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	<title>Commenti a: A proposito di Benvenuto Brunello: o della moralità dell’informazione</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2012 18:59:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: ag</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8187</link>
		<dc:creator>ag</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 08:24:37 +0000</pubDate>
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		<description>Buongiorno.
Caro Roberto, so da solo che l&#039;idea è improbabile, io per primo l&#039;ho definita oseè.
Ne parlavamo giusto ieri sera a cena con un amico produttore (uno di quelli che non hanno bisogno nè di Benvenuti nè di Collection nè di Vinitaly grazie alle proprie capacità) ma il motivo dell&#039;improbabilità è diverso. E si riferisce solo ad un gentlemen agreement con gli &quot;imprenditori&quot; locali (Firenze in questo caso ne sarebbe esclusa perchè Colection o non Collection per albergatori e ristoratori fiorentini cambia poco o nulla) e per la cronaca, ovviamente, la sede non sarebbe,appunto, Firenze.
Quello che ne è venuto fuori ieri sera è che il livello di queste manifestazioni DEVE essere tenuto alto sia nelle giornate dei giornalisti ma soprattutto in quelle degli &quot;operatori&quot; con una ACCORTA selezione degli uni e degli altri e con servizi all&#039;altezza.
Buona giornata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno.<br />
Caro Roberto, so da solo che l&#8217;idea è improbabile, io per primo l&#8217;ho definita oseè.<br />
Ne parlavamo giusto ieri sera a cena con un amico produttore (uno di quelli che non hanno bisogno nè di Benvenuti nè di Collection nè di Vinitaly grazie alle proprie capacità) ma il motivo dell&#8217;improbabilità è diverso. E si riferisce solo ad un gentlemen agreement con gli &#8220;imprenditori&#8221; locali (Firenze in questo caso ne sarebbe esclusa perchè Colection o non Collection per albergatori e ristoratori fiorentini cambia poco o nulla) e per la cronaca, ovviamente, la sede non sarebbe,appunto, Firenze.<br />
Quello che ne è venuto fuori ieri sera è che il livello di queste manifestazioni DEVE essere tenuto alto sia nelle giornate dei giornalisti ma soprattutto in quelle degli &#8220;operatori&#8221; con una ACCORTA selezione degli uni e degli altri e con servizi all&#8217;altezza.<br />
Buona giornata.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Roberto Giuliani</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8183</link>
		<dc:creator>Roberto Giuliani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 14:59:09 +0000</pubDate>
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		<description>@ag
Ipotesi improbabile. E&#039; normale che ogni denominazione voglia rimanere nel proprio territorio, poiché queste anteprime portano comunque molta gente in loco, se si spostasse tutto che so a Firenze, chi andrebbe a visitare un&#039;azienda di Montepulciano o Montalcino? Chi andrebbe a dormire o a mangiare così lontano?
E poi i giorni sono otto ma divisi fra giornalisti e operatori, che non potrebbero essere presenti contemporaneamente, sia perché hanno scopi diversi sia per problemi di spazio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ag<br />
Ipotesi improbabile. E&#8217; normale che ogni denominazione voglia rimanere nel proprio territorio, poiché queste anteprime portano comunque molta gente in loco, se si spostasse tutto che so a Firenze, chi andrebbe a visitare un&#8217;azienda di Montepulciano o Montalcino? Chi andrebbe a dormire o a mangiare così lontano?<br />
E poi i giorni sono otto ma divisi fra giornalisti e operatori, che non potrebbero essere presenti contemporaneamente, sia perché hanno scopi diversi sia per problemi di spazio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ag</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8177</link>
		<dc:creator>ag</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 19:54:34 +0000</pubDate>
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		<description>Buonasera.
Prendo rapido spunto per lanciare una proposta un po&#039; &quot;oseè&quot;, come dire...., più pratica: e se TUTTE le 3 anteprime toscane fossero concentrate in un&#039;unica sede (non una tensostruttura) e in un lasso di tempo un po&#039; più &quot;ristretto&quot; (non 8 giorni)?
Buona serata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buonasera.<br />
Prendo rapido spunto per lanciare una proposta un po&#8217; &#8220;oseè&#8221;, come dire&#8230;., più pratica: e se TUTTE le 3 anteprime toscane fossero concentrate in un&#8217;unica sede (non una tensostruttura) e in un lasso di tempo un po&#8217; più &#8220;ristretto&#8221; (non 8 giorni)?<br />
Buona serata.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano Tesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8166</link>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 13:20:20 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Franco,
per una volta sono in totale disaccordo con te. E&#039; una questione (http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=11693) sulla quale in già altre sedi mi ero espresso in passato.

Il tuo pensiero, in verità, è molto diffuso tra i giornalisti ed è il sintomo di quella sorta di complesso di inferiorità di cui la categoria soffre a causa delle frequenti (e spesso giustificate) accuse di opportunismo: se accetto un invito, &quot;devo&quot; scrivere. Mentre se so di non poterlo fare, o se non ne sono sicuro, o se devo scrivere solo poche righe, non devo accettare. Ma è una convinzione sbagliata, basata su presupposti sbagliati.

Il primo presupposto sbagliato è che partecipare a un evento stampa sia, a prescindere, un piacere o un godimento. Il secondo, conseguente, è che, trattandosi di un piacere, il tempo e le energie che gli dedichi non abbiano valore, quindi siano &quot;a perdere&quot; e non costituiscano già di per sè una forte &quot;remunerazione&quot; dei soldi e degli sforzi di chi ti invita, aldilà della quantità di righe che scriverai. Il terzo è che l&#039;evento a cui sei invitato sia a priori giornalisticamente interessante e quindi meritevole di approfondite cronache.

Ma non è affatto così. Anzi, è il contrario.

1) Così come nessuno è obbligato a invitarmi, così io non sono obbligatoverso chi mi ospita , nè tale devo sentirmi, a riferire dell&#039;evento. Mi sento obbligato, certo, alla gratitudine, a un corretto comportamento e a una coscenziosa partecipazione, questo ok. E, giornalisticamente, mi sento in obbligo verso il lettore o il giornale che mi accredita, se ce n&#039;è uno, a riferire e a valutare se e come scrivere un articolo. Saranno, però e innanzitutto, i contenuti giornalisticamente rilevanti dell&#039;evento, e poi le inevitabili gerarchie all&#039;interno del giornale alle quali io avrò riferito ciò che ho visto, a stabilire se e cosa verrà effettivamente pubblicato. Ovviamente a mia firma e sotto il mio controllo.
2) Se così non fosse - e come in altri settori già accade - gli inviti alla stampa, soprattutto quelli che comportano ospitalità e spese (ma, torno a dire, nessuno è obbligato a ospitarmi o a invitarmi), sarebbero fatti solo in funzione del &quot;ritorno&quot; garantito all&#039;ospitante e computato in base al numero di pagine pubblicate o pubblicande. Con buona pace dell&#039;indipendenza dell&#039;informazione, dell&#039;autonomia dei giornalisti, etc.. Che da parte di chi invita ci siano aspettative è logico è giusto. Che ci siano pretese, no.
3) Così come non obbligo nessuno a invitarmi, e ci mancherebbe, nè tantomeno sollecito di essere invitato, così nessuno può dunque porre condizioni alle modalità della mia partecipazione. Ma stiamo scherzando? Se promettendomi un megaevento mi invitano per una settimana a seguire una boiata io dovrei convincere il mio direttore a sprecare sette pagine per parlare di una boiata (anche a prescindere dal pessimo feedback per l&#039;organizzatore)? Ma nemmeno per idea. Mi arrabbio per il tempo che mi hanno fatto perdere e non scrivo una riga. Chi organizza una conferenza stampa o una manifestazione sa benissimo che i giornalisti hanno anche ben altro da fare e che la loro semplice partecipazione è da accogliere comunque con gratidine.
4) Aggiungo che il mio tempo, come quello di tutti, è prezioso. Pertanto, accettando un invito (e più la durata è lunga, più è vero), anch&#039;io faccio una grande gesto di cortesia verso chi mi invita, appunto perchè gli dedico il mio tempo (e, se non  mi vengono pagate, le spese legate al viaggio, lo spostamento, etc.) e le mie energie. Perciò occorre che la gratitudine sia biunivoca e che il metro della stessa non sia affatto &quot;la pubblicazione&quot; di un articolo. Quando accetto un invito non mi sento per nulla nella posizione di chi approfitta ma, al massimo, in quella di chi, ricevendo con una mano, con l&#039;altra restituisce presenziando. Per me viaggiare, muovermi, partecipare, ascoltare, intervistare, assaggiare, prendere appunti, stare lontano da casa è un lavoro e un costo. Questo è il regalo che faccio a chi cortesemente mi invita. Non mi sento affatto in una &quot;vacanza&quot; per la quale devo ricambiare.
5) Nota bene che scrivo questo andando contro il mio apparente interesse materiale perchè, in quanto free lance, se impiego per esempio cinque giorni alle anteprime e poi non &quot;piazzo&quot; neanche un articolo, non incasso una lira e ho perduto il mio tempo. Ma ciò non può essere più importante della mia dignità professionale e del rispetto della deontologia professionale.
6) E&#039; vero che molti giornalisti/pr si fanno invitare e partecipano non per raccogliere notizie e per fare eventuali articoli, ma per fare i loro affari e seguire i propri clienti a spese altrui, ma questo riguarda la loro coscienza e chi li invita.
7) E&#039; proprio questo - cioè essere credibili, competenti, affidabili e seri - e non il &quot;pubblicato&quot; che garantisce a quelli come te, magari spesso scomodi, di essere comunque invitati alle manifestazioni. E guai se così non fosse.

Tutte queste fisime, però, si hanno solo nei settori presuntamente &quot;goderecci&quot; del giornalismo (viaggi, enogastronomia, moda, motori, sport, cultura, etc.) e non in altri, appunto perchè spesso molti di noi soffrono di quel complesso di inferiorità di cui parlavo sopra.
Ma provati a far muovere un cronista di nera, un inviato, uno degli esteri, senza che ci sia la &quot;notizia&quot;: ospitalità o meno, ti mangiano (giustamente) vivo. Loro ti offrono il loro tempo e tu li ripaghi con il nulla. Altro che &quot;pubblicati&quot;. Ti mettono il lista nera e non verranno mai più a una tua iniziativa.

Credo che di tutto questo si debba prendere coscienza proprio per evitare che, basandosi sul malinteso, chi organizza le anteprime dei vini pensi a un&#039;equazione &quot;più invitati = più pubblicato&quot; di sapore vagamente clientelare, senza preoccuparsi invece dei contenuti della manifestazioni, che alla fine sono o dovrebbero essere invece la notizia e quindi l&#039;oggetto stesso del giornalismo.

Scusa lo sproloquio, ma credo che la questione sia importante e mi sta molto a cuore.

Ciao,

                                             Stefano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franco,<br />
per una volta sono in totale disaccordo con te. E&#8217; una questione (<a href="http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=11693" rel="nofollow">http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=11693</a>) sulla quale in già altre sedi mi ero espresso in passato.</p>
<p>Il tuo pensiero, in verità, è molto diffuso tra i giornalisti ed è il sintomo di quella sorta di complesso di inferiorità di cui la categoria soffre a causa delle frequenti (e spesso giustificate) accuse di opportunismo: se accetto un invito, &#8220;devo&#8221; scrivere. Mentre se so di non poterlo fare, o se non ne sono sicuro, o se devo scrivere solo poche righe, non devo accettare. Ma è una convinzione sbagliata, basata su presupposti sbagliati.</p>
<p>Il primo presupposto sbagliato è che partecipare a un evento stampa sia, a prescindere, un piacere o un godimento. Il secondo, conseguente, è che, trattandosi di un piacere, il tempo e le energie che gli dedichi non abbiano valore, quindi siano &#8220;a perdere&#8221; e non costituiscano già di per sè una forte &#8220;remunerazione&#8221; dei soldi e degli sforzi di chi ti invita, aldilà della quantità di righe che scriverai. Il terzo è che l&#8217;evento a cui sei invitato sia a priori giornalisticamente interessante e quindi meritevole di approfondite cronache.</p>
<p>Ma non è affatto così. Anzi, è il contrario.</p>
<p>1) Così come nessuno è obbligato a invitarmi, così io non sono obbligatoverso chi mi ospita , nè tale devo sentirmi, a riferire dell&#8217;evento. Mi sento obbligato, certo, alla gratitudine, a un corretto comportamento e a una coscenziosa partecipazione, questo ok. E, giornalisticamente, mi sento in obbligo verso il lettore o il giornale che mi accredita, se ce n&#8217;è uno, a riferire e a valutare se e come scrivere un articolo. Saranno, però e innanzitutto, i contenuti giornalisticamente rilevanti dell&#8217;evento, e poi le inevitabili gerarchie all&#8217;interno del giornale alle quali io avrò riferito ciò che ho visto, a stabilire se e cosa verrà effettivamente pubblicato. Ovviamente a mia firma e sotto il mio controllo.<br />
2) Se così non fosse &#8211; e come in altri settori già accade &#8211; gli inviti alla stampa, soprattutto quelli che comportano ospitalità e spese (ma, torno a dire, nessuno è obbligato a ospitarmi o a invitarmi), sarebbero fatti solo in funzione del &#8220;ritorno&#8221; garantito all&#8217;ospitante e computato in base al numero di pagine pubblicate o pubblicande. Con buona pace dell&#8217;indipendenza dell&#8217;informazione, dell&#8217;autonomia dei giornalisti, etc.. Che da parte di chi invita ci siano aspettative è logico è giusto. Che ci siano pretese, no.<br />
3) Così come non obbligo nessuno a invitarmi, e ci mancherebbe, nè tantomeno sollecito di essere invitato, così nessuno può dunque porre condizioni alle modalità della mia partecipazione. Ma stiamo scherzando? Se promettendomi un megaevento mi invitano per una settimana a seguire una boiata io dovrei convincere il mio direttore a sprecare sette pagine per parlare di una boiata (anche a prescindere dal pessimo feedback per l&#8217;organizzatore)? Ma nemmeno per idea. Mi arrabbio per il tempo che mi hanno fatto perdere e non scrivo una riga. Chi organizza una conferenza stampa o una manifestazione sa benissimo che i giornalisti hanno anche ben altro da fare e che la loro semplice partecipazione è da accogliere comunque con gratidine.<br />
4) Aggiungo che il mio tempo, come quello di tutti, è prezioso. Pertanto, accettando un invito (e più la durata è lunga, più è vero), anch&#8217;io faccio una grande gesto di cortesia verso chi mi invita, appunto perchè gli dedico il mio tempo (e, se non  mi vengono pagate, le spese legate al viaggio, lo spostamento, etc.) e le mie energie. Perciò occorre che la gratitudine sia biunivoca e che il metro della stessa non sia affatto &#8220;la pubblicazione&#8221; di un articolo. Quando accetto un invito non mi sento per nulla nella posizione di chi approfitta ma, al massimo, in quella di chi, ricevendo con una mano, con l&#8217;altra restituisce presenziando. Per me viaggiare, muovermi, partecipare, ascoltare, intervistare, assaggiare, prendere appunti, stare lontano da casa è un lavoro e un costo. Questo è il regalo che faccio a chi cortesemente mi invita. Non mi sento affatto in una &#8220;vacanza&#8221; per la quale devo ricambiare.<br />
5) Nota bene che scrivo questo andando contro il mio apparente interesse materiale perchè, in quanto free lance, se impiego per esempio cinque giorni alle anteprime e poi non &#8220;piazzo&#8221; neanche un articolo, non incasso una lira e ho perduto il mio tempo. Ma ciò non può essere più importante della mia dignità professionale e del rispetto della deontologia professionale.<br />
6) E&#8217; vero che molti giornalisti/pr si fanno invitare e partecipano non per raccogliere notizie e per fare eventuali articoli, ma per fare i loro affari e seguire i propri clienti a spese altrui, ma questo riguarda la loro coscienza e chi li invita.<br />
7) E&#8217; proprio questo &#8211; cioè essere credibili, competenti, affidabili e seri &#8211; e non il &#8220;pubblicato&#8221; che garantisce a quelli come te, magari spesso scomodi, di essere comunque invitati alle manifestazioni. E guai se così non fosse.</p>
<p>Tutte queste fisime, però, si hanno solo nei settori presuntamente &#8220;goderecci&#8221; del giornalismo (viaggi, enogastronomia, moda, motori, sport, cultura, etc.) e non in altri, appunto perchè spesso molti di noi soffrono di quel complesso di inferiorità di cui parlavo sopra.<br />
Ma provati a far muovere un cronista di nera, un inviato, uno degli esteri, senza che ci sia la &#8220;notizia&#8221;: ospitalità o meno, ti mangiano (giustamente) vivo. Loro ti offrono il loro tempo e tu li ripaghi con il nulla. Altro che &#8220;pubblicati&#8221;. Ti mettono il lista nera e non verranno mai più a una tua iniziativa.</p>
<p>Credo che di tutto questo si debba prendere coscienza proprio per evitare che, basandosi sul malinteso, chi organizza le anteprime dei vini pensi a un&#8217;equazione &#8220;più invitati = più pubblicato&#8221; di sapore vagamente clientelare, senza preoccuparsi invece dei contenuti della manifestazioni, che alla fine sono o dovrebbero essere invece la notizia e quindi l&#8217;oggetto stesso del giornalismo.</p>
<p>Scusa lo sproloquio, ma credo che la questione sia importante e mi sta molto a cuore.</p>
<p>Ciao,</p>
<p>                                             Stefano</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8157</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 11:01:59 +0000</pubDate>
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		<description>Infatti il problema é solo dei produttori. Sarebbe il caso di gestire meglio l&#039;organizzazione all&#039;interno dei consorzi, invitando anche chi si vuole, ma pretendendo che le bottiglie di tutti siano sui tavoli, visto che ci si presenta al mondo con una denominazione. Invece alle anteprime non é così: a Verona metà dei produttori non sono mai presenti, a Montalcino qualcuno snobba la manifestazione e bisogna cercarlo in azienda, etc. etc. Non sono l&#039;unico che preferisce assaggiare i Brunelli nel loro stand al Vinitaly. Gestire male le anteprime porterà ai soliti asti fra produttori col rischio, per il prodotto vino, che nasceranno 2-3 manifestazioni analoghe. E quale sarà poi quella vera?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti il problema é solo dei produttori. Sarebbe il caso di gestire meglio l&#8217;organizzazione all&#8217;interno dei consorzi, invitando anche chi si vuole, ma pretendendo che le bottiglie di tutti siano sui tavoli, visto che ci si presenta al mondo con una denominazione. Invece alle anteprime non é così: a Verona metà dei produttori non sono mai presenti, a Montalcino qualcuno snobba la manifestazione e bisogna cercarlo in azienda, etc. etc. Non sono l&#8217;unico che preferisce assaggiare i Brunelli nel loro stand al Vinitaly. Gestire male le anteprime porterà ai soliti asti fra produttori col rischio, per il prodotto vino, che nasceranno 2-3 manifestazioni analoghe. E quale sarà poi quella vera?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franco Ziliani</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8156</link>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 10:53:55 +0000</pubDate>
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		<description>e no Stefano, se si é delle persone moralmente a posto, si accetta di essere invitati, di passare cinque giorni ospiti dei vari Consorzi e dei produttori associati (che spendono dei bei soldini per ospitarci), solo se si ha già in partenza, la certezza che si scriveranno comunque degli articoli. Siano critici, positivi, soffietti, poco conta, ma articoli. Senza questa certezza o se si va sapendo già in anticipo che poi si scriveranno due righe (magari scopiazzando dai comunicati stampa, come fanno alcuni &quot;colleghi&quot; inopinatamente invitati), onestà e correttezza vorrebbero che si restasse a casa. Almeno io la penso così, io che vengo sempre invitato ogni anno nonostante le mie critiche (ma anche i miei complimenti) non li risparmi e dica sempre la mia fregandomene se poi i presidenti ed i direttori dei Consorzi e i produttori influenti (da alcuni dei quali non mettono volutamente piede da anni, a Montalcino, in Chianti Classico e a Montepulciano) se la prenderanno. Io faccio il giornalista, e come te non curo le pubbliche relazioni di nessuno...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e no Stefano, se si é delle persone moralmente a posto, si accetta di essere invitati, di passare cinque giorni ospiti dei vari Consorzi e dei produttori associati (che spendono dei bei soldini per ospitarci), solo se si ha già in partenza, la certezza che si scriveranno comunque degli articoli. Siano critici, positivi, soffietti, poco conta, ma articoli. Senza questa certezza o se si va sapendo già in anticipo che poi si scriveranno due righe (magari scopiazzando dai comunicati stampa, come fanno alcuni &#8220;colleghi&#8221; inopinatamente invitati), onestà e correttezza vorrebbero che si restasse a casa. Almeno io la penso così, io che vengo sempre invitato ogni anno nonostante le mie critiche (ma anche i miei complimenti) non li risparmi e dica sempre la mia fregandomene se poi i presidenti ed i direttori dei Consorzi e i produttori influenti (da alcuni dei quali non mettono volutamente piede da anni, a Montalcino, in Chianti Classico e a Montepulciano) se la prenderanno. Io faccio il giornalista, e come te non curo le pubbliche relazioni di nessuno&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano Tesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8154</link>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2008 10:41:21 +0000</pubDate>
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		<description>Per Paolo: può darsi che il rischio ci sia, ma è un problema dei produttori e non dei giornalisti. I giornalisti, per fare il loro lavoro, in mancanza di occasioni organizzate i vini da assaggiare dovrebbero andarseli a cercare da soli, come si faceva una volta. Il sistema delle anteprime è comodo, ammettiamolo, e tutti ne approfittiamo volentieri. Ma purchè, almeno per quanto mi riguarda, non rappresentino un condizionamento. I produttori e i consorzi si mettano d&#039;accordo, io non credo che la stampa debba influoire sulle loro decisioni in materia di politica commerciale, promozionale e di pr. Facciano quello che credo e io mi adeguerò.

Per Annibali: in realtà la cosa è ancora più semplice. L&#039;invito è una cosa volontaria e chiunque ha il diritto di invitare a casa propria chi vuole, ci mancherebbe. Anche nani e ballerine. Solo che, se sa fare il suo lavoro, dovrebbe pure chiedersi se la presenza dei nani è compatibile con quella delle ballerine. I consorzi invitino dunque chi vogliono. Ma poi non si lamentino se le degustazioni si trasformano in un caos, se il parterre è pieno di scroccatori, venditori, consulenti, se i costi lievitano, l&#039;organizzazione diventa incontrollabile, etc: li hanno invitati e ammessi loro! Bastava non invitarli, selezionare. So che non è facile, ma le scelte vanno fatte, in ogni campo. Ci sono professionisti pagati per farlo. Non si può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca.
Non si tratta dunque di galloni, di tessere odg o di &quot;pubblicato&quot;. Si può essere ottimi giornalisti anche senza essere tromboni del settore e senza avere conseguito l&#039;iscrizione all&#039;ordine (per quello che ci vuole: si iscrive praticamente chiunque). Mi inviti solo se l&#039;anno precedente ho pubblicato? Mi sembra deontologicamente scorretto e inccettabile. E poi, come tutti i giornalisti ben sanno, la pubblicazione di un pezzo non la decide il giornalista ma il direttore o la struttura, dopo che il pezzo è stato scritto. Se come giornalista ricevo un invito, è indispensabile cortesia rispondere e, se possibile, accettare. Dopodichè le cortesie finiscono. Se presenzio, è mio dovere essere serio, attento, rispettoso, educato. Non approfittare dell&#039;ospitalità, comportarmi in modo professionale, ringraziare sempre e comunque. A questo punto mi sento libero di dire quello che penso e, se lo ritengo opportuno e giornalisticamente interessante, di scriverlo. Ma scrivere non è un obbligo. Anche perchè non dipende solo da me. Un obbligo è scrivere la verità, se devo scrivere. Quindi il criterio del &quot;pubblicato&quot; è il più sbagliato e fuorviante che ci sia per garantire la serietà delle presenze giornalistiche a una manifestazione.

Saluti,
 
                                            Stefano Tesi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per Paolo: può darsi che il rischio ci sia, ma è un problema dei produttori e non dei giornalisti. I giornalisti, per fare il loro lavoro, in mancanza di occasioni organizzate i vini da assaggiare dovrebbero andarseli a cercare da soli, come si faceva una volta. Il sistema delle anteprime è comodo, ammettiamolo, e tutti ne approfittiamo volentieri. Ma purchè, almeno per quanto mi riguarda, non rappresentino un condizionamento. I produttori e i consorzi si mettano d&#8217;accordo, io non credo che la stampa debba influoire sulle loro decisioni in materia di politica commerciale, promozionale e di pr. Facciano quello che credo e io mi adeguerò.</p>
<p>Per Annibali: in realtà la cosa è ancora più semplice. L&#8217;invito è una cosa volontaria e chiunque ha il diritto di invitare a casa propria chi vuole, ci mancherebbe. Anche nani e ballerine. Solo che, se sa fare il suo lavoro, dovrebbe pure chiedersi se la presenza dei nani è compatibile con quella delle ballerine. I consorzi invitino dunque chi vogliono. Ma poi non si lamentino se le degustazioni si trasformano in un caos, se il parterre è pieno di scroccatori, venditori, consulenti, se i costi lievitano, l&#8217;organizzazione diventa incontrollabile, etc: li hanno invitati e ammessi loro! Bastava non invitarli, selezionare. So che non è facile, ma le scelte vanno fatte, in ogni campo. Ci sono professionisti pagati per farlo. Non si può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca.<br />
Non si tratta dunque di galloni, di tessere odg o di &#8220;pubblicato&#8221;. Si può essere ottimi giornalisti anche senza essere tromboni del settore e senza avere conseguito l&#8217;iscrizione all&#8217;ordine (per quello che ci vuole: si iscrive praticamente chiunque). Mi inviti solo se l&#8217;anno precedente ho pubblicato? Mi sembra deontologicamente scorretto e inccettabile. E poi, come tutti i giornalisti ben sanno, la pubblicazione di un pezzo non la decide il giornalista ma il direttore o la struttura, dopo che il pezzo è stato scritto. Se come giornalista ricevo un invito, è indispensabile cortesia rispondere e, se possibile, accettare. Dopodichè le cortesie finiscono. Se presenzio, è mio dovere essere serio, attento, rispettoso, educato. Non approfittare dell&#8217;ospitalità, comportarmi in modo professionale, ringraziare sempre e comunque. A questo punto mi sento libero di dire quello che penso e, se lo ritengo opportuno e giornalisticamente interessante, di scriverlo. Ma scrivere non è un obbligo. Anche perchè non dipende solo da me. Un obbligo è scrivere la verità, se devo scrivere. Quindi il criterio del &#8220;pubblicato&#8221; è il più sbagliato e fuorviante che ci sia per garantire la serietà delle presenze giornalistiche a una manifestazione.</p>
<p>Saluti,</p>
<p>                                            Stefano Tesi</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesco Annibali</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8148</link>
		<dc:creator>Francesco Annibali</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 18:10:53 +0000</pubDate>
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		<description>Per discernere villeggianti e manovali il consorzio dovrebbe fare una cosa molto semplice: richiedere, al momento dell&#039;accredito, un copia degli articoli dedicati all&#039;evento l&#039;anno prima.

Non mi sembra nemmeno difficile.

E meglio di sicuro di richiedere la tessera dell&#039;ordine: tanti giornalisti non ce l&#039;hanno, e tanti PR si</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per discernere villeggianti e manovali il consorzio dovrebbe fare una cosa molto semplice: richiedere, al momento dell&#8217;accredito, un copia degli articoli dedicati all&#8217;evento l&#8217;anno prima.</p>
<p>Non mi sembra nemmeno difficile.</p>
<p>E meglio di sicuro di richiedere la tessera dell&#8217;ordine: tanti giornalisti non ce l&#8217;hanno, e tanti PR si</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: davide</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8146</link>
		<dc:creator>davide</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 17:13:19 +0000</pubDate>
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		<description>non capisco la tendenza degli enologi, quelli veri, ad andarsene da Montalcino e venire in Franciacorta e nel soave. Escludendo la motivazione economica, che non è giustificata nei casi che conosco personalmente, perchè?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non capisco la tendenza degli enologi, quelli veri, ad andarsene da Montalcino e venire in Franciacorta e nel soave. Escludendo la motivazione economica, che non è giustificata nei casi che conosco personalmente, perchè?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/02/a-proposito-di-benvenuto-brunello-o-della-moralita-dell%e2%80%99informazione.html/comment-page-1#comment-8145</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 13:40:19 +0000</pubDate>
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		<description>Tutto vero Stefano, si rischia però, a breve, di arrivare ad un punto di rottura fra consorziati favorevoli a tali manifestazioni e non favorevoli. Col rischio che poi nascano 3/4 manifestazioni simili, ed é già successo per altri vini, dove i 3/4 presidenti di turno giureranno che quella autentica e seria é solo la manifestazione che lui presiede e allora i giornalisti, gli operatori ed i clienti si divideranno in 3/4 frange, alla ricerca di quel vino che nel frattempo non c&#039;é più per mille altri motivi.
Finché qualcuno, a capo di qualche ente-organismo-baraccone di stato, non si sveglierà un giorno ed annuncerà al mondo che il vero Brunello non é quello fatto col Sangiovese, ma quello tagliato col Merlot....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto vero Stefano, si rischia però, a breve, di arrivare ad un punto di rottura fra consorziati favorevoli a tali manifestazioni e non favorevoli. Col rischio che poi nascano 3/4 manifestazioni simili, ed é già successo per altri vini, dove i 3/4 presidenti di turno giureranno che quella autentica e seria é solo la manifestazione che lui presiede e allora i giornalisti, gli operatori ed i clienti si divideranno in 3/4 frange, alla ricerca di quel vino che nel frattempo non c&#8217;é più per mille altri motivi.<br />
Finché qualcuno, a capo di qualche ente-organismo-baraccone di stato, non si sveglierà un giorno ed annuncerà al mondo che il vero Brunello non é quello fatto col Sangiovese, ma quello tagliato col Merlot&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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