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	<title>Commenti a: Vinellando: a precisa domanda il Consorzio del Morellino non risponde</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2012 04:07:06 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Maurizio</title>
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		<dc:creator>Maurizio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2007 14:08:01 +0000</pubDate>
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		<description>Mi occupo di agricoltura e conosco abbastanza bene la situazione viticola della zona di Scansano. Concordo pienamente sull&#039;analisi fatta da Stefano Tesi e credo che questa si possa ampliare a tutto il mondo agricolo toscano e maremmano in particolare. Molto spesso le vicende, legate ad organismi pubblici o che svolgono funzioni pubbliche, come quella del Consorzio di tutela, sono viste più come spartizioni di potere che come occasioni imprenditoriali. In altre parole nella gestione del Consorzio, ma potrei parlare di molte altre realtà quali APT, Coop, enti vari o strade del vino, la parte più importante, che dovrebbe essere quella di promozione e controllo, viene completamente trascurata mentre assume molta più importanza la parte politica. Tutta questa sega mentale (scusate il termine) sitraduce in un immobilismo generale o peggio in una corsa a criticare gli altri. Credo che ciò sia tipico dei toscani.

Saluti a tutti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi occupo di agricoltura e conosco abbastanza bene la situazione viticola della zona di Scansano. Concordo pienamente sull&#8217;analisi fatta da Stefano Tesi e credo che questa si possa ampliare a tutto il mondo agricolo toscano e maremmano in particolare. Molto spesso le vicende, legate ad organismi pubblici o che svolgono funzioni pubbliche, come quella del Consorzio di tutela, sono viste più come spartizioni di potere che come occasioni imprenditoriali. In altre parole nella gestione del Consorzio, ma potrei parlare di molte altre realtà quali APT, Coop, enti vari o strade del vino, la parte più importante, che dovrebbe essere quella di promozione e controllo, viene completamente trascurata mentre assume molta più importanza la parte politica. Tutta questa sega mentale (scusate il termine) sitraduce in un immobilismo generale o peggio in una corsa a criticare gli altri. Credo che ciò sia tipico dei toscani.</p>
<p>Saluti a tutti</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano Tesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/vinellando-a-precisa-domanda-il-consorzio-del-morellino-non-risponde.html/comment-page-1#comment-4818</link>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2007 09:28:42 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile signor Tanzini,
in tutta franchezza non ho capito se il suo voleva essere un intervento polemico nei miei confronti o se invece si tratta semplicemente del caso di qualcuno che, come può succedere (e come si dice dalle nostre parti), preso dalla foga “la fa fuori dal vaso”.

Lei infatti ironizza sul mio sconcerto, immaginando come riferito a lei l’accenno a “dialettiche poco convincenti” sul caso “Vinellando”. Un’argomentazione però per il quale il mio sconcerto raddoppia: sia perché non ho mai avuto il piacere di scambiare opinioni con lei (nel caso contrario mi scuso: anch’io evidentemente perdo colpi), sia perchè non sapevo né potevo sapere che lei fosse intervenuto sull’argomento. Come potevo dunque riferirmi a lei? E dunque perché sostiene che io intendessi alludere a lei? Mistero.

In realtà infatti desideravo dire esattamente il contrario di ciò che lei ha capito: considero comunque legittime le ragioni per le quali un produttore decide di non partecipare a una certa manifestazione e ritenevo quindi di dover chiudere il punto per passare all’argomento consortile.

Precisato questo, e lungi da me la volontà di polemizzare ulteriormente, rispondo volentieri alle sue domande.
Non prima però di aver chiarito un’altra cosa: nè io né, credo, l’amico Ziliani siamo gli avvocati d’ufficio di “Vinellando”. Pur apprezzando l’evento e la bontà dell’organizzazione, siamo stati i primi a criticarne il regolamento almeno nella parte in cui, per un eccesso di scrupolo, anche a posteriori nega ai giornalisti-giurati di conoscere l’abbinamento tra i campioni e le schede di degustazione. Nessun favorevole apriorismo da parte mia, quindi, ma un atteggiamento equanime.

E veniamo al discorso della tipicità. Intanto le confermo che il parametro, pur previsto nella scheda (punteggio da 1 a 100), effettivamente non è stato considerato per il calcolo finale. Una scelta, gliene do atto, non del tutto condivisibile e piuttosto contraddittoria, visto anche che il nome della manifestazione parlava espressamente del “Morellino più tipico”. La giustificazione è stata appunto che enfatizzare il peso della tipicità avrebbe creato eccessive disparità di giudizio, rendendo il voto finale disomogeneo.

Anch’io inoltre, come lei, temevo che per questo alla fine il vincitore sarebbe risultato il solito produttore di vini ibridi, nemmeno io apprezzando, in generale (e con le dovute eccezioni) i disciplinari che prevedono i cosiddetti vitigni internazionali. Il che indirettamente le fa pure capire cosa penso della “tipicità”, pur con tutte le cautele verso i rischi a cui un’interpretazione troppo restrittiva e poco evolutiva della parola ci conduce.

Il risultato del concorso ha però clamorosamente smentito sia me che lei.
Primo, perché il vincitore è stato proprio uno dei vini che, a mio modestissimo parere, erano risultati tra i più soddisfacenti per tipicità.
Secondo, perché il nome del vincitore è tra quelli che, pregiudizialmente, avrei invece giudicato tra i meno “tipicizzanti”.
Terzo, perché anche il secondo e il terzo classificato erano risultati, anche nella mia scheda, tra i più tipici.
Segno che evidentemente, pur escludendo il parametro specifico, la giuria si era orientata su vini ragionevolmente riconoscibili e coerenti alla tradizione.
Se ne trae la conclusione che, nonostante le sue diffidenze, “Vinellando” (e quindi la commissione di assaggio) ha finito per premiare vini decisamente “tipici” e non “vini prodotti in buona parte con vitigni che nulla hanno a che fare con il territorio”. 

Mi sembra però, e concludo, che pure sul resto lei faccia un po’ di confusione. Che c’entra, scusi, “Vinellando” con i punti deboli del disciplinare del Morellino? A prescindere dalle opinioni personali è evidente che un concorso di vini a denominazione debba ammettere tutti coloro che ne abbiano diritto e cioè, nel caso, tutti coloro che producono Morellino come da disciplinare vigente. O no?

Prima di salutarla, infine, vorrei fargliela io una domanda a cui nessuno ha finora ritenuto opportuno dare pubblicamente una risposta: perché il Consorzio non ha partecipato a Vinellando, visto che si tratta dell’unica manifestazione nel suo genere sul territorio? E’ una cosa che salta all’occhio e suona strana, ammettiamolo. Un interrogativo che rivolgo – ma, giuro, senza malizia – anche a tutti gli altri soggetti coinvolti, cominciare dal Comune di Magliano. Come chiede anche Ziliani, è proprio così difficile, a legittima domanda giornalistica, esporre pacatamente le proprie ragioni, senza chiudersi a riccio? Ci sarà pure una spiegazione, magari semplice, lineare, comprensibile. O no?
E’ su questo che il mio amico Franco Ziliani e io medesimo ci sbattezziamo, mica sul resto.

Cordiali saluti,

                                                                                                     Stefano Tesi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile signor Tanzini,<br />
in tutta franchezza non ho capito se il suo voleva essere un intervento polemico nei miei confronti o se invece si tratta semplicemente del caso di qualcuno che, come può succedere (e come si dice dalle nostre parti), preso dalla foga “la fa fuori dal vaso”.</p>
<p>Lei infatti ironizza sul mio sconcerto, immaginando come riferito a lei l’accenno a “dialettiche poco convincenti” sul caso “Vinellando”. Un’argomentazione però per il quale il mio sconcerto raddoppia: sia perché non ho mai avuto il piacere di scambiare opinioni con lei (nel caso contrario mi scuso: anch’io evidentemente perdo colpi), sia perchè non sapevo né potevo sapere che lei fosse intervenuto sull’argomento. Come potevo dunque riferirmi a lei? E dunque perché sostiene che io intendessi alludere a lei? Mistero.</p>
<p>In realtà infatti desideravo dire esattamente il contrario di ciò che lei ha capito: considero comunque legittime le ragioni per le quali un produttore decide di non partecipare a una certa manifestazione e ritenevo quindi di dover chiudere il punto per passare all’argomento consortile.</p>
<p>Precisato questo, e lungi da me la volontà di polemizzare ulteriormente, rispondo volentieri alle sue domande.<br />
Non prima però di aver chiarito un’altra cosa: nè io né, credo, l’amico Ziliani siamo gli avvocati d’ufficio di “Vinellando”. Pur apprezzando l’evento e la bontà dell’organizzazione, siamo stati i primi a criticarne il regolamento almeno nella parte in cui, per un eccesso di scrupolo, anche a posteriori nega ai giornalisti-giurati di conoscere l’abbinamento tra i campioni e le schede di degustazione. Nessun favorevole apriorismo da parte mia, quindi, ma un atteggiamento equanime.</p>
<p>E veniamo al discorso della tipicità. Intanto le confermo che il parametro, pur previsto nella scheda (punteggio da 1 a 100), effettivamente non è stato considerato per il calcolo finale. Una scelta, gliene do atto, non del tutto condivisibile e piuttosto contraddittoria, visto anche che il nome della manifestazione parlava espressamente del “Morellino più tipico”. La giustificazione è stata appunto che enfatizzare il peso della tipicità avrebbe creato eccessive disparità di giudizio, rendendo il voto finale disomogeneo.</p>
<p>Anch’io inoltre, come lei, temevo che per questo alla fine il vincitore sarebbe risultato il solito produttore di vini ibridi, nemmeno io apprezzando, in generale (e con le dovute eccezioni) i disciplinari che prevedono i cosiddetti vitigni internazionali. Il che indirettamente le fa pure capire cosa penso della “tipicità”, pur con tutte le cautele verso i rischi a cui un’interpretazione troppo restrittiva e poco evolutiva della parola ci conduce.</p>
<p>Il risultato del concorso ha però clamorosamente smentito sia me che lei.<br />
Primo, perché il vincitore è stato proprio uno dei vini che, a mio modestissimo parere, erano risultati tra i più soddisfacenti per tipicità.<br />
Secondo, perché il nome del vincitore è tra quelli che, pregiudizialmente, avrei invece giudicato tra i meno “tipicizzanti”.<br />
Terzo, perché anche il secondo e il terzo classificato erano risultati, anche nella mia scheda, tra i più tipici.<br />
Segno che evidentemente, pur escludendo il parametro specifico, la giuria si era orientata su vini ragionevolmente riconoscibili e coerenti alla tradizione.<br />
Se ne trae la conclusione che, nonostante le sue diffidenze, “Vinellando” (e quindi la commissione di assaggio) ha finito per premiare vini decisamente “tipici” e non “vini prodotti in buona parte con vitigni che nulla hanno a che fare con il territorio”. </p>
<p>Mi sembra però, e concludo, che pure sul resto lei faccia un po’ di confusione. Che c’entra, scusi, “Vinellando” con i punti deboli del disciplinare del Morellino? A prescindere dalle opinioni personali è evidente che un concorso di vini a denominazione debba ammettere tutti coloro che ne abbiano diritto e cioè, nel caso, tutti coloro che producono Morellino come da disciplinare vigente. O no?</p>
<p>Prima di salutarla, infine, vorrei fargliela io una domanda a cui nessuno ha finora ritenuto opportuno dare pubblicamente una risposta: perché il Consorzio non ha partecipato a Vinellando, visto che si tratta dell’unica manifestazione nel suo genere sul territorio? E’ una cosa che salta all’occhio e suona strana, ammettiamolo. Un interrogativo che rivolgo – ma, giuro, senza malizia – anche a tutti gli altri soggetti coinvolti, cominciare dal Comune di Magliano. Come chiede anche Ziliani, è proprio così difficile, a legittima domanda giornalistica, esporre pacatamente le proprie ragioni, senza chiudersi a riccio? Ci sarà pure una spiegazione, magari semplice, lineare, comprensibile. O no?<br />
E’ su questo che il mio amico Franco Ziliani e io medesimo ci sbattezziamo, mica sul resto.</p>
<p>Cordiali saluti,</p>
<p>                                                                                                     Stefano Tesi</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alberto Tanzini</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/vinellando-a-precisa-domanda-il-consorzio-del-morellino-non-risponde.html/comment-page-1#comment-4782</link>
		<dc:creator>Alberto Tanzini</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 17:26:58 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Sig. Ziliani.mi permetta una risposta allo sconcertato sig. Tesi. 

Sono Alberto Tanzini, produttore di Morellino da pochi anni (troppo pochi per far polemiche), colui che ha preso l&#039;&quot;abbaglio&quot; di non partecipare a &quot;una delle maggiori kermesse e vetrine del Morellino sul territorio&quot;.

Sig. Tesi, non si sconcerti per così poco. Le mie giustificazioni &quot;dialettiche e poco convincenti&quot; sono del tutto personali e non hanno nulla a che fare con malumori, invidie o ripicche tra Consorzio di Tutela, Strada del Vino o campanili che (mal) si vedono l’un con l’altro. Se si decidesse di fare il Brunetto di Magliano DOC… ben venga il Brunetto di Magliano, spero che almeno lì io possa iscrivere i miei amati vigneti all’albo di questa nuova DOC.

Restando ai vecchi vigneti iscritti al Morellino di Scansano, ritengo che Vinellando meriti tutto il rispetto dovuto ad una manifestazione seria, ben organizzata dal piacevolissimo comune di Magliano, e unica nel suo genere sul territorio. 

Ribadisco però una critica a tale manifestazione. Per quanto mi è dato di sapere, tra i parametri di valutazione dei vini in concorso, c’è la “tipicità del vino”,  Mi risulta anche che, a seguito della disomogeneità di valori attribuiti al parametro dalla giuria, al fine di non falsare il risultato della manifestazione, lo stesso sia stato escluso dal giudizio finale. 
Se le mie informazioni sono errate, la prego di correggermi, perché questo cambierebbe sensibilmente il mio atteggiamento personale nei confronti della manifestazione.

Ora però le devo qualche informazione in più sulla mia azienda. È incentrata sul sangiovese e qualche altro vitigno tipico di queste zone (soprattutto ciliegiolo e pugnitello). Io credo in questi vitigni è sto spendendo tutti i miei sforzi per far riconoscere che tali vitigni meritano la stessa considerazione dei più noti vitigni internazionali. Stante questa premessa, ed ammessa la veridicità della mia critica di cui sopra, ritengo di aver giustificazioni sufficienti per esercitare il mio “diritto a non partecipare”.

La domanda che io mi pongo, e rispetto alla quale vorrei conoscere l’opinione tanto del sig. Ziliani che del sig. Tesi, è che importanza ha per Voi la tipicità del vino? Che senso ha una manifestazione legata al territorio che ammette e forse premia vini prodotti in buona parte con vitigni che nulla hanno a che fare con il territorio? Mi spingo oltre, se la tipicità è importante, che senso ha un disciplinare che ammette tutti i vitigni conosciuti da colui che lo ha scritto?

Mi ripeto. Sono un produttore di vino per scelta, per vivere la campagna e crescere la mia famiglia in un ambiente sereno. Non cerco polemiche, ma vorrei conoscere la vostra opinione in merito ai quesiti che mi pongo ogni giorno, in merito ai quali non ho certezze.


P.S. anche io faccio qualcosa per far conoscere il mio Morellino:

-	Concorso Enologico Vinitaly 2006: gran menzione.
-	Dic 2006: Convegno/degustazione sulla DOCG del Morellino all’Hotel Principe di Savoia, Milano;
-	Mar 2007: Convegno/degustazione sui vini di Toscana, Dusseldorf, Prowein 2007;
-	VII selezione dei vini di Toscana: diploma di merito.
-	The best Morellinos, 13/9/2007, Jancis Robinson (www.jancisrobinson.com)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Sig. Ziliani.mi permetta una risposta allo sconcertato sig. Tesi. </p>
<p>Sono Alberto Tanzini, produttore di Morellino da pochi anni (troppo pochi per far polemiche), colui che ha preso l&#8217;&#8221;abbaglio&#8221; di non partecipare a &#8220;una delle maggiori kermesse e vetrine del Morellino sul territorio&#8221;.</p>
<p>Sig. Tesi, non si sconcerti per così poco. Le mie giustificazioni &#8220;dialettiche e poco convincenti&#8221; sono del tutto personali e non hanno nulla a che fare con malumori, invidie o ripicche tra Consorzio di Tutela, Strada del Vino o campanili che (mal) si vedono l’un con l’altro. Se si decidesse di fare il Brunetto di Magliano DOC… ben venga il Brunetto di Magliano, spero che almeno lì io possa iscrivere i miei amati vigneti all’albo di questa nuova DOC.</p>
<p>Restando ai vecchi vigneti iscritti al Morellino di Scansano, ritengo che Vinellando meriti tutto il rispetto dovuto ad una manifestazione seria, ben organizzata dal piacevolissimo comune di Magliano, e unica nel suo genere sul territorio. </p>
<p>Ribadisco però una critica a tale manifestazione. Per quanto mi è dato di sapere, tra i parametri di valutazione dei vini in concorso, c’è la “tipicità del vino”,  Mi risulta anche che, a seguito della disomogeneità di valori attribuiti al parametro dalla giuria, al fine di non falsare il risultato della manifestazione, lo stesso sia stato escluso dal giudizio finale.<br />
Se le mie informazioni sono errate, la prego di correggermi, perché questo cambierebbe sensibilmente il mio atteggiamento personale nei confronti della manifestazione.</p>
<p>Ora però le devo qualche informazione in più sulla mia azienda. È incentrata sul sangiovese e qualche altro vitigno tipico di queste zone (soprattutto ciliegiolo e pugnitello). Io credo in questi vitigni è sto spendendo tutti i miei sforzi per far riconoscere che tali vitigni meritano la stessa considerazione dei più noti vitigni internazionali. Stante questa premessa, ed ammessa la veridicità della mia critica di cui sopra, ritengo di aver giustificazioni sufficienti per esercitare il mio “diritto a non partecipare”.</p>
<p>La domanda che io mi pongo, e rispetto alla quale vorrei conoscere l’opinione tanto del sig. Ziliani che del sig. Tesi, è che importanza ha per Voi la tipicità del vino? Che senso ha una manifestazione legata al territorio che ammette e forse premia vini prodotti in buona parte con vitigni che nulla hanno a che fare con il territorio? Mi spingo oltre, se la tipicità è importante, che senso ha un disciplinare che ammette tutti i vitigni conosciuti da colui che lo ha scritto?</p>
<p>Mi ripeto. Sono un produttore di vino per scelta, per vivere la campagna e crescere la mia famiglia in un ambiente sereno. Non cerco polemiche, ma vorrei conoscere la vostra opinione in merito ai quesiti che mi pongo ogni giorno, in merito ai quali non ho certezze.</p>
<p>P.S. anche io faccio qualcosa per far conoscere il mio Morellino:</p>
<p>-	Concorso Enologico Vinitaly 2006: gran menzione.<br />
-	Dic 2006: Convegno/degustazione sulla DOCG del Morellino all’Hotel Principe di Savoia, Milano;<br />
-	Mar 2007: Convegno/degustazione sui vini di Toscana, Dusseldorf, Prowein 2007;<br />
-	VII selezione dei vini di Toscana: diploma di merito.<br />
-	The best Morellinos, 13/9/2007, Jancis Robinson (www.jancisrobinson.com)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: antonio</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/vinellando-a-precisa-domanda-il-consorzio-del-morellino-non-risponde.html/comment-page-1#comment-4728</link>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 18:10:17 +0000</pubDate>
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		<description>Dal regolamento del consorzio Morellino:
&quot;..ciascun socio non può avere più di una delega ad eccezione delle Cantine cooperative che nella persona del Presidente potranno rappresentare tutti i soci facenti parte del Consorzio dietro rilascio delle relative deleghe.&quot;

Poi, a ben vedere, le aziende partecipanti a Vinellando sono quasi le stesse del consorzio: avrò visto male io?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dal regolamento del consorzio Morellino:<br />
&#8220;..ciascun socio non può avere più di una delega ad eccezione delle Cantine cooperative che nella persona del Presidente potranno rappresentare tutti i soci facenti parte del Consorzio dietro rilascio delle relative deleghe.&#8221;</p>
<p>Poi, a ben vedere, le aziende partecipanti a Vinellando sono quasi le stesse del consorzio: avrò visto male io?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano Tesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/vinellando-a-precisa-domanda-il-consorzio-del-morellino-non-risponde.html/comment-page-1#comment-4721</link>
		<dc:creator>Stefano Tesi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 13:35:15 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Franco,
condivido, come sai, la stragrande maggioranza delle cose che hai scritto a proposito del &quot;caso (impossibile ormai chiamarlo diversamente) Vinellando&quot;. Anch&#039;io l&#039;ho trovata una manifestazione interessante, godibile, ben organizzata e, per la parte strettamente degustativa, anche fin troppo seria, visto che a causa di un regolamento restrittivo fino all&#039;assurdo non ci è ancora stato nè sappiamo se sarà possibile conoscere i nomi dei vini che abbiamo degustato alla cieca, vanificando così, almeno dal punto di vista giornalistico, gran parte del lavoro da noi svolto: speriamo che il notaio molli la presa o che per l&#039;anno prossimo cambino almeno il regolamento, rendendo accessibile a posteriori la griglia dei vini partecipanti. Confido che, leggendoci, il sindaco se ne convinca e ci metta una buona parola.
Tornando al &quot;caso&quot; da te sollevato e all&#039;evidente, generale imbarazzo che il rapporto Consorzio Morellino/Vinellando procura, trovo che la faccenda debba essere esaminata sotto due punti di vista.
Da quello del singolo produttore, al quale forse può essere  contestata la scelta, ma non il diritto di non partecipare alla manifestazione. Non entro nel merito, non avendo approfondito troppo l&#039;argomento, del perchè e il percome l&#039;azienda tal dei tali abbia deciso di non presentare in concorso i propri vini. Certo, resta sconcertante il fatto che deliberatamente n viticoltore preferisca non essere presente a quella che è considerata una delle maggiori kermesse e &quot;vetrine&quot; del Morewllino sul territorio, ma di un simile eventuale abbaglio non si può a mio parere che prendere atto, anche a prescindere dalle successive giustificazioni dialettiche ancorchè poco convincenti.
Ben diverse sono le considerazioni dal punto di vista di un consorzio di tutela. Per il quale, viste le funzioni che istituzionalmente è chiamato a svolgere, certe partecipazioni (chiamale come vuoi: patrocinio, sponsorizzazione, coorganizzazione, etc.) parrebbero implicite, per non dire doverose.
E&#039; chiaro quindi che un malessere c&#039;è, frutto probabilmente di quella miscela di equilibri nella gestione interna del potere che i toscani conoscono bene e che contrasta così fortemente con l&#039;immagine sanguigna e scanzonata che i miei corregionali amano dare di sè. Probabilmente non sbaglia chi dice che il consorzio è giovane e ha bisogno di crescere. Laddove però l&#039;oggetto di questa crescita è più l&#039;esigenza di imparare a gestire &quot;politicamente&quot; le questioni delicate, come quella di cui stiamo discettando, che piuttosto, come a te e a me parrebbe ovvio, l&#039;abitudine alla trasparenza e alla linearità nelle decisioni e nella comunicazione. Si tratta insomma, a mio parere, di un problema prima di tutto culturale, che proprio come tale è oltremodo difficile da risolvere, in quanto non lineare, diretto, ma viceversa reso complesso per le sue infinite e trasversali implicazioni extravinicole: commerciali, burocratiche, economiche, ideologiche, partitiche, amministrative, per tacere di rivalità, personalismi, conflitti d&#039;interesse, campanili, veti incrociati, diffidenze e vendette.
So che, letto così, farà probabilmente strabuzzare gli occhi a parecchia gente convinta della schiettezza dei toscani. Ma, ahimè, sic transit gloria Etruriae. Soprattutto in un&#039;area che in un decennio ha visto quintuplicare il volume della produzione e incrementare a una media del 100% l&#039;anno il numero delle bottiglie. Per non parlare dei valori fondiari, con annessi e connessi.
Niente di nuovo sotto il sole. Anzi, &quot;under the tuscan sun&quot; come scrive quell&#039;americana che trova tutto ciò ancora &quot;molto pittoresco&quot;, come nella macchietta di Enrico Montesano.
Un caro saluto,

                                        Stefano Tesi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franco,<br />
condivido, come sai, la stragrande maggioranza delle cose che hai scritto a proposito del &#8220;caso (impossibile ormai chiamarlo diversamente) Vinellando&#8221;. Anch&#8217;io l&#8217;ho trovata una manifestazione interessante, godibile, ben organizzata e, per la parte strettamente degustativa, anche fin troppo seria, visto che a causa di un regolamento restrittivo fino all&#8217;assurdo non ci è ancora stato nè sappiamo se sarà possibile conoscere i nomi dei vini che abbiamo degustato alla cieca, vanificando così, almeno dal punto di vista giornalistico, gran parte del lavoro da noi svolto: speriamo che il notaio molli la presa o che per l&#8217;anno prossimo cambino almeno il regolamento, rendendo accessibile a posteriori la griglia dei vini partecipanti. Confido che, leggendoci, il sindaco se ne convinca e ci metta una buona parola.<br />
Tornando al &#8220;caso&#8221; da te sollevato e all&#8217;evidente, generale imbarazzo che il rapporto Consorzio Morellino/Vinellando procura, trovo che la faccenda debba essere esaminata sotto due punti di vista.<br />
Da quello del singolo produttore, al quale forse può essere  contestata la scelta, ma non il diritto di non partecipare alla manifestazione. Non entro nel merito, non avendo approfondito troppo l&#8217;argomento, del perchè e il percome l&#8217;azienda tal dei tali abbia deciso di non presentare in concorso i propri vini. Certo, resta sconcertante il fatto che deliberatamente n viticoltore preferisca non essere presente a quella che è considerata una delle maggiori kermesse e &#8220;vetrine&#8221; del Morewllino sul territorio, ma di un simile eventuale abbaglio non si può a mio parere che prendere atto, anche a prescindere dalle successive giustificazioni dialettiche ancorchè poco convincenti.<br />
Ben diverse sono le considerazioni dal punto di vista di un consorzio di tutela. Per il quale, viste le funzioni che istituzionalmente è chiamato a svolgere, certe partecipazioni (chiamale come vuoi: patrocinio, sponsorizzazione, coorganizzazione, etc.) parrebbero implicite, per non dire doverose.<br />
E&#8217; chiaro quindi che un malessere c&#8217;è, frutto probabilmente di quella miscela di equilibri nella gestione interna del potere che i toscani conoscono bene e che contrasta così fortemente con l&#8217;immagine sanguigna e scanzonata che i miei corregionali amano dare di sè. Probabilmente non sbaglia chi dice che il consorzio è giovane e ha bisogno di crescere. Laddove però l&#8217;oggetto di questa crescita è più l&#8217;esigenza di imparare a gestire &#8220;politicamente&#8221; le questioni delicate, come quella di cui stiamo discettando, che piuttosto, come a te e a me parrebbe ovvio, l&#8217;abitudine alla trasparenza e alla linearità nelle decisioni e nella comunicazione. Si tratta insomma, a mio parere, di un problema prima di tutto culturale, che proprio come tale è oltremodo difficile da risolvere, in quanto non lineare, diretto, ma viceversa reso complesso per le sue infinite e trasversali implicazioni extravinicole: commerciali, burocratiche, economiche, ideologiche, partitiche, amministrative, per tacere di rivalità, personalismi, conflitti d&#8217;interesse, campanili, veti incrociati, diffidenze e vendette.<br />
So che, letto così, farà probabilmente strabuzzare gli occhi a parecchia gente convinta della schiettezza dei toscani. Ma, ahimè, sic transit gloria Etruriae. Soprattutto in un&#8217;area che in un decennio ha visto quintuplicare il volume della produzione e incrementare a una media del 100% l&#8217;anno il numero delle bottiglie. Per non parlare dei valori fondiari, con annessi e connessi.<br />
Niente di nuovo sotto il sole. Anzi, &#8220;under the tuscan sun&#8221; come scrive quell&#8217;americana che trova tutto ciò ancora &#8220;molto pittoresco&#8221;, come nella macchietta di Enrico Montesano.<br />
Un caro saluto,</p>
<p>                                        Stefano Tesi</p>
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		<title>Di: gianpaolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/vinellando-a-precisa-domanda-il-consorzio-del-morellino-non-risponde.html/comment-page-1#comment-4720</link>
		<dc:creator>gianpaolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 12:22:46 +0000</pubDate>
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		<description>Essendo un produttore di Morellino, di quelli critici verso il Consorzio, visto che mi sono dimesso due anni fa, direi che la cosa mi tocca molto.
Tra l&#039;altro bisogna dire che uno dei problemi, come si vede dal post, e&#039; che molti produttori sono critici in privato, e molto accomodanti in pubblico.
Non entro nel merito, anche perche&#039; non ho nulla da aggiungere a quanto detto da Ziliani, se non proprio riconoscergli il merito di aver cercato di fare quel tipo di giornalismo d&#039;inchiesta, e non da velina, che piu&#039; spesso vorremmo leggere.
Non nascondo di essere ancora una volta stupefatto di fronte a comportamenti di chiusura completa del Consorzio, come se la denominazione fosse di loro proprieta&#039; e non sentissero nessun obbligo nello spiegare i loro comportamenti, specialmente adesso che sono equiparati ad una istituzione pubblica, avendo funzioni di controllo erga omnes.
Ancora una volta si avverte il disturbo, quasi indispettito, di chi non vuole venire disturbato mentre manovra. Dare spiegazioni e&#039; cosi&#039; noioso. Specialmente quando non ve ne sono di coerenti da offrire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Essendo un produttore di Morellino, di quelli critici verso il Consorzio, visto che mi sono dimesso due anni fa, direi che la cosa mi tocca molto.<br />
Tra l&#8217;altro bisogna dire che uno dei problemi, come si vede dal post, e&#8217; che molti produttori sono critici in privato, e molto accomodanti in pubblico.<br />
Non entro nel merito, anche perche&#8217; non ho nulla da aggiungere a quanto detto da Ziliani, se non proprio riconoscergli il merito di aver cercato di fare quel tipo di giornalismo d&#8217;inchiesta, e non da velina, che piu&#8217; spesso vorremmo leggere.<br />
Non nascondo di essere ancora una volta stupefatto di fronte a comportamenti di chiusura completa del Consorzio, come se la denominazione fosse di loro proprieta&#8217; e non sentissero nessun obbligo nello spiegare i loro comportamenti, specialmente adesso che sono equiparati ad una istituzione pubblica, avendo funzioni di controllo erga omnes.<br />
Ancora una volta si avverte il disturbo, quasi indispettito, di chi non vuole venire disturbato mentre manovra. Dare spiegazioni e&#8217; cosi&#8217; noioso. Specialmente quando non ve ne sono di coerenti da offrire.</p>
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		<title>Di: Loste</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/vinellando-a-precisa-domanda-il-consorzio-del-morellino-non-risponde.html/comment-page-1#comment-4712</link>
		<dc:creator>Loste</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 08:58:16 +0000</pubDate>
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		<description>Quello che scrivi e solo un pezzetto di uno specchio che messo insieme corrisponde al nostro paese vinicolo (ma vale per tutto). E&#039; un mondo di invidie, di poteri da gestire e di &quot;torri eburnee&quot; inarrivabili. Ho sentito affossare piccoli e giovani produttori che sanno far bene il vino, solo perchè il loro maestro si chiamava Tachis. Ho sentito &quot;sviolinate&quot; e poetiche analisi sensoriali a vini scadenti e cattivi, ma che vantavano proprietari importanti.
Sono diventato sommelier solo per capire un pochino di più le cose. Ora mi affido (con moderazione) al mio palato e al mio naso, ma più di tutto a gente come te. Perché alla fine del vino mi interessa il piacere che dà berlo con persone care, e il ricordo che lascia, come desiderio ad una nuova bevuta.
Saluti
Marco</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che scrivi e solo un pezzetto di uno specchio che messo insieme corrisponde al nostro paese vinicolo (ma vale per tutto). E&#8217; un mondo di invidie, di poteri da gestire e di &#8220;torri eburnee&#8221; inarrivabili. Ho sentito affossare piccoli e giovani produttori che sanno far bene il vino, solo perchè il loro maestro si chiamava Tachis. Ho sentito &#8220;sviolinate&#8221; e poetiche analisi sensoriali a vini scadenti e cattivi, ma che vantavano proprietari importanti.<br />
Sono diventato sommelier solo per capire un pochino di più le cose. Ora mi affido (con moderazione) al mio palato e al mio naso, ma più di tutto a gente come te. Perché alla fine del vino mi interessa il piacere che dà berlo con persone care, e il ricordo che lascia, come desiderio ad una nuova bevuta.<br />
Saluti<br />
Marco</p>
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		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/vinellando-a-precisa-domanda-il-consorzio-del-morellino-non-risponde.html/comment-page-1#comment-4710</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Sep 2007 08:34:06 +0000</pubDate>
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		<description>La situazione interna a questo consorzio, che peraltro conosco poco, non mi stupisce più di tanto. Da tempo vado dicendo che abbiamo bisogno di una vera riforma di questi enti che generalmente tutelano poco o nulla e che gravano sulle spalle dei produttori. In altre zone si assiste all&#039;assurdo che sono più le aziende non associate che quelle associate, con il risultato che il consorzio non tutela né rappresenta nessuno. Il ministro dovrebbe intervenire a riguardo con una legge, ma credo che qualcuno in Veneto gli abbia suggerito di non farlo. Tornando alle manifestazioni dove si presentano i nuovi vini, si é mai chiesto come mai all&#039;anteprima dell&#039;amarone più della metà dei produttori non partecipa mai?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La situazione interna a questo consorzio, che peraltro conosco poco, non mi stupisce più di tanto. Da tempo vado dicendo che abbiamo bisogno di una vera riforma di questi enti che generalmente tutelano poco o nulla e che gravano sulle spalle dei produttori. In altre zone si assiste all&#8217;assurdo che sono più le aziende non associate che quelle associate, con il risultato che il consorzio non tutela né rappresenta nessuno. Il ministro dovrebbe intervenire a riguardo con una legge, ma credo che qualcuno in Veneto gli abbia suggerito di non farlo. Tornando alle manifestazioni dove si presentano i nuovi vini, si é mai chiesto come mai all&#8217;anteprima dell&#8217;amarone più della metà dei produttori non partecipa mai?</p>
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