Franciacorta Festival: un palcoscenico da allargare

I numeri, quasi 5000 visitatori in tre giorni, dicono che è stato, come nelle precedenti sette edizioni, un clamoroso successo di pubblico, che conferma la notorietà della zona e dei suoi vini.
Eppure, paradossalmente, l’attuale formula del Franciacorta Festival che si è svolto tra il 22 ed il 24 settembre presso la splendida Villa Lechi di Erbusco, costituisce, se non ci si vuole mettere delle fette di salame sugli occhi, l’apice della parabola, il risultato massimo che, nelle attuali condizioni, si poteva raggiungere.
Occorre – c’è tempo un anno per farlo – andare oltre e pensare ad una nuova formula che consenta per davvero e non solo a parole di coinvolgere l’intero territorio franciacortino, e crei diversi punti d’attrazione per evitare che il tutto si risolva in un assalto, festoso e colorato, ma sempre assalto, ai banchi d’assaggio e in un livello di fruizione superficiale.
A quarant’anni dalla sua Doc, oggi diventata Docg, la Franciacorta ed il Franciacorta meritano di più. Un salto di qualità, possibile, di cui parlo in questo articolo pubblicato nello spazio delle news “Le novità dal mondo del vino” del sito Internet dell’A.I.S., Associazione Italiana Sommeliers. Appassionati delle bollicine nobili bresciane, frequentatori del Festival, produttori di Franciacorta, a voi la parola.

0 pensieri su “Franciacorta Festival: un palcoscenico da allargare

  1. Il frazionamento in più sedi comporterebbe costi e difficoltà organizzative assai maggiori con relativo congestionamento del traffico per spostarsi da una location all’altra e, a mio giudizio, produrrebbe un effetto dispersivo.
    Il concetto di sede unica va bene ma per avere spazi adeguati bisognerebbe rinunciare a sedi storiche e prediligere qualche struttura più moderna, tipo padiglioni espositivi.
    Comunque un livello di fruizione superficiale è il prezzo che bisogna pagare se si vuole una manifestazione in cui tra il pubblico convivano sia i turisti del weekend sia gli operatori di settore. Altrimenti bisogna fare delle scelte.

  2. Sono d’accordo che gli spazi espositivi con strutture tipo padiglioni siano più consone e meno onerose per i consorzi. Mi piacerebbe anche un solo giorno riservato agli operatori e gli altri aperti al pubblico, ma vorrei anche spazi per fare delle verticali, magari AIS-guidate ed a pagamento e dei convegni tecnici sui vitigni. Altrimenti tutto si riduce ad un “assalto con i bicchieri”. Questo vale anche per molte altre manifestazioni.

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