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	<title>Commenti a: Chianti Rufina: ansie da prestazione e diplomi maroniani alle pareti</title>
	<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html</link>
	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
	<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 16:10:31 +0000</pubDate>
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		<title>By: paolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-6002</link>
		<author>paolo</author>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 10:30:45 +0000</pubDate>
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		<description>La norma la fa chi la fa adesso, perché le modifiche vanno pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, purtroppo "le leve dei comandi" stanno in mezzo a tutte quelle cariche ufficiali che vanno dal consorzio al ministero. Sarà quella la battaglia più dura perché lo scontro é puramente politico. Ecco perché sono scettico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La norma la fa chi la fa adesso, perché le modifiche vanno pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, purtroppo &#8220;le leve dei comandi&#8221; stanno in mezzo a tutte quelle cariche ufficiali che vanno dal consorzio al ministero. Sarà quella la battaglia più dura perché lo scontro é puramente politico. Ecco perché sono scettico.</p>
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		<title>By: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5982</link>
		<author>Filippo Cintolesi</author>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2007 12:24:17 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5982</guid>
		<description>Paolo, non hai torto circa la confusione.
Difendere il prodotto con una norma. E chi la fa la norma? 
Il miniconsorzio avrebbe il senso di creare e tutelare un proprio marchio collettivo legato a una zona molto piu' ristretta. Quindi avrebbe dalla sua la corrispondenza con un terroir omogeneo, cosa che il cosiddetto "gallo nero" non ha. 
Era comico, alle varie presentazioni dello studio sul paesaggio chianti fatte in quest'anno passato, osservare le diapositive e sentire i relatori parlare di eterogeneita' di un territorio da loro definito (ok, non da loro, pero' da loro preso per buono) nel mentre che mostravano l'intero areale di produzione del Chianti Classico con sovrapposte carte tematiche di ogni genere (natura del suolo, acclivita', temperature, ecc..), per dimostrare tale eterogeneita'...tranne che da tali cartine emergeva un blob di omogeneita' corrispondente ai tre comuni del Chianti che "parevano usciti dallo stesso bu'o", per dirla con un'espressione colorita del luogo. 
Eterogeneita' imposta, dunque.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo, non hai torto circa la confusione.<br />
Difendere il prodotto con una norma. E chi la fa la norma?<br />
Il miniconsorzio avrebbe il senso di creare e tutelare un proprio marchio collettivo legato a una zona molto piu&#8217; ristretta. Quindi avrebbe dalla sua la corrispondenza con un terroir omogeneo, cosa che il cosiddetto &#8220;gallo nero&#8221; non ha.<br />
Era comico, alle varie presentazioni dello studio sul paesaggio chianti fatte in quest&#8217;anno passato, osservare le diapositive e sentire i relatori parlare di eterogeneita&#8217; di un territorio da loro definito (ok, non da loro, pero&#8217; da loro preso per buono) nel mentre che mostravano l&#8217;intero areale di produzione del Chianti Classico con sovrapposte carte tematiche di ogni genere (natura del suolo, acclivita&#8217;, temperature, ecc..), per dimostrare tale eterogeneita&#8217;&#8230;tranne che da tali cartine emergeva un blob di omogeneita&#8217; corrispondente ai tre comuni del Chianti che &#8220;parevano usciti dallo stesso bu&#8217;o&#8221;, per dirla con un&#8217;espressione colorita del luogo.<br />
Eterogeneita&#8217; imposta, dunque.</p>
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		<title>By: paolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5962</link>
		<author>paolo</author>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 17:40:01 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5962</guid>
		<description>"Chi impedisce a un mini-consorzio di produttori di eleggere il proprio ente certificatore nella camera di commercio di Helsinki?"

Teoricamente nessuno, basta che il certificatore sia autorità riconosciuta del settore dalla UE. 
E' invece il mini-consorzio che mi spaventa. Già gli stranieri non capiscono cosa sia il Gallo nero, se ne create anche un'altro chissà che confusione! 
Non sarebbe meglio difendere il prodotto con una norma che revisioni una volta per tutte la docg, dalle uve alle zone?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Chi impedisce a un mini-consorzio di produttori di eleggere il proprio ente certificatore nella camera di commercio di Helsinki?&#8221;</p>
<p>Teoricamente nessuno, basta che il certificatore sia autorità riconosciuta del settore dalla UE.<br />
E&#8217; invece il mini-consorzio che mi spaventa. Già gli stranieri non capiscono cosa sia il Gallo nero, se ne create anche un&#8217;altro chissà che confusione!<br />
Non sarebbe meglio difendere il prodotto con una norma che revisioni una volta per tutte la docg, dalle uve alle zone?</p>
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	<item>
		<title>By: vignerei ma non posso</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5940</link>
		<author>vignerei ma non posso</author>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2007 18:58:00 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5940</guid>
		<description>Luca Maroni sta organizzando un evento dedicato al Chianti Rufina a Roma previsto per Gennaio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Luca Maroni sta organizzando un evento dedicato al Chianti Rufina a Roma previsto per Gennaio.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5939</link>
		<author>Filippo Cintolesi</author>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2007 18:15:38 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5939</guid>
		<description>Dici bene, Cristiano (a proposito, piacere di leggerti, se come credo sei il Cristiano Castagno che penso io), la denominazione del Chianti Classico e' frutto di decenni di sedimentazioni di situazioni storiche, politiche e commerciali. E soprattutto politiche se pensiamo che l'attuale zonazione dei Chianti risale a un atto d'imperio di un governo totalitario, nel 1932. Allora chi aveva gerarchi piu' in alto la spunto', e a questo dettaglio credo si possa far risalire la forma particolare della zona di produzione dell'attuale DOCG Chianti Classico, in particolare la strana "puntina" in direzione di Cerbaia e lo strano "vuoto" in corrispondenza del comune di Impruneta (dove c'era un mare di socialisti), comune che infatti oggi scalpita e vorrebbe veder riconosciuto anche lui la propria "chiantitudine" (assolutamente inesistente al pari di quella della puntina suddetta). Ai tempi questo allargamento del territorio spacciato per corrispondente "alla zona piu' antica" fu vissuto come una imposizione, e fu soltanto perche' con lo stesso atto veniva creata una zona enormemente piu' vasta in cui si poteva marchiare Chianti il vino (il cosiddetto Chianti "delle colline"), fu solo cioe' perche' venne compiuto un secondo sopruso ancora piu' grave, che col tempo e' stato ingoiato il primo.
Io credo che le cose giuste (cioe' nei giusti termini e proporzioni) li abbia piu' volte ricordati Nanni Montorselli: il Chianti (vino) deve la propria fortuna commerciale alle vie di comunicazione, notoriamente assenti nel territorio chiantigiano, in particolare alle ferrovie. Quindi a tre localita' esterne al territorio chiantigiano, eppure adiacenti, storicamente "piazze" commerciali del vino del Chianti: Pontassieve, Poggibonsi e Greve (da cui partiva il trenino per Firenze). Questo credo sia giusto riconoscerlo. Ma il Chianti come territorio non si esaurisce in una zona di produzione di un prodotto, per quanto importante, come il vino. Un territorio e' fatto di tradizioni, di storia, di paesaggio.. E che l'allargamento del Chianti a comprendere tutta la zona di produzione del Classico sia l'anticamera per uno _spostamento_ del baricentro del territorio, lo dimostra il peso che in tutte le iniziative "di territorio" (un esempio per tutti: Chianti d'autunno) giocano i capoluoghi dei comuni "aggiunti", ovviamente molto piu' connessi in termini logistici di quei tre arroccati su quei poggi. 
Mettiamoci l'animo in pace: la popolazione chiantigiana, abituata da decenni a mugugnare senza troppo dar fastidio in concreto, questo spostamento non lo accettera' mai. E qui vengo  a rispondere a Paolo: io, lei, piu' tanti (o pochi) altri possiamo fare, senz'altro, qualcosa perche' la legge consente la creazione di marchi collettivi, di consorzi. E' un modo per agire (comunicare) senza fermarsi alla critica negativa di quello che ci sembra non vada. L'idea di quello che definirei sostanzialmente un peer-reviewing nel vino (le commissioni d'assaggio delocalizzate) per esempio la trovo fantastica: chi impedisce a un mini-consorzio di produttori di eleggere il proprio ente certificatore nella camera di commercio di Helsinki?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dici bene, Cristiano (a proposito, piacere di leggerti, se come credo sei il Cristiano Castagno che penso io), la denominazione del Chianti Classico e&#8217; frutto di decenni di sedimentazioni di situazioni storiche, politiche e commerciali. E soprattutto politiche se pensiamo che l&#8217;attuale zonazione dei Chianti risale a un atto d&#8217;imperio di un governo totalitario, nel 1932. Allora chi aveva gerarchi piu&#8217; in alto la spunto&#8217;, e a questo dettaglio credo si possa far risalire la forma particolare della zona di produzione dell&#8217;attuale DOCG Chianti Classico, in particolare la strana &#8220;puntina&#8221; in direzione di Cerbaia e lo strano &#8220;vuoto&#8221; in corrispondenza del comune di Impruneta (dove c&#8217;era un mare di socialisti), comune che infatti oggi scalpita e vorrebbe veder riconosciuto anche lui la propria &#8220;chiantitudine&#8221; (assolutamente inesistente al pari di quella della puntina suddetta). Ai tempi questo allargamento del territorio spacciato per corrispondente &#8220;alla zona piu&#8217; antica&#8221; fu vissuto come una imposizione, e fu soltanto perche&#8217; con lo stesso atto veniva creata una zona enormemente piu&#8217; vasta in cui si poteva marchiare Chianti il vino (il cosiddetto Chianti &#8220;delle colline&#8221;), fu solo cioe&#8217; perche&#8217; venne compiuto un secondo sopruso ancora piu&#8217; grave, che col tempo e&#8217; stato ingoiato il primo.<br />
Io credo che le cose giuste (cioe&#8217; nei giusti termini e proporzioni) li abbia piu&#8217; volte ricordati Nanni Montorselli: il Chianti (vino) deve la propria fortuna commerciale alle vie di comunicazione, notoriamente assenti nel territorio chiantigiano, in particolare alle ferrovie. Quindi a tre localita&#8217; esterne al territorio chiantigiano, eppure adiacenti, storicamente &#8220;piazze&#8221; commerciali del vino del Chianti: Pontassieve, Poggibonsi e Greve (da cui partiva il trenino per Firenze). Questo credo sia giusto riconoscerlo. Ma il Chianti come territorio non si esaurisce in una zona di produzione di un prodotto, per quanto importante, come il vino. Un territorio e&#8217; fatto di tradizioni, di storia, di paesaggio.. E che l&#8217;allargamento del Chianti a comprendere tutta la zona di produzione del Classico sia l&#8217;anticamera per uno _spostamento_ del baricentro del territorio, lo dimostra il peso che in tutte le iniziative &#8220;di territorio&#8221; (un esempio per tutti: Chianti d&#8217;autunno) giocano i capoluoghi dei comuni &#8220;aggiunti&#8221;, ovviamente molto piu&#8217; connessi in termini logistici di quei tre arroccati su quei poggi.<br />
Mettiamoci l&#8217;animo in pace: la popolazione chiantigiana, abituata da decenni a mugugnare senza troppo dar fastidio in concreto, questo spostamento non lo accettera&#8217; mai. E qui vengo  a rispondere a Paolo: io, lei, piu&#8217; tanti (o pochi) altri possiamo fare, senz&#8217;altro, qualcosa perche&#8217; la legge consente la creazione di marchi collettivi, di consorzi. E&#8217; un modo per agire (comunicare) senza fermarsi alla critica negativa di quello che ci sembra non vada. L&#8217;idea di quello che definirei sostanzialmente un peer-reviewing nel vino (le commissioni d&#8217;assaggio delocalizzate) per esempio la trovo fantastica: chi impedisce a un mini-consorzio di produttori di eleggere il proprio ente certificatore nella camera di commercio di Helsinki?</p>
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		<title>By: cristiano castagno</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5935</link>
		<author>cristiano castagno</author>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2007 14:27:01 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5935</guid>
		<description>@Filippo,” fra denominazione di un vino (di qualunque prodotto, in realta’) e territorio deve esserci una corrispondenza rigorosa e cristallina”-  credo molto più sfumato nella realtà dei fatti. Prendiamo ad esempio la Borgogna ed il Bordolese: nel primo caso c’è un territorio zonato fino all’inverosimile dove i vitigni esprimono il terroir direttamente con la voce del luogo di coltivazione che viene riportato in etichetta ,nel secondo caso è l’azienda o Chateau stessa ad essere investita da una classificazione che viene estesa a tutti i suoi territori e di conseguenza ai suoi vini. Nelle Langhe sicuramente sia per il monovitigno sia per soluzioni di continuità delle zone di coltivazione abbiamo una situazione assimilabile alla situazione della Borgogna sia pure senza ufficiali riconoscimenti di merito. La denominazione del Chianti Classico d’altro canto è frutto di decenni di sedimentazioni di situazioni storiche, politiche e commerciali che sono parte integrante di essa è ha fatto sì che rimane ancora oggi ,salvo poche eccezioni,un prodotto dalle origini mercantili ossia  rappresenta una tipologia  più che un  vino realmente d’origine, per ora. Il contenzioso per l’usurpazione del nome Chianti combattuto dal Consorzio del Ch .Classico,(il consorzio è nato sostanzialmente per questo motivo), è vecchio di decenni è pare ormai irrisolvibile ,ora mettere addirittura in discussione i confini dell’attuale zona del Chianti Classico mi pare significherebbe davvero cercare buio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Filippo,” fra denominazione di un vino (di qualunque prodotto, in realta’) e territorio deve esserci una corrispondenza rigorosa e cristallina”-  credo molto più sfumato nella realtà dei fatti. Prendiamo ad esempio la Borgogna ed il Bordolese: nel primo caso c’è un territorio zonato fino all’inverosimile dove i vitigni esprimono il terroir direttamente con la voce del luogo di coltivazione che viene riportato in etichetta ,nel secondo caso è l’azienda o Chateau stessa ad essere investita da una classificazione che viene estesa a tutti i suoi territori e di conseguenza ai suoi vini. Nelle Langhe sicuramente sia per il monovitigno sia per soluzioni di continuità delle zone di coltivazione abbiamo una situazione assimilabile alla situazione della Borgogna sia pure senza ufficiali riconoscimenti di merito. La denominazione del Chianti Classico d’altro canto è frutto di decenni di sedimentazioni di situazioni storiche, politiche e commerciali che sono parte integrante di essa è ha fatto sì che rimane ancora oggi ,salvo poche eccezioni,un prodotto dalle origini mercantili ossia  rappresenta una tipologia  più che un  vino realmente d’origine, per ora. Il contenzioso per l’usurpazione del nome Chianti combattuto dal Consorzio del Ch .Classico,(il consorzio è nato sostanzialmente per questo motivo), è vecchio di decenni è pare ormai irrisolvibile ,ora mettere addirittura in discussione i confini dell’attuale zona del Chianti Classico mi pare significherebbe davvero cercare buio.</p>
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	<item>
		<title>By: paolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5934</link>
		<author>paolo</author>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2007 14:09:18 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5934</guid>
		<description>Sono pienamente d'accordo, Filippo, col taglio "radicale", ma ho seri dubbi sulla volontà e sui tempi, che purtroppo e ripeto purtroppo, sono gestiti dalla politica. Anch'io vorrei che dal 2008 molti colli perdessero la fascetta rosa, come vorrei che si smettesse di fare il morellino col cabernet in purezza, piantare il gewurztraminer a S.Gimignano e tante altre assurdità che hanno reso molti produttori toscani e soprattutto quelli non toscani d'origine, simili più a dei pagliacci che a dei seri e responsabili viticoltori. Sarei anche più propenso ad aprire una commissione d'assaggio della docga Berlino, che casserebbe i vini fatti con l'acqua dell'Arno invece che con l'uva, piuttosto che tenere in piedi quella della camera di commercio di Firenze, la quale, vedendo i risultati di quello che c'é sul mercato(bottiglie docg a 1,90 nella GDO), certo non brilla! 
Ma io e lei più tanti altri possiamo farlo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono pienamente d&#8217;accordo, Filippo, col taglio &#8220;radicale&#8221;, ma ho seri dubbi sulla volontà e sui tempi, che purtroppo e ripeto purtroppo, sono gestiti dalla politica. Anch&#8217;io vorrei che dal 2008 molti colli perdessero la fascetta rosa, come vorrei che si smettesse di fare il morellino col cabernet in purezza, piantare il gewurztraminer a S.Gimignano e tante altre assurdità che hanno reso molti produttori toscani e soprattutto quelli non toscani d&#8217;origine, simili più a dei pagliacci che a dei seri e responsabili viticoltori. Sarei anche più propenso ad aprire una commissione d&#8217;assaggio della docga Berlino, che casserebbe i vini fatti con l&#8217;acqua dell&#8217;Arno invece che con l&#8217;uva, piuttosto che tenere in piedi quella della camera di commercio di Firenze, la quale, vedendo i risultati di quello che c&#8217;é sul mercato(bottiglie docg a 1,90 nella GDO), certo non brilla!<br />
Ma io e lei più tanti altri possiamo farlo?</p>
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		<title>By: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5932</link>
		<author>Filippo Cintolesi</author>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2007 11:24:17 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5932</guid>
		<description>Paolo, first of all chiarisco meglio il merito della mia opinione: fuori tutti, inclusa meta' della zona dell'attuale Chianti Classico (comune di Greve, e parti dei comuni di Castelnuovo Berardenga, Tavarnelle Val di Pesa, Barberino Val d'Elsa, San Casciano Val di Pesa). 
Poi: ce la faremo? Staremo a vedere. Intanto sappiano le parti in causa che non ci arrenderemo mai. E soprattutto che e' finita la stagione della quiescienza chiantigiana. Continueranno a vendere Chianti in ogni settore (ricezione turistica, ristorazione, beni di consumo vari...) ma lo faranno in presenza del dissenso dei chiantigiani da qui in avanti. Le varie "porte del Chianti" disseminate qua e la' avranno un po' di conti in piu' da fare, questa volta includendo l'oste. C'e' un regolamento CEE recentemente varato (quello sull'uso delle denominazioni d'origine nei prodotti agroalimentari, eccetto il settore vitivinicolo) che e' una spada di Damocle sul collo di tutti gli usurpatori del nome. Alla lunga, ANCHE di quelli del settore vitivinicolo, ritengo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Paolo, first of all chiarisco meglio il merito della mia opinione: fuori tutti, inclusa meta&#8217; della zona dell&#8217;attuale Chianti Classico (comune di Greve, e parti dei comuni di Castelnuovo Berardenga, Tavarnelle Val di Pesa, Barberino Val d&#8217;Elsa, San Casciano Val di Pesa).<br />
Poi: ce la faremo? Staremo a vedere. Intanto sappiano le parti in causa che non ci arrenderemo mai. E soprattutto che e&#8217; finita la stagione della quiescienza chiantigiana. Continueranno a vendere Chianti in ogni settore (ricezione turistica, ristorazione, beni di consumo vari&#8230;) ma lo faranno in presenza del dissenso dei chiantigiani da qui in avanti. Le varie &#8220;porte del Chianti&#8221; disseminate qua e la&#8217; avranno un po&#8217; di conti in piu&#8217; da fare, questa volta includendo l&#8217;oste. C&#8217;e&#8217; un regolamento CEE recentemente varato (quello sull&#8217;uso delle denominazioni d&#8217;origine nei prodotti agroalimentari, eccetto il settore vitivinicolo) che e&#8217; una spada di Damocle sul collo di tutti gli usurpatori del nome. Alla lunga, ANCHE di quelli del settore vitivinicolo, ritengo.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>By: paolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5928</link>
		<author>paolo</author>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2007 10:22:49 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5928</guid>
		<description>Filippo, ce la farete, voi toscani, a convincere i politici locali di modificare la docg? 
Fuori tutti, meno quelli residenti nell'attuale chianti classico. 
Io ve lo auguro, ma ho seri dubbi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Filippo, ce la farete, voi toscani, a convincere i politici locali di modificare la docg?<br />
Fuori tutti, meno quelli residenti nell&#8217;attuale chianti classico.<br />
Io ve lo auguro, ma ho seri dubbi&#8230;</p>
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		<title>By: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5920</link>
		<author>Filippo Cintolesi</author>
		<pubDate>Sun, 25 Nov 2007 23:28:28 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/11/chianti-rufina-ansie-da-prestazione-e-diplomi-maroniani-alle-pareti.html#comment-5920</guid>
		<description>@Carlo Merolli: secondo me quella di dire che solo il 5% di tutto il Chianti proviene dalla Rufina e' una scelta, se mi si passa il termine, paracula. Un modo di rovesciare completamente la frittata, facendo passare per nicchia delle nicchie del Chianti quello che e' un territorio, vocato quanto si vuole al vino (e io sono il primo a sostenerlo), ma che dal Chianti e' distante parecchi chilometri. 
La mia posizione non oso dire "e' nota", visto che io sono un Carneade qualunque, ma diciamo che l'ho esposta piu' volte. Mi fa piacere poterla ribadire: fra denominazione di un vino (di qualunque prodotto, in realta') e territorio deve esserci una corrispondenza rigorosa e cristallina. Cosa vuoi che proponga come denominazione per l'una (la Rufina) e per l'altro (il Chianti)? Semplicemente i loro nomi: Rufina e Chianti. Come confini pratici per la Rufina lascio agli abitanti della Rufina deciderlo, anche se un po' di analisi storica male non fa mai. Come confine (praticissimo) per il Chianti: i confini del territorio che per cinque secoli di vita della Lega di Chianti ha avuto questo nome, quello dei tre comuni di Gaiole, Radda e Castellina.
That's it. 
Dopo tutto, cosa si dice in quel famoso (ma mai citato alla lettera) bando del 1716 a proposito del vino Chianti? Ecco cosa, posso citarlo a memoria: "per il Chianti e' restato determinato sia: dallo Spedaluzzo fino a Greve, di li' a Panzano con tutta la Potesteria di Radda che contiene tre Terzi, cioe' Radda, Gajole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena".
Cosa sarebbe quella "Potesteria di Radda che contiene tre Terzi, cioe' Radda, Gajole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena"? Cos'altro e' se non il territorio della Lega di Chianti? E perche' non viene nominata, pur citandola, tenendo conto che tale lega esisteva ancora ai tempi del bando? Perche' ovviamente diventava alquanto imbarazzante "determinare sia" che il Chianti si produce...nel Chianti e in un'altra porzione di territorio grevigiano. Quel Bando, voluto far passare per una zonazione ante litteram a tutela del vino del Chianti, e' in realta' il primo tentativo documentato di usurpazione del nome del Chianti per scopi commerciali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Carlo Merolli: secondo me quella di dire che solo il 5% di tutto il Chianti proviene dalla Rufina e&#8217; una scelta, se mi si passa il termine, paracula. Un modo di rovesciare completamente la frittata, facendo passare per nicchia delle nicchie del Chianti quello che e&#8217; un territorio, vocato quanto si vuole al vino (e io sono il primo a sostenerlo), ma che dal Chianti e&#8217; distante parecchi chilometri.<br />
La mia posizione non oso dire &#8220;e&#8217; nota&#8221;, visto che io sono un Carneade qualunque, ma diciamo che l&#8217;ho esposta piu&#8217; volte. Mi fa piacere poterla ribadire: fra denominazione di un vino (di qualunque prodotto, in realta&#8217;) e territorio deve esserci una corrispondenza rigorosa e cristallina. Cosa vuoi che proponga come denominazione per l&#8217;una (la Rufina) e per l&#8217;altro (il Chianti)? Semplicemente i loro nomi: Rufina e Chianti. Come confini pratici per la Rufina lascio agli abitanti della Rufina deciderlo, anche se un po&#8217; di analisi storica male non fa mai. Come confine (praticissimo) per il Chianti: i confini del territorio che per cinque secoli di vita della Lega di Chianti ha avuto questo nome, quello dei tre comuni di Gaiole, Radda e Castellina.<br />
That&#8217;s it.<br />
Dopo tutto, cosa si dice in quel famoso (ma mai citato alla lettera) bando del 1716 a proposito del vino Chianti? Ecco cosa, posso citarlo a memoria: &#8220;per il Chianti e&#8217; restato determinato sia: dallo Spedaluzzo fino a Greve, di li&#8217; a Panzano con tutta la Potesteria di Radda che contiene tre Terzi, cioe&#8217; Radda, Gajole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena&#8221;.<br />
Cosa sarebbe quella &#8220;Potesteria di Radda che contiene tre Terzi, cioe&#8217; Radda, Gajole e Castellina, arrivando fino al confine dello Stato di Siena&#8221;? Cos&#8217;altro e&#8217; se non il territorio della Lega di Chianti? E perche&#8217; non viene nominata, pur citandola, tenendo conto che tale lega esisteva ancora ai tempi del bando? Perche&#8217; ovviamente diventava alquanto imbarazzante &#8220;determinare sia&#8221; che il Chianti si produce&#8230;nel Chianti e in un&#8217;altra porzione di territorio grevigiano. Quel Bando, voluto far passare per una zonazione ante litteram a tutela del vino del Chianti, e&#8217; in realta&#8217; il primo tentativo documentato di usurpazione del nome del Chianti per scopi commerciali.</p>
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