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	<title>Commenti a: Riforma Ocm vino: impossibile essere soddisfatti!</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 15:50:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Poggio Argentiera &#187; Blog Archive &#187; ho un angelo custode&#8230;e non lo sapevo.</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7180</link>
		<dc:creator>Poggio Argentiera &#187; Blog Archive &#187; ho un angelo custode&#8230;e non lo sapevo.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 09:24:15 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Alcuni invece la pensano diversamente, un esempio di discussione interessante su visioni contrapposte su questo tema, e in specifico sul settore vitivinicolo, qui. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Alcuni invece la pensano diversamente, un esempio di discussione interessante su visioni contrapposte su questo tema, e in specifico sul settore vitivinicolo, qui. [...]</p>
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		<title>Di: corrado dottori</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7107</link>
		<dc:creator>corrado dottori</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 18:11:26 +0000</pubDate>
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		<description>Avevo reputato inutile proseguire nel dibattito. E però con che diritto, senza conoscermi e basandosi solo su alcuni messaggi, Lei Cintolesi sente il diritto di metterla sul piano personale giudicando &quot;tristissima&quot; addirittura la mia visione dell&#039;essere umano? Per tralasciare una certa pedanteria nella citazione, di cui comunque La ringrazio. Vede, giudicare le persone senza conoscerle generalmente provoca grossi errori di valutazione. Se mi conoscesse, sarebbe sorpreso, credo, di che cosa io pensi in politica e nella vita (sempre che Lei mi reputi capace di avere un pensiero). Per esempio che proprio non sono mai stato comunista. Ma non è assolutamente questa la sede per parlare di me, anche perché sarebbe noiosissimo. In ogni caso, solo per puntualizzare, la mia citazione relativa all&#039;Impero Romano era, come ho scritto in modo chiaro, solo un divertissement, una notazione curiosa e leggera in un contesto troppo serioso. Certo a chi crede nelle magnifiche sorti e progressive della Ragione e dei Lumi il riferimento ad una grande civiltà classica non può che far sorridere. Ma tant&#039;è. Ripeto, vedo che la Sua fede nel mercato e nel consumatore/cittadino è tale da far apparire Von Hayek quasi un socialista. Ma mi laci concludere con una battuta: non è mia l&#039;idea di un mercato metafisico, semmai Sua. Si legga le condizioni restrittive in cui è stata dimostrata matematicamente l&#039;esistenza della &quot;mano invisibile&quot; da Arrow nel 1954. E vedrà che proprio quello è un mercato metafisico che non sta nella realtà delle cose, cui forse si può solo tendere. La mia idea di mercato è quella di una istituzione sociale, reale, che sta nella storia, fatta di uomini imperfetti, a volte irrazionali. Che spesso sbagliano e che, purtroppo, non sono uguali né nella distribuzione delle risorse né in quella delle conoscenze. Che non hanno le certezze che Lei, e con Lei tutto il seguito di fondamentalisti del mercato, dimostra di avere. Una Istituzione che, molto semplicemente, spesso fallisce nel garantire il bene dei cittadini (legga Stiglitz e le sue ricerche su a-simmetrie informative, azzardo morale e sviluppo dei mercati futuri). 
Ci sarebbe molto, molto altro da dire sul tema OCM e Politiche Europee. Statistiche, numeri, tendenze. Ma mi fermo qui e La saluto, sperando che possa al più presto trovare quei diritti di impianto che Le servono e che l&#039;Unione Europea Le nega.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Avevo reputato inutile proseguire nel dibattito. E però con che diritto, senza conoscermi e basandosi solo su alcuni messaggi, Lei Cintolesi sente il diritto di metterla sul piano personale giudicando &#8220;tristissima&#8221; addirittura la mia visione dell&#8217;essere umano? Per tralasciare una certa pedanteria nella citazione, di cui comunque La ringrazio. Vede, giudicare le persone senza conoscerle generalmente provoca grossi errori di valutazione. Se mi conoscesse, sarebbe sorpreso, credo, di che cosa io pensi in politica e nella vita (sempre che Lei mi reputi capace di avere un pensiero). Per esempio che proprio non sono mai stato comunista. Ma non è assolutamente questa la sede per parlare di me, anche perché sarebbe noiosissimo. In ogni caso, solo per puntualizzare, la mia citazione relativa all&#8217;Impero Romano era, come ho scritto in modo chiaro, solo un divertissement, una notazione curiosa e leggera in un contesto troppo serioso. Certo a chi crede nelle magnifiche sorti e progressive della Ragione e dei Lumi il riferimento ad una grande civiltà classica non può che far sorridere. Ma tant&#8217;è. Ripeto, vedo che la Sua fede nel mercato e nel consumatore/cittadino è tale da far apparire Von Hayek quasi un socialista. Ma mi laci concludere con una battuta: non è mia l&#8217;idea di un mercato metafisico, semmai Sua. Si legga le condizioni restrittive in cui è stata dimostrata matematicamente l&#8217;esistenza della &#8220;mano invisibile&#8221; da Arrow nel 1954. E vedrà che proprio quello è un mercato metafisico che non sta nella realtà delle cose, cui forse si può solo tendere. La mia idea di mercato è quella di una istituzione sociale, reale, che sta nella storia, fatta di uomini imperfetti, a volte irrazionali. Che spesso sbagliano e che, purtroppo, non sono uguali né nella distribuzione delle risorse né in quella delle conoscenze. Che non hanno le certezze che Lei, e con Lei tutto il seguito di fondamentalisti del mercato, dimostra di avere. Una Istituzione che, molto semplicemente, spesso fallisce nel garantire il bene dei cittadini (legga Stiglitz e le sue ricerche su a-simmetrie informative, azzardo morale e sviluppo dei mercati futuri).<br />
Ci sarebbe molto, molto altro da dire sul tema OCM e Politiche Europee. Statistiche, numeri, tendenze. Ma mi fermo qui e La saluto, sperando che possa al più presto trovare quei diritti di impianto che Le servono e che l&#8217;Unione Europea Le nega.</p>
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		<title>Di: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7095</link>
		<dc:creator>Filippo Cintolesi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 15:49:36 +0000</pubDate>
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		<description>Ma mi faccia capire, Dottori! Veramente lei ritiene che se i consumatori ADULTI e CONSENZIENTI -nel pieno delle loro facolta&#039; mentali (che fino a prova contraria un adulto possiede)- si volessero sciroppare beveroni a buon mercato, lo Stato, la Societa&#039;, Lei, o chissa&#039; quale altro Alto Consesso di Illuminati della Repubblica dei Filosofi avreste il diritto di impedirglielo? Ma in nome di quale astratto per non dire astruso principio? Ma di quale &quot;turbativa di mercato&quot; va parlando? Ma quale entita&#039; metafisica sarebbe questo &quot;mercato&quot; secondo lei? Ma cosa c&#039;entrano i &quot;bibitoni&quot; con le &quot;devastazioni ambientali&quot;? Fino a prova contraria si devasta molto meno l&#039;ambiente a fare una bevanda con acqua zuccherata e colorata e magari aromatizzata con segatura, che non a fare il vino genuino (magari &quot;elevato&quot; in fusti di rovere), se questo deve essere l&#039;argomento principe. 

Non c&#039;e&#039; alcun dubbio! Evviva il consumatore sovrano! Che significa evviva il CITTADINO sovrano. Sissignori. E ci mancherebbe anche! Dovremmo forse gridare invece &quot;Evviva il nostro grazioso e illuminato sovrano che pensa cosi&#039; amorevolmente alla nostra educazione ed elevazione spirituale e ci protegge da noi stessi&quot;?
A me pare che di &quot;ideologi&quot; questa discussione ne registri sicuramente uno, che non sono io. E di una ideologia (ma sarebbe meglio dire di una dottrina) che definire medievale e&#039; postdatarla di parecchi secoli, come il suo illuminante esempio di politica economica degli imperatori romani ha rivelato. Beato lei che di spiriti ne ha solo di iperuranici.
Lei ha una visione tristissima e sfiduciata dell&#039;essere umano, inteso proprio come individuo. Le dedico queste parole, scritte da un comunista, con l&#039;augurio di meditarle:

&quot;
  ...

Galileo:  ... Io credo nell&#039;uomo, e questo vuol dire che credo alla sua ragione! Se non avessi questa fede, la mattina non mi sentirei forza di levarmi dal letto.

Sagredo: Allora stammi a sentire: io non ci credo. In quarant&#039;anni di esistenza tra gli uomini, non ho fatto che constatare come siano refrattari alla ragione. Mostragli il pennacchio fulvo di una cometa, riempili di inspiegabili paure, e li vedrai correre fuori dalle loro case a tale velocita&#039; da rompersi le gambe. Ma digli una frase ragionevole, appoggiala con sette argomenti, e ti rideranno sul muso.

Galileo:  Non e&#039; vero. E&#039; una calunnia. Non capisco come tu possa amare la scienza, se sei convinto di questo. Solo i morti non si lasciano smuovere da un argomento valido!

Sagredo: Ma come puoi confondere la loro miserabile furbizia con la ragione!

Galileo:  Non parlo della loro furbizia. Lo so: dicono che un asino e&#039; un cavallo quando vogliono venderlo, e che un cavallo e&#039; un asino quando vogliono comprarlo. E questo per la furbizia!  Ma la vecchia donna che, la sera prima del viaggio, pone con la sua mano rozza un fascio di fieno in piu&#039; davanti al mulo; il navigante che, acquistando le provviste, pensa alle bonacce e alle tempeste; il bambino che si ficca in testa il berretto quando lo hanno convinto che piovera&#039;, tutti costoro sono la mia speranza: perche&#039; tutti credono al valore degli argomenti. Si&#039;: io credo alla dolce violenza che la ragione usa agli uomini. A lungo andare non le sanno resistere. Non c&#039;e&#039; uomo che possa stare inerte a guardarmi, quando io [prende in mano un sasso e lo lascia cadere a terra] lascio cadere un sasso e dico: questo sasso non cade. Non c&#039;e&#039; essere umano in grado di far questo. Troppo grande e&#039; il potere di seduzione che emana dalla prova pratica; i piu&#039; cedono subito, e alla lunga tutti. Il pensare e&#039; uno dei massimi piaceri concessi al genere umano. 
&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma mi faccia capire, Dottori! Veramente lei ritiene che se i consumatori ADULTI e CONSENZIENTI -nel pieno delle loro facolta&#8217; mentali (che fino a prova contraria un adulto possiede)- si volessero sciroppare beveroni a buon mercato, lo Stato, la Societa&#8217;, Lei, o chissa&#8217; quale altro Alto Consesso di Illuminati della Repubblica dei Filosofi avreste il diritto di impedirglielo? Ma in nome di quale astratto per non dire astruso principio? Ma di quale &#8220;turbativa di mercato&#8221; va parlando? Ma quale entita&#8217; metafisica sarebbe questo &#8220;mercato&#8221; secondo lei? Ma cosa c&#8217;entrano i &#8220;bibitoni&#8221; con le &#8220;devastazioni ambientali&#8221;? Fino a prova contraria si devasta molto meno l&#8217;ambiente a fare una bevanda con acqua zuccherata e colorata e magari aromatizzata con segatura, che non a fare il vino genuino (magari &#8220;elevato&#8221; in fusti di rovere), se questo deve essere l&#8217;argomento principe. </p>
<p>Non c&#8217;e&#8217; alcun dubbio! Evviva il consumatore sovrano! Che significa evviva il CITTADINO sovrano. Sissignori. E ci mancherebbe anche! Dovremmo forse gridare invece &#8220;Evviva il nostro grazioso e illuminato sovrano che pensa cosi&#8217; amorevolmente alla nostra educazione ed elevazione spirituale e ci protegge da noi stessi&#8221;?<br />
A me pare che di &#8220;ideologi&#8221; questa discussione ne registri sicuramente uno, che non sono io. E di una ideologia (ma sarebbe meglio dire di una dottrina) che definire medievale e&#8217; postdatarla di parecchi secoli, come il suo illuminante esempio di politica economica degli imperatori romani ha rivelato. Beato lei che di spiriti ne ha solo di iperuranici.<br />
Lei ha una visione tristissima e sfiduciata dell&#8217;essere umano, inteso proprio come individuo. Le dedico queste parole, scritte da un comunista, con l&#8217;augurio di meditarle:</p>
<p>&#8221;<br />
  &#8230;</p>
<p>Galileo:  &#8230; Io credo nell&#8217;uomo, e questo vuol dire che credo alla sua ragione! Se non avessi questa fede, la mattina non mi sentirei forza di levarmi dal letto.</p>
<p>Sagredo: Allora stammi a sentire: io non ci credo. In quarant&#8217;anni di esistenza tra gli uomini, non ho fatto che constatare come siano refrattari alla ragione. Mostragli il pennacchio fulvo di una cometa, riempili di inspiegabili paure, e li vedrai correre fuori dalle loro case a tale velocita&#8217; da rompersi le gambe. Ma digli una frase ragionevole, appoggiala con sette argomenti, e ti rideranno sul muso.</p>
<p>Galileo:  Non e&#8217; vero. E&#8217; una calunnia. Non capisco come tu possa amare la scienza, se sei convinto di questo. Solo i morti non si lasciano smuovere da un argomento valido!</p>
<p>Sagredo: Ma come puoi confondere la loro miserabile furbizia con la ragione!</p>
<p>Galileo:  Non parlo della loro furbizia. Lo so: dicono che un asino e&#8217; un cavallo quando vogliono venderlo, e che un cavallo e&#8217; un asino quando vogliono comprarlo. E questo per la furbizia!  Ma la vecchia donna che, la sera prima del viaggio, pone con la sua mano rozza un fascio di fieno in piu&#8217; davanti al mulo; il navigante che, acquistando le provviste, pensa alle bonacce e alle tempeste; il bambino che si ficca in testa il berretto quando lo hanno convinto che piovera&#8217;, tutti costoro sono la mia speranza: perche&#8217; tutti credono al valore degli argomenti. Si&#8217;: io credo alla dolce violenza che la ragione usa agli uomini. A lungo andare non le sanno resistere. Non c&#8217;e&#8217; uomo che possa stare inerte a guardarmi, quando io [prende in mano un sasso e lo lascia cadere a terra] lascio cadere un sasso e dico: questo sasso non cade. Non c&#8217;e&#8217; essere umano in grado di far questo. Troppo grande e&#8217; il potere di seduzione che emana dalla prova pratica; i piu&#8217; cedono subito, e alla lunga tutti. Il pensare e&#8217; uno dei massimi piaceri concessi al genere umano.<br />
&#8220;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: franco ziliani</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7092</link>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 15:01:56 +0000</pubDate>
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		<description>Peccato che Illasi, ridente località della Valpolicella est o allargata sia lontana da Bergamo, altrimenti giovedì 17 alle 18 avrei accolto l&#039;invito della azienda agricola Adolfo Sabaini, che non conosco, a partecipare all&#039;incontro con il vice ministro delle Politiche Agricole Guido Tampieri che aggiornerà i presenti sulla nuova OCM vino. Mi sarebbe tanto piaciuto andare a cantargliene quattro su come i politici italiani, ministro compreso, abbiano fatto ben poco per tutelare, a Bruxelles, gli interessi dei viticoltori italiani e abbiano accettato, di fatto, una riforma OCM all&#039;insegna dell&#039;immobilismo. Una vera occasione perduta come l&#039;ho definita. Beh se qualcuno é in zona giovedì 17 e vuole andare a parlare con vice-ministro e assessori regionali e provinciali che saranno presenti oltre alle organizzazioni di categoria provinciali, lo faccia, é una buona occasione per farsi sentire. Sempre che in questa strana Italia sia ancora possibile dire ad un esponente della Casta che non si é d&#039;accordo su quello che fa...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Peccato che Illasi, ridente località della Valpolicella est o allargata sia lontana da Bergamo, altrimenti giovedì 17 alle 18 avrei accolto l&#8217;invito della azienda agricola Adolfo Sabaini, che non conosco, a partecipare all&#8217;incontro con il vice ministro delle Politiche Agricole Guido Tampieri che aggiornerà i presenti sulla nuova OCM vino. Mi sarebbe tanto piaciuto andare a cantargliene quattro su come i politici italiani, ministro compreso, abbiano fatto ben poco per tutelare, a Bruxelles, gli interessi dei viticoltori italiani e abbiano accettato, di fatto, una riforma OCM all&#8217;insegna dell&#8217;immobilismo. Una vera occasione perduta come l&#8217;ho definita. Beh se qualcuno é in zona giovedì 17 e vuole andare a parlare con vice-ministro e assessori regionali e provinciali che saranno presenti oltre alle organizzazioni di categoria provinciali, lo faccia, é una buona occasione per farsi sentire. Sempre che in questa strana Italia sia ancora possibile dire ad un esponente della Casta che non si é d&#8217;accordo su quello che fa&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: corrado dottori</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7085</link>
		<dc:creator>corrado dottori</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 13:39:16 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Del resto, se per caso i consumatori preferissero bersi milioni di ettolitri di un intruglio fatto con le polverine a mezzo euro il litro piuttosto che bersi il vino “genuino” a dieci euro a bordolese… che male ci sarebbe?&quot;.
Evviva il libero mercato, allora. Evviva il consumatore sovrano, libero di fare le scelte migliori incurante di ogni turbativa di mercato. Alla faccia di tutti gli sforzi per la cultura del bere e del cibo, inondiamo il mercato di bibitoni, che peraltro si portano dietro proprio quelle devastazioni ambientali che diciamo di voler evitare.
Inutile proseguire nel dibattito, credo. Mi pare ovvio che gli ideologi del laissez faire e del naturale equilibrio degli &quot;animal spirits&quot; non abbiano alcun dubbio e vivano di certezze granitiche. Beati loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Del resto, se per caso i consumatori preferissero bersi milioni di ettolitri di un intruglio fatto con le polverine a mezzo euro il litro piuttosto che bersi il vino “genuino” a dieci euro a bordolese… che male ci sarebbe?&#8221;.<br />
Evviva il libero mercato, allora. Evviva il consumatore sovrano, libero di fare le scelte migliori incurante di ogni turbativa di mercato. Alla faccia di tutti gli sforzi per la cultura del bere e del cibo, inondiamo il mercato di bibitoni, che peraltro si portano dietro proprio quelle devastazioni ambientali che diciamo di voler evitare.<br />
Inutile proseguire nel dibattito, credo. Mi pare ovvio che gli ideologi del laissez faire e del naturale equilibrio degli &#8220;animal spirits&#8221; non abbiano alcun dubbio e vivano di certezze granitiche. Beati loro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gianpaolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7084</link>
		<dc:creator>gianpaolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 13:06:30 +0000</pubDate>
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		<description>quoto tutti gli ultimi due post di Filippo Cintolesi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>quoto tutti gli ultimi due post di Filippo Cintolesi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7082</link>
		<dc:creator>Filippo Cintolesi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 12:37:10 +0000</pubDate>
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		<description>Aggiungo una riflessione sul cosiddetto &quot;liberismo&quot; e sul problema della trasparenza. In ogni settore alimentare e&#039; obbligatorio indicare nell&#039;etichetta gli &quot;ingredienti&quot;. Perche&#039; cosi&#039; non deve essere anche per il vino? Io trovo una mostruosita&#039; che da un lato si vieti di zuccherare il vino (e perche&#039;? e&#039;veleno lo zucchero? perche&#039; e&#039; consentito aggiungerlo ai soft drinks, alle conserve alimentari, a qualunque cosa.. ma non al vino?), dall&#039;altro pero&#039; non solo non si rende obbligatoria l&#039;indicazione di tutti gli ingredienti finiti nel vino, ma addirittura la si vieta (col pretesto della &quot;turbativa del mercato&quot;).
Invece io dico: lasciamo liberi i produttori di aggiungere al vino qualsiasi ingrediente non dannoso ritengano opportuno: zucchero, etanolo, coloranti, aromi, gomma arabica, qualsiasi cosa. Ma sia reso obbligatoria l&#039;indicazione per filo e per segno di cosa e&#039; stato impiegato per arrivare alla tale bottiglia. Decideranno poi i consumatori. Scommettiamo che funzionerebbe? Del resto, se per caso i consumatori preferissero bersi milioni di ettolitri di un intruglio fatto con le polverine a mezzo euro il litro piuttosto che bersi il vino &quot;genuino&quot; a dieci euro a bordolese... che male ci sarebbe?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo una riflessione sul cosiddetto &#8220;liberismo&#8221; e sul problema della trasparenza. In ogni settore alimentare e&#8217; obbligatorio indicare nell&#8217;etichetta gli &#8220;ingredienti&#8221;. Perche&#8217; cosi&#8217; non deve essere anche per il vino? Io trovo una mostruosita&#8217; che da un lato si vieti di zuccherare il vino (e perche&#8217;? e&#8217;veleno lo zucchero? perche&#8217; e&#8217; consentito aggiungerlo ai soft drinks, alle conserve alimentari, a qualunque cosa.. ma non al vino?), dall&#8217;altro pero&#8217; non solo non si rende obbligatoria l&#8217;indicazione di tutti gli ingredienti finiti nel vino, ma addirittura la si vieta (col pretesto della &#8220;turbativa del mercato&#8221;).<br />
Invece io dico: lasciamo liberi i produttori di aggiungere al vino qualsiasi ingrediente non dannoso ritengano opportuno: zucchero, etanolo, coloranti, aromi, gomma arabica, qualsiasi cosa. Ma sia reso obbligatoria l&#8217;indicazione per filo e per segno di cosa e&#8217; stato impiegato per arrivare alla tale bottiglia. Decideranno poi i consumatori. Scommettiamo che funzionerebbe? Del resto, se per caso i consumatori preferissero bersi milioni di ettolitri di un intruglio fatto con le polverine a mezzo euro il litro piuttosto che bersi il vino &#8220;genuino&#8221; a dieci euro a bordolese&#8230; che male ci sarebbe?</p>
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		<title>Di: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7081</link>
		<dc:creator>Filippo Cintolesi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 12:30:40 +0000</pubDate>
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		<description>Dottori, io non pretendo di ragionare di politica economica fermandomi alla mia realta&#039;. Semplicemente porto esempi dalla realta&#039; che conosco meglio, ritenendola abbastanza emblematica e rappresentativa. Non sono i diritti di Cintolesi, ma quelli di migliaia di persone come Cintolesi, che intendo fare presenti. In realta&#039; credo sia un diritto di tutti poter coltivare quello che si ritiene di poter coltivare, senza ledere nessun interesse collettivo. E mi rifiuto di considerare un legittimo interesse collettivo quello che vuole proteggere un interesse economico tramite l&#039;impiego di una pratica che e&#039; sostanzialmente un aggiotaggio istituzionalizzato.
Fra l&#039;altro, gli impianti in riva al fiume che ho citato non  sono affatto abusivi. 
Il fatto di dover prendere a esempio autorevole la politica economica dell&#039;impero romano (noto esempio di governo moderno e liberale) la dice lunga. Potremo anche proporre il corso forzoso della moneta, perche&#039; no? E magari di questo passo arriviamo alla riforma di Diocleziano e vincoliamo ciascuno al suo mestiere.
Mi pare invece che a considerare piu&#039; da vicino e piu&#039; caldamente il problema della verita&#039;, ci si avvicini al cuore del problema. E gli esempi che porta lo confermano. E&#039; essenzialmente un problema di trasparenza e di onesta&#039; (intesa come sincerita&#039; commerciale).
Infine, mi perdoni, ma non ci vedo nulla di contrario al libero mercato nel fatto che il prezzo delle uve del Chianti Classico sia in controtendenza con quello delle uve &quot;al livello attuale&quot; cui allude lei. Quella che lei chiama &quot;rendita&quot; non e&#039; altro che il risultato della domanda-offerta applicata a un materiale che evidentemente ha i numeri per poter spuntare dei prezzi piu&#039; alti. 
Sono proprio queste dinamiche di tendenze e controtendenze a indirizzare correttamente la produzione la&#039; dove c&#039;e&#039; piu&#039; domanda. O per ragioni di qualita&#039; o per ragioni di limitata offerta disponibile. Il regime dei diritti d&#039;impianto semplicemente e&#039; suicida, nella misura in cui impedisce di lavorare a chi avrebbe motivazione economica a farlo. Guardi che se un impianto non conviene non viene mica fatto, a meno ovviamente che non ci siano &quot;incentivi&quot; strani che falsano proprio quella sana dialettica domanda-offerta e che rendono palatabile finanziariamente un&#039;opzione che sarebbe fallimentare se lasciata al solo giudizio dei consumatori.
Con questo io non dico certo di consentire di devastare il territorio (da un punto di vista idrogeologico paesaggistico, eccetera). Dico che i vincoli all&#039;impianto di una coltura o di un&#039;altra devono essere SANI: devono cioe&#039; avere come oggetto di tutela un vero interesse collettivo, e non un privilegio di corporazione a numero chiuso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dottori, io non pretendo di ragionare di politica economica fermandomi alla mia realta&#8217;. Semplicemente porto esempi dalla realta&#8217; che conosco meglio, ritenendola abbastanza emblematica e rappresentativa. Non sono i diritti di Cintolesi, ma quelli di migliaia di persone come Cintolesi, che intendo fare presenti. In realta&#8217; credo sia un diritto di tutti poter coltivare quello che si ritiene di poter coltivare, senza ledere nessun interesse collettivo. E mi rifiuto di considerare un legittimo interesse collettivo quello che vuole proteggere un interesse economico tramite l&#8217;impiego di una pratica che e&#8217; sostanzialmente un aggiotaggio istituzionalizzato.<br />
Fra l&#8217;altro, gli impianti in riva al fiume che ho citato non  sono affatto abusivi.<br />
Il fatto di dover prendere a esempio autorevole la politica economica dell&#8217;impero romano (noto esempio di governo moderno e liberale) la dice lunga. Potremo anche proporre il corso forzoso della moneta, perche&#8217; no? E magari di questo passo arriviamo alla riforma di Diocleziano e vincoliamo ciascuno al suo mestiere.<br />
Mi pare invece che a considerare piu&#8217; da vicino e piu&#8217; caldamente il problema della verita&#8217;, ci si avvicini al cuore del problema. E gli esempi che porta lo confermano. E&#8217; essenzialmente un problema di trasparenza e di onesta&#8217; (intesa come sincerita&#8217; commerciale).<br />
Infine, mi perdoni, ma non ci vedo nulla di contrario al libero mercato nel fatto che il prezzo delle uve del Chianti Classico sia in controtendenza con quello delle uve &#8220;al livello attuale&#8221; cui allude lei. Quella che lei chiama &#8220;rendita&#8221; non e&#8217; altro che il risultato della domanda-offerta applicata a un materiale che evidentemente ha i numeri per poter spuntare dei prezzi piu&#8217; alti.<br />
Sono proprio queste dinamiche di tendenze e controtendenze a indirizzare correttamente la produzione la&#8217; dove c&#8217;e&#8217; piu&#8217; domanda. O per ragioni di qualita&#8217; o per ragioni di limitata offerta disponibile. Il regime dei diritti d&#8217;impianto semplicemente e&#8217; suicida, nella misura in cui impedisce di lavorare a chi avrebbe motivazione economica a farlo. Guardi che se un impianto non conviene non viene mica fatto, a meno ovviamente che non ci siano &#8220;incentivi&#8221; strani che falsano proprio quella sana dialettica domanda-offerta e che rendono palatabile finanziariamente un&#8217;opzione che sarebbe fallimentare se lasciata al solo giudizio dei consumatori.<br />
Con questo io non dico certo di consentire di devastare il territorio (da un punto di vista idrogeologico paesaggistico, eccetera). Dico che i vincoli all&#8217;impianto di una coltura o di un&#8217;altra devono essere SANI: devono cioe&#8217; avere come oggetto di tutela un vero interesse collettivo, e non un privilegio di corporazione a numero chiuso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: franco ziliani</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7064</link>
		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 08:48:11 +0000</pubDate>
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		<description>beh, considero un bel risultato questo ampio e articolato e intelligente dibattito che si é sviluppato, qui, sulla controversa riforma Ocm vino. Di discussioni così animate sul tema non ne ho lette molte altre su giornali istituzionali e siti paludati... Ma questo, come direbbe qualche... é solo un blog!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>beh, considero un bel risultato questo ampio e articolato e intelligente dibattito che si é sviluppato, qui, sulla controversa riforma Ocm vino. Di discussioni così animate sul tema non ne ho lette molte altre su giornali istituzionali e siti paludati&#8230; Ma questo, come direbbe qualche&#8230; é solo un blog!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: corrado dottori</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html/comment-page-1#comment-7063</link>
		<dc:creator>corrado dottori</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2008 08:23:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vinoalvino.org/blog/2008/01/riforma-ocm-vino-impossibile-essere-soddisfatti.html#comment-7063</guid>
		<description>...E però Cintolesi non è che si possa fare politica economica guardando a interessi particolari o solo alla propria zona... Non è che la Commissione Europea può far le le leggi per salvaguardare ai diritti di Cintolesi. Basta guardare Montalcino o la Valpolicella con l&#039;Amarone o la Langa... O la Champagne... Si sta parlando in generale di una politica Europea e nelle zone vocate si è impiantato veramente in modo massiccio, sino a forzare anche i disciplinari. Per quanto concerne gli impianti abusivi è opportuno ricordare che la situazione italiana non può essere presa a modello: altrove il sistema in vigore ha funzionato e la regolamentazione ha portato a una razionalizzazione del settore e a un miglioramento degli impianti (penso al grande sviluppo del sud della Francia ad esempio). Qui in Italia invece ci si lamenta che c&#039;è troppo vino in circolazione, che la gente beve sempre meno, che esista la distillazione di crisi (che significa che si produce troppo). E poi, però, si piantano vigneti abusivi e e si richiede la liberalizzazione, perché il mercato si autoregola. Ma avete presente l&#039;impatto di un amento del potenziale viticolo in un momento come questo? Con prezzi delle uve al livello attuale? (Certo si potrebbero citare i prezzi del Chianti o del Barolo o del Brunello... Ma questo significa fare un discorso di rendita, non di libero mercato. Sfruttando il valore aggiunto di un nome, di una denominazione. E i prezzi del dolcetto, del negroamaro, del verdicchio, del nero d&#039;avola, ecc.?)
Tutti i dati del 2007 parlano chiaro: con la riduzione della produzione generalizzata in Europa finalmente i prezzi delle uve saranno in salita e molti vigneron ricominceranno a vedere il reddito. Ripeto: con la riduzione della produzione, dovuta alla stagione. Perché purtroppo la contrazione della domanda è un fatto incontenstabile che prosegue da anni, e non è completamente compensato dalla crescita delle esportazioni.
Ricordo, per il gusto del divertissement, che la regolamentazione dei mercati nel mercato vinicolo non è pratica inventata dalla bolscevica Commissione Europea (peraltro governata dalla destra) ma che già all&#039;epoca dell&#039;Impero Romano, e per più di duecento anni, fu in vigore il divieto di impianto di nuovi vigneti a causa dell&#039;esubero di produzione vinicola.
Come ho detto sopra, peraltro, non sono nemmeno contrario ad una liberalizzazione dei diritti. Ma una riforma tale dovrebbe essere accompagnata dalla ferrea restrizioni delle pratiche enologiche e da una vera e definitiva riforma del sistema dei Consorzi, per impedire che con la chance di impiantare ovunque si sputtani quel poco di credibilità che è rimasto alle DOC/AOC. Il problema è che questo ultimo punto è probabilmente irrealizzabile. 
Quanto alla verità: premesso che se esistesse il migliore dei mondi possibili avremmo un regime basato sulla autocertificazione e controlli severi sul prodotto, a campione, è scontato osservare come nelle etichette è regolamentato di tutto tranne che gli addittivi chimici utilizzati. Persino per la solforosa viene equiparata con l&#039;ipocrita frase &quot;Contiene solfiti&quot; il produttore che ci mette 150 mg e quello che non la utilizza proprio. Qui nessuno vuole più regole (figuriamoci il sottoscritto): si vuole però un minimo di decenza, che se si usano i trucioli lo si dichiari. E così per la gomma arabica e per gli altri centinaia di coadiuvanti oramai generalmente utilizzati dai &quot;fabbricanti di vini&quot;. Non mi sembra alterare il mercato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;E però Cintolesi non è che si possa fare politica economica guardando a interessi particolari o solo alla propria zona&#8230; Non è che la Commissione Europea può far le le leggi per salvaguardare ai diritti di Cintolesi. Basta guardare Montalcino o la Valpolicella con l&#8217;Amarone o la Langa&#8230; O la Champagne&#8230; Si sta parlando in generale di una politica Europea e nelle zone vocate si è impiantato veramente in modo massiccio, sino a forzare anche i disciplinari. Per quanto concerne gli impianti abusivi è opportuno ricordare che la situazione italiana non può essere presa a modello: altrove il sistema in vigore ha funzionato e la regolamentazione ha portato a una razionalizzazione del settore e a un miglioramento degli impianti (penso al grande sviluppo del sud della Francia ad esempio). Qui in Italia invece ci si lamenta che c&#8217;è troppo vino in circolazione, che la gente beve sempre meno, che esista la distillazione di crisi (che significa che si produce troppo). E poi, però, si piantano vigneti abusivi e e si richiede la liberalizzazione, perché il mercato si autoregola. Ma avete presente l&#8217;impatto di un amento del potenziale viticolo in un momento come questo? Con prezzi delle uve al livello attuale? (Certo si potrebbero citare i prezzi del Chianti o del Barolo o del Brunello&#8230; Ma questo significa fare un discorso di rendita, non di libero mercato. Sfruttando il valore aggiunto di un nome, di una denominazione. E i prezzi del dolcetto, del negroamaro, del verdicchio, del nero d&#8217;avola, ecc.?)<br />
Tutti i dati del 2007 parlano chiaro: con la riduzione della produzione generalizzata in Europa finalmente i prezzi delle uve saranno in salita e molti vigneron ricominceranno a vedere il reddito. Ripeto: con la riduzione della produzione, dovuta alla stagione. Perché purtroppo la contrazione della domanda è un fatto incontenstabile che prosegue da anni, e non è completamente compensato dalla crescita delle esportazioni.<br />
Ricordo, per il gusto del divertissement, che la regolamentazione dei mercati nel mercato vinicolo non è pratica inventata dalla bolscevica Commissione Europea (peraltro governata dalla destra) ma che già all&#8217;epoca dell&#8217;Impero Romano, e per più di duecento anni, fu in vigore il divieto di impianto di nuovi vigneti a causa dell&#8217;esubero di produzione vinicola.<br />
Come ho detto sopra, peraltro, non sono nemmeno contrario ad una liberalizzazione dei diritti. Ma una riforma tale dovrebbe essere accompagnata dalla ferrea restrizioni delle pratiche enologiche e da una vera e definitiva riforma del sistema dei Consorzi, per impedire che con la chance di impiantare ovunque si sputtani quel poco di credibilità che è rimasto alle DOC/AOC. Il problema è che questo ultimo punto è probabilmente irrealizzabile.<br />
Quanto alla verità: premesso che se esistesse il migliore dei mondi possibili avremmo un regime basato sulla autocertificazione e controlli severi sul prodotto, a campione, è scontato osservare come nelle etichette è regolamentato di tutto tranne che gli addittivi chimici utilizzati. Persino per la solforosa viene equiparata con l&#8217;ipocrita frase &#8220;Contiene solfiti&#8221; il produttore che ci mette 150 mg e quello che non la utilizza proprio. Qui nessuno vuole più regole (figuriamoci il sottoscritto): si vuole però un minimo di decenza, che se si usano i trucioli lo si dichiari. E così per la gomma arabica e per gli altri centinaia di coadiuvanti oramai generalmente utilizzati dai &#8220;fabbricanti di vini&#8221;. Non mi sembra alterare il mercato.</p>
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