Aiutatemi a capire: cosa vuol dire il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino?

Dicono le cronache (parola grossa a dire il vero) che il conte Francesco Marone Cinzano, presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino (qui ritratto in una foto di Fabio Di Pietro recuperata dal sito Internet consortile, – vedi – ancora totalmente silenzioso sulle vicende in corso, tanto da non pubblicare nemmeno un comunicato, una sola riga, come se nulla fosse accaduto) abbia rilasciato, così pare, visto che un comunicato ufficiale non esiste, o quantomeno a me non è stato inviato, queste dichiarazioni “al termine dell’assemblea informale del Consorzio tenuta mercoledì 9 aprile”.
Marone Cinzano avrebbe, il condizionale é d’obbligo, dichiarato: “Da decenni il Consorzio Brunello di Montalcino è custode della disciplina e del rispetto della Denominazione Brunello di Montalcino, a garanzia del successo qualitativo che riscontriamo con il nostro vino in tutti i mercati del mondo. Un fatto è certo: la qualità del Brunello è un patrimonio d’immagine e reputazione del sistema Italia nel mondo e l’attuale indagine non mette in discussione il livello qualitativo del nostro vino. Non si metta quindi in discussione la reputazione del nostro paese e del nostro vino, parlando di adulterazione e minaccia per la sicurezza del consumatore senza sapere quello che si afferma: non esiste nulla di ciò. Non accettiamo speculazioni mediatiche, che potrebbero essere ben gradite e cavalcate dai produttori nostri competitor nel mondo. Noi coltiviamo viti e vigneti, non la cultura del sospetto, e non vorremmo mai cambiare mestiere“.
Domanda: qualcuno vuole aiutarmi ad interpretare il pensiero del presidente del Consorzio del Brunello e cosa pensi, ufficialmente, il conte dell’operato delle aziende che avrebbero, così pare, secondo quanto dicono al momento attuale le inchieste, “taroccato” i loro vini (oppure devo dire inavvertitamente inserito del Merlot e altro nel loro Brunello?) con altre uve che non sono il Sangiovese?
Qualcuno può gentilmente dirgli che nessuno, nemmeno il famigerato Espresso di Velenitaly si sogna di parlare di
adulterazione e minaccia per la sicurezza del consumatore”, che nessuno si sogna di mettere “in discussione la reputazione del nostro paese e del nostro vino”, ma semplicemente chiede al Consorzio, al comparto produttivo di Montalcino, un’operazione chiarezza, che porti ad individuare bene eventuali responsabilità di frodi, che tali sono e a separare il grano dal loglio.
In altre parole a distinguere tra la stragrande maggioranza dei produttori di Montalcino, che rispettano le leggi, che rendono onore al territorio, al Brunello e al Sangiovese, alla sua storia, alla sua identità, alla sua unicità, che propongono vini veri, da una minoranza di furbetti e cialtroni che da anni, perché i bicchieri parlano ed i vini erano, sono lì a dire quanto “stravaganti” e “creativi” siano, del disciplinare del Brunello, del rispetto delle regole se ne fanno letteralmente un baffo?
Oppure i vini taroccati, l’inchiesta in corso, e tutte le altre cose che abbiamo scritto e abbiamo letto su giornali locali e nazionali, siti Internet e blog italiani e internazionali, se le sono inventate letteralmente, di sana pianta, i giornalisti?
Ha scritto benissimo, domenica scorsa Paolo Marchi, un collega, che non è un mio amico e con il quale ho avuto accese discussioni (eufemismo)
Purtroppo però per i produttori, la sola maniera perché certi articoli, giusti o sbagliati che siano, non escano non è l’omertà a valle di chi scrive ma l’onestà a monte di chi vinifica e imbottiglia”.
Invece di parlare di “speculazioni mediatiche” signor Conte, non sarebbe meglio riflettere e fare tesoro di queste parole e trarne le debite conseguenze?

0 pensieri su “Aiutatemi a capire: cosa vuol dire il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino?

  1. Il Conte ha ragione, solo speculazioni mediatiche, dove qualcuno ci ” sguazza ” per bene, niente al momento è certo e dimostrato.
    Ad indagine chiusa si tireranno le somme della vicenda, e non era comunque il caso di creare tanto ” allarmismo “, solo perchè 3 o 4 aziende ” avrebbero ” aggiunto un 5/10% di altre uve. Mi sa che in questa triste vicenda, qualche produttore abbia avuto ” il suo tornaconto ” a fare girare per benino le ” voci “.
    Poi l’ Espresso ha messo la ciliegina sulla torta.
    Non è cosi’ ?
    Nicola B.

  2. Caro Franco,
    proprio ieri mi sono espresso sulla difficilissima posizione in cui si trova il presidente del Consorzio e sulla comprensione di cui ha bisogno se, in attesa di schiarite, cavalca certi inevitabili cerchiobottismi.
    Ciononostante anch’io, stamattina, appena ho letto sul Corriere Vinicolo le dichiarazioni da te adesso riportate, mi sono fatto la tua stessa domanda. E mi sono chiesto perchè una persona aparsa fin qui equlibrata abbia deciso di sposare così apertamente l’assurda e un po’ ridicola deriva “complottista” secondo la quale il problema non è chi lo crea, ma chi lo solleva. E tra i tanti “sollevatori” c’è in prima linea, ovviamente, la stampa.
    Fa francamente specie trovare affermazioni come: “Non si metta quindi in discussione la reputazione del nostro paese e del nostro vino, parlando di adulterazione e minaccia per la sicurezza del consumatore senza sapere quello che si afferma: non esiste nulla di ciò. Non accettiamo speculazioni mediatiche, che potrebbero essere ben gradite e cavalcate dai produttori nostri competitor nel mondo”.
    Mi limito a tre considerazioni sintetiche:
    1) chi mette in discussione (sottolineo: in discussione, senza condanne preventive) la reputazione del vino sono i fatti che accadono e per i quali sono in corso delle indagini giudiziarie: i giornali si limitano a riferirlo;
    2) se c’è chi, per il caso Brunello, ha parlato di adulterazione e di minaccia per la salute del consumatore, si provveda a querelare i responsabili e ad attendere con fiducia il responso della giustizia, senza fare di ogni stampa un fascio, comportandosi così esattamente allo stesso modo con cui si accusano genericamente i giornalisti di essersi comportati;
    3) resto allibito da come anche il presidente Marone cada nell’equivoco di considerare l’informazione uno “strumento” di marketing, tanto da essere portato a parlare di “speculazioni mediatiche” che potrebbero essere “gradite e cavalcate dai produttori nostri competitor”. Forse qualcuno dovrebbe spiegargli che l’informazione (quella seria, perchè non nego che possa essercene anche di non seria, ma per questo vale il discorso fatto sopra) non può e non deve tener conto degli interessi commerciali di nessuno, deve solo riferire la verità all’opinione pubblica. E che ciò non costituisce affatto una speculazione, ma un sacrosanto esercizio del diritto di cronaca.
    Io per primo sono d’accordo che nel caso in specie occorra misurare le parole e usare la prudenza. Ma questo deve valere per tutti: per i giornalisti e per tutti coloro che nella vicenda rivestono un ruolo istituzionale. Ad esempio la presidenza del consorzio direttamente interessato.
    Spero onestamente in una rettifica.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  3. mi complimento con il sor Nicola, che iscrivo, d’ufficio, (ne troverà tanti a fargli compagnia, colleghi giornalisti o presunti tali, produttori ilcinesi infastiditi perché questo clamore rovina il loro business, presidenti di Consorzi, anche il ministro uscente, De Castro, impegnato a dire che é successo nulla, che si tratta di pochi grappoli di Merlot suvvia! e poi vecchi marpioni, traffichini e trafficoni, taroccatori e i loro amici) al partito dei pompieri, degli spengitori di foco, di quelli che vogliono convincere la gente, ma non ci riusciranno, che non é successo nulla. E che é solo colpa della stampa, di certa stampa, e di qualche produttore che ha avuto “il suo tornaconto”. Quando arriveranno i “Nicola” di turno a dire che anche il sottoscritto o gli altri che hanno dato conto di quanto succedeva, abbiamo ricevuto anche noi il nostro “compenso”? Povera Italia, povera Montalcino se fosse questo il “pensiero” che dovesse passare!

  4. Provvederò di conseguenza, ad iscriverla ” Sor Francuzzo ” pure io d’ufficio, al registro nazionale degli ” incendiari, piromani ed affini “.
    Ad ognuno il suo.
    Un suo ex lettore
    Nicola B.

  5. spero davvero, sor Nicola o chi per esso (troppo comodo nascondersi dietro ad un nickname e poi sparare!) che lei rispetti le promesse e diventi davvero “un ex lettore”. Se sapessi di dovermi rivolgere solo a persone come lei, smetterei immediatamente di scrivere. Non c’é possibilità non tanto di comprensione, quanto di dialogo, tra noi. Auf wiedersehen, good bye, adieu, adios, a non risentirla

  6. Gentile signor Nicola B., innanzitutto credo che potrebbe benissimo firmarsi anche con il cognome: parlare tra persone con identità certa è molto più facile e trasparente, se non si ha paura di ciò che si dice.
    Mi scusi poi se le rispondo con un esempio un po’ greve, ma che, come il mitico stopper Schwarzenbeck della Germania del 1974, è efficace.
    Se io le dicessi che sua moglie in una settimana scopa 10 volte, ma che “appena” il 10% di quelle non lo fa con lei, bensì con l’idraulico; o che i soldi che lei affida al suo consulente finanziario vanno per il 10% nelle tascxhe del medesimo, anzichè negli investimenti prescelti, lei si allarma davvero o accusa me di creare allarmismo, perchè, in fondo, pazienza se mia moglie ogni tanto se la fa con l’idraulico, io mi posso accontentare del 90% delle volte che lo fa con me, e idem dicasi per i miei sudati guadagni?
    Il vino, i prodotti agroalimentari di qualità, il medico, la moglie, il commercialista hanno una cosa in comune: la fiducia che in loro riversa chi gli si rivolge. Se accadono cose per le quali la fiducia si incrina, il gioco si rompe.
    Prendere atto e riferire oggettivamente di quello che sta succedendo a Moltalcino non significa affatto soffiare sul fuoco. Quello che è inaccettabile mi pare invece il tentativo di minimizzare, come fa lei e, a quanto pare, da oggi anche il presidente del Consorzio.
    E dispiace anche, visto che giustamente i produttori invitano a distinguere i potenziali furbetti da quelli di specchiata correttezza, i produttori stessi e il loro consorzio non distinguano tra i giornalisti chi sparano gratuitamente nel mucchio e chi invece fa il proprio mestiere in modo corretto.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  7. Caro Nicola, devo veramente credere che tu pensi che l’Espresso con la sua sparata avrebbe portato acqua al mulino degli incendiari? L’Espresso ha fatto invece un enorme favore proprio a chi voleva mettere la sordina alla storia di Montalcino, come in parecchi hanno da subito capito. Segno (quest’ultima circostanza) che gli italiani ormai cominciano a essere molto smaliziati sui meccanismi dell’informazione di massa.

  8. Bel modo di dialogare, complimenti, lei dialoga solo con chi la pensa come lei, una persona molto democratica, a quanto scrive.
    Sono io che non aprirò piu’ questo blog, dal momento che il suo titolare esprime cosi’ poco senso democratico, e poche cose interessanti.
    Addio ” Siur Franco ”
    Nicola Baricordi
    (e questo non è un nickname )

  9. Mi tocca quotare per intero l’ineccepibile intervento di Stefano Tesi. Aggiungo che in questo povero paese la colpa di qualsiasi nefandezza quando non è dei politici è dei giornalisti, gente buona solo a compiacere il potente di turno e a fare scandali. Tutte le altre categorie umane e professionali – inclusi frodatori e truffatori – si considerino esentate da qualsiasi responsabilità.

    @ Signor Nicola: Un adagio a me caro recita: “Nasci da incendiario, muori da pompiere”. A me non sembra proprio che Franco si sia comportato da incendiario; in compenso continuo a vedere all’opera tanti vigli del fuoco…

  10. Brunellopoli, fioccano le prime intercettazioni telefoniche. Un produttore ilcinese alla sua enologa: “famolo strano!”.

    Cordiali saluti.

  11. Io saro’ un terroIrista ma se fossi il presidente del consorzio avrei dei funzionari armati di motosega a tagliare tutto quello che non e’ sangiovese grosso…

    Ma mi sa che anche ai vertici del consorzio queste cose erano risapute da tempo (qui lo dico e lo nego coinvolgimenti diretti?) … e ancora si cerca di fare gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia…

    Altra nota: leggendo l’ultimo Wine Spectator ci sono i punteggi ai produttori di brunello preferiti. Solo nel leggere le note si riesce a capire chi ha in bottiglia non solo sangiovese… sapori e colori atipici… triste ma vero…

  12. Egregio Sig. Nicola solo per fare un pò di luce su chi ha parlato per primo,quando e cosa ha guadagnato.Io ho un enoteca che lavora anche con l’estero;agli inizi di Febbraio degli importatori sia tedeschi che francesi erano già al corrente non avrebbero ricevuto il Brunello ed il motivo per cui ciò avveniva,glielo avevano comunicato le aziende stesse.Ovviamente è cominciata subito da parte loro una diffidenza nei confronti di ciò che era toscano,trasformatasi poi in derisione quando si sono accorti che noi italiani eravamo tenuti all’oscuro di quanto stava accadendo sul nostro territorio.Il Sig. Ziliani ha dato la notizia in modo garbato e non allarmistico solo quaranta giorni dopo quanto raccontato togliendoci dall’imbarazzo generato dalla nostra ignoranza della cosa ,dovuta all’omertà di quelle stesse aziende che avevano ritenuto opportuno divulgare il problema fuori dai confini nazionali. Saluti Maresa

  13. Egregio Ziliani, alla sua richiesta di aiuto per comprendere il pensiero del Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, cerco di fare la mia parte invitandola a pensare all’Omino di Burro … ha presente “Le avventure di Pinocchio”?
    L’Omino di Burro era quello che traghettava con il suo carro i bambini nel Paese dei Balocchi, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, la bocca sempre sorridente e la voce sottile e carezzevole, con mille smorfie e mille maniere invita Lucignolo a unirsi al carro dei ragazzi, salvo poi staccare con un morso un orecchio al ciuchino che stava per mettere in guardia Pinocchio sull’amara sorte che sarebbe loro toccata.
    Ecco Signor Ziliani, è così che mi sembra debba essere letta quella intervista.

  14. Si, nelle particelle del Brunello di Montalcino, andrebbero espiantati tutti i vitigni diversi dal Sangiovese. Non hanno ragione di essere presenti visto e considerato che il disciplinare che ha portato e ora tutela la denominazione non ne prevede l’uso. La denominazione è stata riconosciuta proprio grazie a questo particolare, sangiovese grosso in purezza. E’ sconcertante leggere come a chi è stato conferito l’incarico di tutelare la denominazione, interessi inseguire il gusto “americano” per ammissione di tutti diverso e pertanto non compatibile con la legge che è quella del disciplinare. Le denominazioni vengono proprio riconosciute grazie al disciplinare e c’è da domandarsi se lo sarebbero state con un 10% di vitigni internazionali. Cambiare il “gusto” mutando il disciplinare, significa passare ad un altro prodotto.
    I disciplinari dovrebbero venire sempre prima degli interessi commerciali. Più che Brunellopoli, a mio avviso errori che è umano commettere a me spaventa l’intento di molti di rendere più elastici i disciplinari, appiattendo quelle che sono le differenze e le peculiarità che hanno fatto la gloria dei nostri prodotti che ora a colpi di irresponsabilità si sta inesorabilmente sgretolando.

  15. Gentile signora Maresa,
    la sua puntualizzazione è la cosa più onesta che io abbia letto negli ultimi mesi: fotografa alla perfezione una situazione che molti si ostinano (o fingono) di non capire.
    Quello di certe indagini in corso a Montalcino era un segreto di Pulcinella, di cui da un pezzo tutti parlavano o erano più o meno al corrente. Giornalisti inclusi, è ovvio. I quali però, avendo funzioni, responsabilità e quindi doveri diversi verso l’opinione pubblica, si sono guardati bene di fare chiasso fino a quando le circostanze non sono divenute più nette e le notizie (su inchieste, procure, nomi, addebiti, etc.) più chiare e confermabili, smentendo già così le accuse di sciacallaggio. Non a caso, il primo refolo di “giornalata”, e cioè quando era divenuto chiaro che il silenzion on poteva più essere mantenuto, con tempismo un po’ sospetto anche il consorzio ha emesso un primo, sebbene reticente comunicato stampa.
    Si scopre ora, grazie alla sua testimonianza, non solo che all’estero consumatori e operatori ne arano al corrente ben prima che le informazioni circolassero pubblicamente in Italia, ma addirittura che ne erano stati avvisati dagli stessi produttori! I quali adesso istericamente gridano alla “persecuzione mediatica”!
    Davvero surreale.
    In una sorta di paradosso giudiziario, ci sarebbe da dire che, stando così le cose, non solo certi vignaioli ora non dovrebbero permettersi, come invece fanno, di minacciare le vie legali contro i giornalisti presunti “diffamatori”, ma addirittura dovrebbero da questi ultimi essere viceversa citati in giudizio per calunnia, visto appunto che li si è accusati (evidentemente senza alcun fondamento e anzi in malafede) di accanimento mediatico.
    Mi creda, non ho parole per quest’autentico pasticcio all’italiana in cui non solo ci si sputtana con le proprie mani, ma ci si mette pure in condizione di farci meleggiare dagli stranieri che vengono a conoscenza delle cose prima di noi.
    Mamma mia…
    Saluti,

    Stefano Tesi

  16. Evviva la verità. La verità esce fuori. A Maresa il merito di mettere le cose al loro posto facendo ben capire che razza di finzione abbiano messo in scena a Montalcino. Una desolante commedia all’italiana.
    Ai giornalisti e alle persone che si sono mobilitate in difesa dell’onore di uno dei nostri prodotti più amati nel mondo il merito di avere avuto il coraggio di sostenere un principio di fondo, che ora assume anche contorni più profondi vista la reiterata vocazione alla menzogna dimostrata dai vertici consortili. Appunto, una consorteria, non un Consorzio. Che ha la responsabilità anche pensale – insieme alle Commissioni Camerali di assaggio – di certificare la DOCG Brunello. Adesso è bene che qualcuno risponda di ciò che ha detto e di ciò che ha nascosto.

  17. X la Sig.ra Maresa

    Cara sig.ra Maresa,
    di chiacchere se ne possono fare a iosa,
    mentre quando si scrive pubblicamente, prima bisogna riflettere, ponderare e calibrare le parole.
    Verba volant….scripta manent….insegnavano i saggi latini….
    E’ chiaro il concetto ?? Per me fin troppo….
    Cordialmente
    Nicola B.

  18. Non ho il filo diretto con l’ex presidente del consorzio signor Fanti ma mi piacerebbe sapere cosa pensa visto che sua era la presidenza degli anni per alcuni incerti.

  19. La signora Maresa, ed anche lei a quanto vedo, ha risposto ad un mio intervento precedente, per cui mi sono sentito tirato per la ” giacca “, ed era doveroso rispondere educatamente.
    Nicola B.

    P.S. ) le cattive abitudini sono le ultime a ” morire “…

  20. Caro nicola conosco la sig. Maresa personalmente da diverso tempo e lungi da me farle da difensore d’ufficio, ma non ho dubbi sulle affermazioni che lei puo’ fare.
    La PROFESSIONALITA’ della sig. Maresa è fuori discussione, la invito ad andarla a trovare e scambiarci 4 parole, vedrà che non è persona da affermazioni a casaccio campate per aria.
    Infatti ha atteso un bel po’ di giorni prima di aprire bocca, non ha seguito l’onda mediatica per far notizia, ma ha messo a disposizione di tutti noi la sua esperienza.
    Per la cronaca è stata lei la prima ad avvisarmi di quanto stava accadendo ancora prima che uscisse su media e internet, proprio perchè aveva avuto questa notizia da suoi clienticontatti esteri.

    Un saluto
    Andrea

  21. @ Andrea
    Forse non ha ben compreso lo spirito della mia risposta alla sig.ra Maresa, che non conosco e quindi non ho motivi per dubitare della sua onestà e sincerità.
    Quello che ho sostenuto, e che ribadisco, è che un conto è parlare in una enoteca, o in un bar tra amici e conoscenti, tutto un’altro conto è scriverlo su un blog, su un sito internet, e poi sui giornali e TV !
    Credo che questa leggera differenza la capisca da lei.
    Cordialità
    Nicola B.

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