di altri ma nonostante ciò, se mi è consentito un appunto personale, credo sia necessario mantenere un’equidistanza ideologica tale da mantenere un imparzialità di giudizio evitando accuratamente lodi su presunte integrità morali: ben inteso che integra risulta la moralità di ognuno  fino a prova contraria. Schierarsi ora per un produttore, ora per un altro, sulla base di  profili organolettici dei vini e presunte empatie di vedute,è un esercizio difficile e rischioso e finisce per creare un impronta “talebana”, come già qualcuno ha vociferato,perché esprime pareri parziali, intransigenti e arbitrari. 
La vicenda del Brunello a vedere bene sta portando alla luce una situazione assai più articolata e complessa di quella che viene descritta. Non è detto che uno stile tradizionalista sia necessariamente segno inequivocabile di un Brunello fatto con 100% di sangiovese visto la per niente remota possibilità di utilizzo di vini tipo Montepulciano d’Abruzzo, Nero d’Avola,ecc…che se utilizzati …”tradizionalmente”…, con furbizia, possono dare dei vini “inequivocabilmente”toscani. Allo stesso tempo ci sono vini decisamente moderni, ottenuti con 100% sangiovese,con magari un utilizzo un po’ allegro del concentratore, una buona dose di legno e pur presentando un profilo organolettico decisamente sospetto  risultano conformi  100% al disciplinare.
Come già detto altre volte, e continuerò a ripeterlo, quello che manca al Brunello, ma allargando il discorso,a tutte le DOCG in particolare toscane sono delle “regole grammaticali di base”, atte a ricondurre i vini in uno stile riconoscibile e inconfondibile da una parte e verificabile da dei parametri tecnici ben definiti da parte delle Commissioni DOCG dall’altro.Il silenzio degli ilcinesi credo sia dovuto all’incredulità che un certo modus operandi radicato ed istituzionalizzato stia cedendo e che il disciplinare, quello vero,che è stato molte volte un contenitore vuoto,di facciata debba venire applicato per davvero.
Scuserai la mia forse inopportuna polemica ma quando dissento, lo devo scrivere.
Saluti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franco,<br />
Lungi dal volere affermare che Giulio Gambelli sia un taroccatore andrei piano a voler categoricamente affermare che lui sia una “garanzia assoluta” per merito della sua moralità ed etica. Certamente, il profilo organolettico dei “suoi”vini sono senz’altro più credibili di altri ma nonostante ciò, se mi è consentito un appunto personale, credo sia necessario mantenere un’equidistanza ideologica tale da mantenere un imparzialità di giudizio evitando accuratamente lodi su presunte integrità morali: ben inteso che integra risulta la moralità di ognuno  fino a prova contraria. Schierarsi ora per un produttore, ora per un altro, sulla base di  profili organolettici dei vini e presunte empatie di vedute,è un esercizio difficile e rischioso e finisce per creare un impronta “talebana”, come già qualcuno ha vociferato,perché esprime pareri parziali, intransigenti e arbitrari.<br />
La vicenda del Brunello a vedere bene sta portando alla luce una situazione assai più articolata e complessa di quella che viene descritta. Non è detto che uno stile tradizionalista sia necessariamente segno inequivocabile di un Brunello fatto con 100% di sangiovese visto la per niente remota possibilità di utilizzo di vini tipo Montepulciano d’Abruzzo, Nero d’Avola,ecc…che se utilizzati …”tradizionalmente”…, con furbizia, possono dare dei vini “inequivocabilmente”toscani. Allo stesso tempo ci sono vini decisamente moderni, ottenuti con 100% sangiovese,con magari un utilizzo un po’ allegro del concentratore, una buona dose di legno e pur presentando un profilo organolettico decisamente sospetto  risultano conformi  100% al disciplinare.<br />
Come già detto altre volte, e continuerò a ripeterlo, quello che manca al Brunello, ma allargando il discorso,a tutte le DOCG in particolare toscane sono delle “regole grammaticali di base”, atte a ricondurre i vini in uno stile riconoscibile e inconfondibile da una parte e verificabile da dei parametri tecnici ben definiti da parte delle Commissioni DOCG dall’altro.Il silenzio degli ilcinesi credo sia dovuto all’incredulità che un certo modus operandi radicato ed istituzionalizzato stia cedendo e che il disciplinare, quello vero,che è stato molte volte un contenitore vuoto,di facciata debba venire applicato per davvero.<br />
Scuserai la mia forse inopportuna polemica ma quando dissento, lo devo scrivere.<br />
Saluti</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: ag</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9588</link>
		<author>ag</author>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 13:13:17 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9588</guid>
		<description>Buongiorno. Caro Stefano, mi permetto il tu solo in nome della comunanza di idee. Se la cosa dovesse esserti di offesa me ne scuso. Sull'incompetenza e la miopia e la superbia di certe mezze calzette che gira(va)no su per quel colle potrei scrivere un libro. Ma tant'è. Il problema è diverso: è che non ci metteranno rimedio. Così come si scrivono pagine di aria melensa, lacrimosa, accidiosa e soprattutto inutile invece di farsi analizzare il vino con il gascromotografo e di andare a venderlo (cosa che sarebbe forse non bella ma utile di sicuro sì). Buon pomeriggio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno. Caro Stefano, mi permetto il tu solo in nome della comunanza di idee. Se la cosa dovesse esserti di offesa me ne scuso. Sull&#8217;incompetenza e la miopia e la superbia di certe mezze calzette che gira(va)no su per quel colle potrei scrivere un libro. Ma tant&#8217;è. Il problema è diverso: è che non ci metteranno rimedio. Così come si scrivono pagine di aria melensa, lacrimosa, accidiosa e soprattutto inutile invece di farsi analizzare il vino con il gascromotografo e di andare a venderlo (cosa che sarebbe forse non bella ma utile di sicuro sì). Buon pomeriggio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Andrea Pagliantini</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9587</link>
		<author>Andrea Pagliantini</author>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 12:42:09 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9587</guid>
		<description>Le mie labbra non arriveranno mai a pronunciare "La Toscana ai Toscani", sono parole talmente vuote e lontane che non hanno nessun significato.
Chiunque è il benvenuto, però deve avere la sensibilità e poi la modestia di capire ed integrarsi in territori vitivinicoli che poco hanno da imparare dal primo americano di passaggio.
Per dirla tutta, in terra di Chianti Classico, dopo che un'azienda per la quale collaboravo passò di mano il nuovo proprietario a stelle e striscie in una delle prime chiacchierate di approfondimento mi fece trovare una bottiglia sul tavolo del giardino e mi disse:"Io lo voglio come quello".
La bottiglia, non c'è nessun problema a dirlo era un MOntevertine Pergole Torte, con cui nel suo ranch usava farci colazione.
Risposi garbatamente che se voleva un vino come quello, doveva comprare quell'azienda.
Clima, altitudine, età della vigna,varietà delle uve, terreno, erano cose completamente non considerate.
Si era tolto lo sfizio di una casa e una "bella vigna" nel Classico solo per stupire gli amici ed investire denaro.
Alzai le mele, dopo le dovetti alzare per forza...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le mie labbra non arriveranno mai a pronunciare &#8220;La Toscana ai Toscani&#8221;, sono parole talmente vuote e lontane che non hanno nessun significato.<br />
Chiunque è il benvenuto, però deve avere la sensibilità e poi la modestia di capire ed integrarsi in territori vitivinicoli che poco hanno da imparare dal primo americano di passaggio.<br />
Per dirla tutta, in terra di Chianti Classico, dopo che un&#8217;azienda per la quale collaboravo passò di mano il nuovo proprietario a stelle e striscie in una delle prime chiacchierate di approfondimento mi fece trovare una bottiglia sul tavolo del giardino e mi disse:&#8221;Io lo voglio come quello&#8221;.<br />
La bottiglia, non c&#8217;è nessun problema a dirlo era un MOntevertine Pergole Torte, con cui nel suo ranch usava farci colazione.<br />
Risposi garbatamente che se voleva un vino come quello, doveva comprare quell&#8217;azienda.<br />
Clima, altitudine, età della vigna,varietà delle uve, terreno, erano cose completamente non considerate.<br />
Si era tolto lo sfizio di una casa e una &#8220;bella vigna&#8221; nel Classico solo per stupire gli amici ed investire denaro.<br />
Alzai le mele, dopo le dovetti alzare per forza&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Mario Crosta</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9586</link>
		<author>Mario Crosta</author>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 11:24:54 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9586</guid>
		<description>Vedo che gli uomini del vino stanno zitti, ma le donne del vino invece stanno esprimendo la loro opinione. E tre di loro, le tre Carli, lo fanno appunto non con le parole ma con i fatti, con un gran vino perche' sapete benissimo tutti che nel 2002 in quei paraggi riuscire a fare un Brunello di Montalcino non era certo da tutti, parecchi ci hanno rinunciato. Vedremo una loquace donna a dirigere prossimamente il Consorzio o continueranno a scegliere fra i piu' muti che ci siano?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo che gli uomini del vino stanno zitti, ma le donne del vino invece stanno esprimendo la loro opinione. E tre di loro, le tre Carli, lo fanno appunto non con le parole ma con i fatti, con un gran vino perche&#8217; sapete benissimo tutti che nel 2002 in quei paraggi riuscire a fare un Brunello di Montalcino non era certo da tutti, parecchi ci hanno rinunciato. Vedremo una loquace donna a dirigere prossimamente il Consorzio o continueranno a scegliere fra i piu&#8217; muti che ci siano?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: ilcinese</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9584</link>
		<author>ilcinese</author>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 10:34:14 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9584</guid>
		<description>Bravo, Ziliani. Tanti applausi sinceri per lei.

“Ecco perché leggendo le parole delle gentili signore Marone Cinzano e Gloder (due cognomi che peraltro di ilcinese hanno ben poco e che fanno capire come Montalcino sia ormai divenuto affaire soprattutto di tante persone venute da fuori, che magari l’anima toscana e ilcinese non conoscono o sentono propria) resto piuttosto indispettito.”

Carissimo Ziliani, ha messo in evidenza un punto importante. Da ilcinese, senese e toscano, mi fa molto arrabbiare quando sento o leggo in giro che noi non teniamo alla nostra tradizione, alla nostra tipicità. Perché a noi ilcinesi (come a tutti i senesi, e probabilmente a gran parte dei toscani) potete imputare tutto, ma non che noi non teniamo alla nostra anima ilcinese, toscana, alle nostre tradizioni. 
Il punto è proprio quello, il Brunello (come è successo anche per il Chianti, e per altre realtà vitivinicole toscane) è ormai” divenuto affaire soprattutto di tante persone venute da fuori, che magari l’anima toscana e ilcinese non conoscono o sentono propria”. Esatto. Sia ben chiaro che una generalizzazione estrema non sarebbe vera,perché  molte persone venute da fuori si sono perfettamente integrate con lo spirito ilcinese, e alcune di loro non solo difendono a spada tratta la nostra tipicità, ma ci hanno dato davvero tanto in questi anni, e ci hanno aiutato a crescere, a essere migliori. Senza di loro non sarebbe stata scritta la meravigliosa storia del Brunello.  A queste persone saremo eternamente grati, perché ci hanno aiutato a non  smarrire la nostra più sincera identità. E un grazie sincero a chi come lei Ziliani ci aiuta a difenderla da chi vede nel Brunello di Montalcino probabilmente solo un business, un’occasione per fare soldi. 

Un ilcinese</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo, Ziliani. Tanti applausi sinceri per lei.</p>
<p>“Ecco perché leggendo le parole delle gentili signore Marone Cinzano e Gloder (due cognomi che peraltro di ilcinese hanno ben poco e che fanno capire come Montalcino sia ormai divenuto affaire soprattutto di tante persone venute da fuori, che magari l’anima toscana e ilcinese non conoscono o sentono propria) resto piuttosto indispettito.”</p>
<p>Carissimo Ziliani, ha messo in evidenza un punto importante. Da ilcinese, senese e toscano, mi fa molto arrabbiare quando sento o leggo in giro che noi non teniamo alla nostra tradizione, alla nostra tipicità. Perché a noi ilcinesi (come a tutti i senesi, e probabilmente a gran parte dei toscani) potete imputare tutto, ma non che noi non teniamo alla nostra anima ilcinese, toscana, alle nostre tradizioni.<br />
Il punto è proprio quello, il Brunello (come è successo anche per il Chianti, e per altre realtà vitivinicole toscane) è ormai” divenuto affaire soprattutto di tante persone venute da fuori, che magari l’anima toscana e ilcinese non conoscono o sentono propria”. Esatto. Sia ben chiaro che una generalizzazione estrema non sarebbe vera,perché  molte persone venute da fuori si sono perfettamente integrate con lo spirito ilcinese, e alcune di loro non solo difendono a spada tratta la nostra tipicità, ma ci hanno dato davvero tanto in questi anni, e ci hanno aiutato a crescere, a essere migliori. Senza di loro non sarebbe stata scritta la meravigliosa storia del Brunello.  A queste persone saremo eternamente grati, perché ci hanno aiutato a non  smarrire la nostra più sincera identità. E un grazie sincero a chi come lei Ziliani ci aiuta a difenderla da chi vede nel Brunello di Montalcino probabilmente solo un business, un’occasione per fare soldi. </p>
<p>Un ilcinese</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Stefano Tesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9583</link>
		<author>Stefano Tesi</author>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 10:04:39 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2008/04/brunello-di-montalcino-2002-il-colle.html#comment-9583</guid>
		<description>Caro Franco,
nell'attesa che a Montalcino la tempesta si concluda (temo però, d'accordo con te, in tempi non brevi) mi viene da fare una riflessione: può darsi che, esiti giudiziari a parte, quanto sta accadendo sia il sintomo che una salutare crisi di crescita è in corso. Non solo per il Brunello, ma per tutto il vino italiano di qualità. Una lezione dolorosa (come certe delusioni sentimentali dell'adolescenza, certe lavate di capo quando si è principianti, certi bruschi ridimensionamenti quando si tende a montare tracotanza, etc.), ma utile nel prosieguo della vita.
Una lezione da cui il sistema imparerà ad esempio a gestire meglio - cioè in modi meno servili, provinciali, collusi, contigui, ammiccanti - i rapporti con la stampa, senza scambiare, come invece generalmente accade oggi, l'amicizia personale con i giornalisti con la funzione e i doveri di correttezza dell'informazione che essi rappresentano. Lo stesso, a parti invertite, accadrà naturalmente ai giornalisti, molti dei quali impareranno che la categoria è sempre e comunque una controparte e non un "partner" (nel vino come in ogni altro settore, è chiaro).
Tutti impareranno che l'informazione, cioè la circolazione delle notizie, e i modi per cercare (nei limiti del possibile) di "governarla" o di condizionarla sono una pericolosa arma a doppio taglio e non una semplice grancassa propagandistica da utilizzare per farsi pubblicità più o meno occulta. Impareranno a pensare bene e a gestire meglio le strategie di comunicazione, con meno approssimazione e ingaggiando per tempo consulenti e professionisti all'altezza, senza affidarsi alle tante, anzi troppe figure borderline che campano sul filo dell'ambiguità tra giornalismo e comunicazione, ma che al dunque non sanno nè possono essere in grado di affrontare, e tantomeno prevenire (come invece si sarebbe dovuto fare e non sarebbe stato difficile) questioni spinose tipo Brunellopoli.
Ogni azienda ha enormi interessi da difendere, investimenti miliardari al sole, fior di enologi, barriccaie e trattori, ma non tutte  - e neppure il consorzio! - hanno un ufficio stampa propriamente detto: cioè integrato, formato, coordinato, capace. Pazzesco. E poi ci si stupisce se si fanno gli autogol? E' come avere una villa con il tetto di carta veline e meravigliarsi se piove in casa.
Non ho ricevuto le comunicazioni di Noemi Marone Cinzano (altro esempio di poco lungimirante "buco" comunicativo), ma non mi sento di tirarle la croce addosso se, in un momento di evidente di difficoltà, tenta magari un po' goffamente di difendersi dal casino che la sta investendo. Nè mi pare si possa biasimare Paola Gloder, persona seria che stimo, se anche lei cerca con una lettera aziendale di attutire i probabili contraccolpi commerciali provocati dal caso Montalcino. Sinceramente, che altro potrebbero fare?
E - hai ragione - sotto il profilo razionale è sconcertante il silenzio del consorzio. Ma sotto quello umano è comprensibile: credo non sappiano letteralmente che pesci prendere, gli trema il terreno sotto i piedi e non ci sono abituati.
Il problema, aldilà degli argomenti spesso poco condivisibilili, come da te sottilineato, sollevati dai produttori per difendersi, è invece e appunto molto più a monte: la mancanza della professionalità generale (da parte di produttori, dirigenti, pubblici amministratori, presidenti, strutture) necessaria a capire in anticipo cosa poteva accadere, come sarebbe accaduto, come si poteva prevenirlo e perfino evitarlo, preservando il sistema vinicolo italiano e il prezioso distretto produttivo montalcinese da una simile brutta figura.
Ecco perchè credo che quanto sta accadendo sia o possa trasformarsi in una salutare lezione. In un invito un po' brusco ma opportuno invito a stringere le maglie di un sitema troppo lasso.
Tutto il resto va solo lasciato alle indagini della magistratura.
Ciao,

                                           Stefano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franco,<br />
nell&#8217;attesa che a Montalcino la tempesta si concluda (temo però, d&#8217;accordo con te, in tempi non brevi) mi viene da fare una riflessione: può darsi che, esiti giudiziari a parte, quanto sta accadendo sia il sintomo che una salutare crisi di crescita è in corso. Non solo per il Brunello, ma per tutto il vino italiano di qualità. Una lezione dolorosa (come certe delusioni sentimentali dell&#8217;adolescenza, certe lavate di capo quando si è principianti, certi bruschi ridimensionamenti quando si tende a montare tracotanza, etc.), ma utile nel prosieguo della vita.<br />
Una lezione da cui il sistema imparerà ad esempio a gestire meglio - cioè in modi meno servili, provinciali, collusi, contigui, ammiccanti - i rapporti con la stampa, senza scambiare, come invece generalmente accade oggi, l&#8217;amicizia personale con i giornalisti con la funzione e i doveri di correttezza dell&#8217;informazione che essi rappresentano. Lo stesso, a parti invertite, accadrà naturalmente ai giornalisti, molti dei quali impareranno che la categoria è sempre e comunque una controparte e non un &#8220;partner&#8221; (nel vino come in ogni altro settore, è chiaro).<br />
Tutti impareranno che l&#8217;informazione, cioè la circolazione delle notizie, e i modi per cercare (nei limiti del possibile) di &#8220;governarla&#8221; o di condizionarla sono una pericolosa arma a doppio taglio e non una semplice grancassa propagandistica da utilizzare per farsi pubblicità più o meno occulta. Impareranno a pensare bene e a gestire meglio le strategie di comunicazione, con meno approssimazione e ingaggiando per tempo consulenti e professionisti all&#8217;altezza, senza affidarsi alle tante, anzi troppe figure borderline che campano sul filo dell&#8217;ambiguità tra giornalismo e comunicazione, ma che al dunque non sanno nè possono essere in grado di affrontare, e tantomeno prevenire (come invece si sarebbe dovuto fare e non sarebbe stato difficile) questioni spinose tipo Brunellopoli.<br />
Ogni azienda ha enormi interessi da difendere, investimenti miliardari al sole, fior di enologi, barriccaie e trattori, ma non tutte  - e neppure il consorzio! - hanno un ufficio stampa propriamente detto: cioè integrato, formato, coordinato, capace. Pazzesco. E poi ci si stupisce se si fanno gli autogol? E&#8217; come avere una villa con il tetto di carta veline e meravigliarsi se piove in casa.<br />
Non ho ricevuto le comunicazioni di Noemi Marone Cinzano (altro esempio di poco lungimirante &#8220;buco&#8221; comunicativo), ma non mi sento di tirarle la croce addosso se, in un momento di evidente di difficoltà, tenta magari un po&#8217; goffamente di difendersi dal casino che la sta investendo. Nè mi pare si possa biasimare Paola Gloder, persona seria che stimo, se anche lei cerca con una lettera aziendale di attutire i probabili contraccolpi commerciali provocati dal caso Montalcino. Sinceramente, che altro potrebbero fare?<br />
E - hai ragione - sotto il profilo razionale è sconcertante il silenzio del consorzio. Ma sotto quello umano è comprensibile: credo non sappiano letteralmente che pesci prendere, gli trema il terreno sotto i piedi e non ci sono abituati.<br />
Il problema, aldilà degli argomenti spesso poco condivisibilili, come da te sottilineato, sollevati dai produttori per difendersi, è invece e appunto molto più a monte: la mancanza della professionalità generale (da parte di produttori, dirigenti, pubblici amministratori, presidenti, strutture) necessaria a capire in anticipo cosa poteva accadere, come sarebbe accaduto, come si poteva prevenirlo e perfino evitarlo, preservando il sistema vinicolo italiano e il prezioso distretto produttivo montalcinese da una simile brutta figura.<br />
Ecco perchè credo che quanto sta accadendo sia o possa trasformarsi in una salutare lezione. In un invito un po&#8217; brusco ma opportuno invito a stringere le maglie di un sitema troppo lasso.<br />
Tutto il resto va solo lasciato alle indagini della magistratura.<br />
Ciao,</p>
<p>                                           Stefano</p>
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