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	<title>Commenti a: Una sommessa domanda: interessante &#8220;nonostante&#8221; o &#8220;grazie&#8221; alle polemiche ?</title>
	<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html</link>
	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
	<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 16:08:56 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>By: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4904</link>
		<author>Filippo Cintolesi</author>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 22:25:24 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4904</guid>
		<description>Caro Tesi, 
mi fai dire piu' di quel che io non dica, t'assicuro. Mi ero reso conto che la tua polemica era contro il ridicolo della political correctness, la quale pero' almeno un pregio ce l'ha: che funziona piuttosto bene come pietra d'inciampo nell'individuare coloro ai quali essa da' fastidio, e nel permettere di discriminare il tipo di reazione che provoca. A questo riguardo devo dire che se, di fronte all'incapacita' di certi tentativi linguistici di risolvere problemi che linguistici in fondo non sono bensi' sociali, la nostra consolazione sta nel considerare liberatorio "chiamare negri i negri", andiamo ben poco lontano, ammesso che ci si sia mai posti il problema di andarci.
La lingua ha un'evoluzione millenaria, dici bene, e il fatto che le parole abbiano una storia lunga non toglie che oggi siamo a un certo punto di quella storia, non gia' all'inizio. L'etimologia lasciamola stare. La citazione delle buffonate linguistiche del sindacalese, poi, mi rifiuto di considerarla una risposta a quel che ho detto. Non la voglio far troppo lunga, sarebbe interessante ma anche molto inutile, soprattutto nel contesto di questo blog. Osservo solo che forse hai proprio ragione, si tratta di punti di vista molto probabilmente poco conciliabili, e la linea sta nella tua premessa che il carattere dispregiativo di un termine dipenda da chi e come lo usa (al presente). Quando invece io non ho dubbi che il carattere dispregiativo certe parole se lo portino ormai addosso (e sottolineo ormai: viviamo intrisi nella storia, nel tempo, e per quanto possiamo desiderare il contrario, non ci e' concesso di tornare indietro). Se lo portano addosso proprio per via di chi e come le ha usate (al passato; prossimo per di piu'). Ma soprattutto sono dispregiative per l'unico (a mio modo di vedere e di sentire) ripeto l'unico vero criterio di valutazione al riguardo: perche' sono vissute come tali dai loro destinatari. Io, ma non per una questione di correttezza politica, bensi' di semplice educazione, tendo a chiamare una persona col nome con cui essa si presenta, non tendo ad attribuirgliene uno io d'autorita'. E chi se ne frega se i nostri nonni si regolavano diversamente. E' proprio come dici: un secolo fa uno spazzino non si sarebbe offeso. Probabilmente non avrebbe neppure pensato di poter fare altro che lo spazzino. Oggi come oggi invece forse le cose stanno diversamente. E tanto a me basta per il problema di come non chiamarlo. 
Nero gli africani si saranno detti qualche decennio fa. Oggi semmai, preferiscono dirsi nigga', ma appunto come provocazione e solo in certi contesti sociali, ma soprattutto solo fra loro. Non e' la g in piu' o in meno, semmai e' l'identificazione di una persona con un suo attributo fisico, e' il solo fatto che sentiamo il bisogno di fare quel gruppetto. Questa e' la vera cosa avvilente. Il problema dell'etichetta da attaccarci e' secondario. Idem per i froci. E per tutti gli altri. Come ho detto piu' sopra: se la nostra liberta' di spirito e di mente la dobbiamo ridurre alla licenza di cacare sul pavimento solo perche' cacare e' esigenza fisiologica da che mondo e' mondo, stiamo proprio freschi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tesi,<br />
mi fai dire piu&#8217; di quel che io non dica, t&#8217;assicuro. Mi ero reso conto che la tua polemica era contro il ridicolo della political correctness, la quale pero&#8217; almeno un pregio ce l&#8217;ha: che funziona piuttosto bene come pietra d&#8217;inciampo nell&#8217;individuare coloro ai quali essa da&#8217; fastidio, e nel permettere di discriminare il tipo di reazione che provoca. A questo riguardo devo dire che se, di fronte all&#8217;incapacita&#8217; di certi tentativi linguistici di risolvere problemi che linguistici in fondo non sono bensi&#8217; sociali, la nostra consolazione sta nel considerare liberatorio &#8220;chiamare negri i negri&#8221;, andiamo ben poco lontano, ammesso che ci si sia mai posti il problema di andarci.<br />
La lingua ha un&#8217;evoluzione millenaria, dici bene, e il fatto che le parole abbiano una storia lunga non toglie che oggi siamo a un certo punto di quella storia, non gia&#8217; all&#8217;inizio. L&#8217;etimologia lasciamola stare. La citazione delle buffonate linguistiche del sindacalese, poi, mi rifiuto di considerarla una risposta a quel che ho detto. Non la voglio far troppo lunga, sarebbe interessante ma anche molto inutile, soprattutto nel contesto di questo blog. Osservo solo che forse hai proprio ragione, si tratta di punti di vista molto probabilmente poco conciliabili, e la linea sta nella tua premessa che il carattere dispregiativo di un termine dipenda da chi e come lo usa (al presente). Quando invece io non ho dubbi che il carattere dispregiativo certe parole se lo portino ormai addosso (e sottolineo ormai: viviamo intrisi nella storia, nel tempo, e per quanto possiamo desiderare il contrario, non ci e&#8217; concesso di tornare indietro). Se lo portano addosso proprio per via di chi e come le ha usate (al passato; prossimo per di piu&#8217;). Ma soprattutto sono dispregiative per l&#8217;unico (a mio modo di vedere e di sentire) ripeto l&#8217;unico vero criterio di valutazione al riguardo: perche&#8217; sono vissute come tali dai loro destinatari. Io, ma non per una questione di correttezza politica, bensi&#8217; di semplice educazione, tendo a chiamare una persona col nome con cui essa si presenta, non tendo ad attribuirgliene uno io d&#8217;autorita&#8217;. E chi se ne frega se i nostri nonni si regolavano diversamente. E&#8217; proprio come dici: un secolo fa uno spazzino non si sarebbe offeso. Probabilmente non avrebbe neppure pensato di poter fare altro che lo spazzino. Oggi come oggi invece forse le cose stanno diversamente. E tanto a me basta per il problema di come non chiamarlo.<br />
Nero gli africani si saranno detti qualche decennio fa. Oggi semmai, preferiscono dirsi nigga&#8217;, ma appunto come provocazione e solo in certi contesti sociali, ma soprattutto solo fra loro. Non e&#8217; la g in piu&#8217; o in meno, semmai e&#8217; l&#8217;identificazione di una persona con un suo attributo fisico, e&#8217; il solo fatto che sentiamo il bisogno di fare quel gruppetto. Questa e&#8217; la vera cosa avvilente. Il problema dell&#8217;etichetta da attaccarci e&#8217; secondario. Idem per i froci. E per tutti gli altri. Come ho detto piu&#8217; sopra: se la nostra liberta&#8217; di spirito e di mente la dobbiamo ridurre alla licenza di cacare sul pavimento solo perche&#8217; cacare e&#8217; esigenza fisiologica da che mondo e&#8217; mondo, stiamo proprio freschi.</p>
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		<title>By: Stefano Tesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4902</link>
		<author>Stefano Tesi</author>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 21:31:46 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4902</guid>
		<description>Caro Cintolesi,
forse non dovrei replicare ai tuoi – garbati, lo ammetto – appunti perché c’è l’apparente rischio di andare fuori tema. Ma, a ben vedere, il nostro è invece proprio un caso di punti di vista inconciliabili che pare calzare a pennello con quanto da me sostenuto nel mio primo post e, paradossalmente, da te “condiviso”.
Tutto nasce forse da un equivoco: io per primo avevo sottolineato che il senso più o meno dispregiativo di un termine dipende non dal termine in sé, ma da chi e come lo usa.
La verità storica, tuttavia, è quella dei fatti e non può essere distorta con interpretazioni spesso rese miopi dall’ideologia. Voglio dire che nel nostro vocabolario, come in qualsiasi altra lingua del mondo, ci sono parole consolidate e attestate storicamente da innumerevoli dizionari in un preciso significato, frutto di un’evoluzione millenaria. Non mi sembra qui il caso di andare lontano, ma la tua interpretazione sociologica del linguaggio, tendente a disegnare un universo per secoli tenuto in stato di schiavitù lessicale fino a quando un qualche illuminato non ha liberato l’umanità dalle catene dei “padroni” della lingua, mi lascia alquanto perplesso. “Cieco”, tanto per fare un esempio, viene dal latino “caecus”, parola di radici sanscrite. “Spazzino” dal latino “spaziare”, cioè sgomberare, fare posto. Ovviamente sono due esempi presi a caso. Ma allora che c’entrano, scusa, gli “autori” della lingua? I negri usano in inglese chiamare se stessi “black” (“…Say it loud, I’m black and proud”, James Brown), che per l’appunto vuol dire…negro, ovvero “nero” in spagnolo e portoghese. Infatti sempre neri, o negri, o black restano. Ma da noi è invalso l’uso zuccheroso e ipercilioso di chiamarli con un sinonimo politicamente corretto. Trovami oggi un negro che accetterebbe di ribattezzarsi Kunta Kinte abbandonando il nome Toby che porta da due secoli. Cinquantant’anni fa, quando quelli che secondo la tua curiosa lettura sarebbero gli “autori” (ma chi?) della lingua, erano già in declino, nessuno si sarebbe offeso a sentirsi chiamare spazzino se faceva lo spazzino, zoppo se era zoppo, cieco se era cieco. Poi, preceduti dal forbito ma ancora dignitoso “netturbini”, i primi sono venuti gli operatori ecologici; i ciechi, non vedenti. L’equilibrato, oggettivo, per niente offensivo “handicappato” è stato sostituito, in una lenta ma inesorabile discesa verso il ridicolo, prima da disabile e poi da diversamente abile. Alla fine finiranno per essere definiti semplicemente “abili” anche loro perché, chissà, quell’avverbio “diversamente” potrebbe suonare come vagamente discriminatorio e ciò potrebbe toccare certe sensibilità. I matti, parola magari cruda ma intrisa comunque di una certa antica e umana pietà, sono ora diventati malati di mente (locuzione asettica, niente affatto solidaristica, ma corretta): di questo passo però mi aspetto che presto verranno ribattezzati con qualche amenità tipo “diversamente pensanti”. Così tutti ci sentiremo più uguali. Il pazzesco che tutti si indignano a parlare di puttane, tranne le puttane, che usano comunemente il termine tra loro e parlando di sé. Idem dicasi per gli omosessuali, i quali non esitano, tra sé, a chiamarsi froci. Ma guai se a usare certe parole è un eterosessuale. Insomma è tutto un vezzo, una finta, una moina.
Per concludere, e davvero senza voler polemizzare ma solo per ribadire il mio punto di vista. Avere il coraggio delle proprie opinioni, senza per questo fare i bastian contrari di professione e diventare macchiette, passa a mio parere anche dal chiamare le cose con il loro nome. Senza forzature, ma anche senza ipocrisie. Negro per negro, spazzino per spazzino. Al massimo qualche spiritoso eufemismo. Ma il resto, per favore, no. Nel vino come nella vita.
Saluti,
                                       Stefano Tesi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Cintolesi,<br />
forse non dovrei replicare ai tuoi – garbati, lo ammetto – appunti perché c’è l’apparente rischio di andare fuori tema. Ma, a ben vedere, il nostro è invece proprio un caso di punti di vista inconciliabili che pare calzare a pennello con quanto da me sostenuto nel mio primo post e, paradossalmente, da te “condiviso”.<br />
Tutto nasce forse da un equivoco: io per primo avevo sottolineato che il senso più o meno dispregiativo di un termine dipende non dal termine in sé, ma da chi e come lo usa.<br />
La verità storica, tuttavia, è quella dei fatti e non può essere distorta con interpretazioni spesso rese miopi dall’ideologia. Voglio dire che nel nostro vocabolario, come in qualsiasi altra lingua del mondo, ci sono parole consolidate e attestate storicamente da innumerevoli dizionari in un preciso significato, frutto di un’evoluzione millenaria. Non mi sembra qui il caso di andare lontano, ma la tua interpretazione sociologica del linguaggio, tendente a disegnare un universo per secoli tenuto in stato di schiavitù lessicale fino a quando un qualche illuminato non ha liberato l’umanità dalle catene dei “padroni” della lingua, mi lascia alquanto perplesso. “Cieco”, tanto per fare un esempio, viene dal latino “caecus”, parola di radici sanscrite. “Spazzino” dal latino “spaziare”, cioè sgomberare, fare posto. Ovviamente sono due esempi presi a caso. Ma allora che c’entrano, scusa, gli “autori” della lingua? I negri usano in inglese chiamare se stessi “black” (“…Say it loud, I’m black and proud”, James Brown), che per l’appunto vuol dire…negro, ovvero “nero” in spagnolo e portoghese. Infatti sempre neri, o negri, o black restano. Ma da noi è invalso l’uso zuccheroso e ipercilioso di chiamarli con un sinonimo politicamente corretto. Trovami oggi un negro che accetterebbe di ribattezzarsi Kunta Kinte abbandonando il nome Toby che porta da due secoli. Cinquantant’anni fa, quando quelli che secondo la tua curiosa lettura sarebbero gli “autori” (ma chi?) della lingua, erano già in declino, nessuno si sarebbe offeso a sentirsi chiamare spazzino se faceva lo spazzino, zoppo se era zoppo, cieco se era cieco. Poi, preceduti dal forbito ma ancora dignitoso “netturbini”, i primi sono venuti gli operatori ecologici; i ciechi, non vedenti. L’equilibrato, oggettivo, per niente offensivo “handicappato” è stato sostituito, in una lenta ma inesorabile discesa verso il ridicolo, prima da disabile e poi da diversamente abile. Alla fine finiranno per essere definiti semplicemente “abili” anche loro perché, chissà, quell’avverbio “diversamente” potrebbe suonare come vagamente discriminatorio e ciò potrebbe toccare certe sensibilità. I matti, parola magari cruda ma intrisa comunque di una certa antica e umana pietà, sono ora diventati malati di mente (locuzione asettica, niente affatto solidaristica, ma corretta): di questo passo però mi aspetto che presto verranno ribattezzati con qualche amenità tipo “diversamente pensanti”. Così tutti ci sentiremo più uguali. Il pazzesco che tutti si indignano a parlare di puttane, tranne le puttane, che usano comunemente il termine tra loro e parlando di sé. Idem dicasi per gli omosessuali, i quali non esitano, tra sé, a chiamarsi froci. Ma guai se a usare certe parole è un eterosessuale. Insomma è tutto un vezzo, una finta, una moina.<br />
Per concludere, e davvero senza voler polemizzare ma solo per ribadire il mio punto di vista. Avere il coraggio delle proprie opinioni, senza per questo fare i bastian contrari di professione e diventare macchiette, passa a mio parere anche dal chiamare le cose con il loro nome. Senza forzature, ma anche senza ipocrisie. Negro per negro, spazzino per spazzino. Al massimo qualche spiritoso eufemismo. Ma il resto, per favore, no. Nel vino come nella vita.<br />
Saluti,<br />
                                       Stefano Tesi</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4892</link>
		<author>Filippo Cintolesi</author>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 11:50:03 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4892</guid>
		<description>"Condivido" (se questo non suonera' provocatoriamente offensivo ;-) -faccina usenettiana d'obbligo) la critica dell'ecumenismo ipocrita e l'elogio della critica radicale che Stefano Tesi fa. Pienamente. Mi spiace solo leggere, quasi a conclusione di un intervento (ripeto) piu' che condivisibile, la citazione, a mio avviso molto a sproposito, di casi linguistici che con il radicalismo della critica e il gusto per la polemica (la polemica appunto, non il trash) hanno ben poco a vedere. Non si tratta di contestare che i negri siano ..negri, i ciechi ciechi, gli storpi storpi eccetera eccetera. Questo ha piu' a che vedere con la questione di CHI da' il nome a chi. Che l'avvocato si chiami avvocato e il dermatologo dermatologo l'hanno probabilmente stabilito nel tempo gli avvocati e i dermatologi. Che lo spazzino si debba chiamare spazzino credo invece che l'abbiano stabilito non gli spazzini, ma (again) avvocati e dermatologi, se ovviamente mi si passa la figura retorica. E' una questione, questa, di storia della lingua e di storia dei suoi autori, soprattutto. La storia che ha visto passare alcuni dal rango di oggetti a soggetti (a proposito di verita' oggettiva delle cose). I negri per esempio, laddove si e' cominciato a chiamarli col nome che essi preferiscono per se' (slang dei gangsta' a parte), anziche' con quello che per loro decisero gli schiavisti. Come si vede, e' anzi proprio questo tipo di evoluzione ad esser stata una questione di sincerita'. Nei confronti della verita' storica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Condivido&#8221; (se questo non suonera&#8217; provocatoriamente offensivo <img src='http://vinoalvino.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> -faccina usenettiana d&#8217;obbligo) la critica dell&#8217;ecumenismo ipocrita e l&#8217;elogio della critica radicale che Stefano Tesi fa. Pienamente. Mi spiace solo leggere, quasi a conclusione di un intervento (ripeto) piu&#8217; che condivisibile, la citazione, a mio avviso molto a sproposito, di casi linguistici che con il radicalismo della critica e il gusto per la polemica (la polemica appunto, non il trash) hanno ben poco a vedere. Non si tratta di contestare che i negri siano ..negri, i ciechi ciechi, gli storpi storpi eccetera eccetera. Questo ha piu&#8217; a che vedere con la questione di CHI da&#8217; il nome a chi. Che l&#8217;avvocato si chiami avvocato e il dermatologo dermatologo l&#8217;hanno probabilmente stabilito nel tempo gli avvocati e i dermatologi. Che lo spazzino si debba chiamare spazzino credo invece che l&#8217;abbiano stabilito non gli spazzini, ma (again) avvocati e dermatologi, se ovviamente mi si passa la figura retorica. E&#8217; una questione, questa, di storia della lingua e di storia dei suoi autori, soprattutto. La storia che ha visto passare alcuni dal rango di oggetti a soggetti (a proposito di verita&#8217; oggettiva delle cose). I negri per esempio, laddove si e&#8217; cominciato a chiamarli col nome che essi preferiscono per se&#8217; (slang dei gangsta&#8217; a parte), anziche&#8217; con quello che per loro decisero gli schiavisti. Come si vede, e&#8217; anzi proprio questo tipo di evoluzione ad esser stata una questione di sincerita&#8217;. Nei confronti della verita&#8217; storica.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Stefano Tesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4889</link>
		<author>Stefano Tesi</author>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2007 10:15:34 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4889</guid>
		<description>Caro Franco,
poichè condivido con te la nomea (per me onorevole, per altri meno, ma comunque ormai consolidata) di rompiscatole e di polemista abituale (dalle mie parti si usano però espressioni più colorite), mi sento toccato anche personalmente la questione che poni.
La discriminante che qualcuno pone tra il blog e la critica giornalistica è sensata e su di essa si potrebbe aprire un ampio dibattito, che esulerebbe però dallo specifico e che quindi ti risparmio.
Anche perchè  secondo me non è questo il punto. Così come il punto non è il "nonostante". A mio parere la faccenda è molto più drammaticamente banale: il conformismo piace, è tranquillizzante, "condiviso", mentre la voce controvento, il pungolo dissonante, no. Garbano - è vero - gli strilli, le liti e il trash, ma solo perchè fanno spettacolo e folklore. E anche perchè alla fine danno l'opportunità di può fingere di indignarsene. Non invece per il loro  implicito e reale valore: cioè mettere in luce in modo incontestabile l'esistenza di opinioni radicalmente diverse, sanamente inconciliabili, fieramente incompatibili tra persone.
Ma chi l'ha detto che tutti si deve sempre andare d'accordo su tutto, trovare alla fine un punto d'incontro su qualsiasi diverticolo, ritrovarsi da ultimo a darsi pacche sulle spalle fingenmdo sollievo di essersi reincontrati su fondamenta "comuni" e "condivise" nel nome, come direbbero i politici, di un "reciproco riconoscimento e legittimazione"?
Io contesto tutto questo in modo radicale. Lo trovo una colossale sciocchezza e una profonda falsità. Ma siccome questo atteggiamento non è conformista (altri direbbero politicamente corretto), il dividersi senza avere alcuna intenzione di fare la pace, tanto per accontentare la sete di buonismo del volgo e della vulgata, fa paura, mette in allarme, inquieta. E così chi, come te o me, si rifiuta di accondiscendere all'ipocrisia dominante o ha d'istinto poca familiarità con l'accodarsi al sistema costituito (del vino, dell'informazione, della cosa pubblica), nel quale la stragranza della società  abituata a inzuppare il pane, viene un po' spregiativamnte e un po' qualunquisticamente bollato come rompiscatole o polemista. Rompiscatole o polemisti che, se sanno scrivere e proprio non sragionano, si possono però anche leggere e seguire "nonostante" la loro natura eretica, diversa, deviante. "Nonostante" la loro condivisa emarginazione.
Sì, lo ammetto: a me piace chiamare negri i negri, spazzini gli spazzini, ciechi i ciechi e muti i muti, monchi monchi, non trovando nulla di offensivo nel linguaggio che esprime la verità oggettiva delle cose. Se poi c'è chi usa questi termini con fini offensivi, il problema è l'utente e non l'aggettivo.
"Nonostante" che, quindi? Si abbia il coraggio di dire le cose come stanno. Anche pacatamente, perchè non c'è bisogno di litigare per dire la verità, ma diciamole. Se poi ciò - per l'invidia che altri facciano o dicano quello che in cuor tuo sai essere vero e vorresti dire tu, senza però averne il coraggio o la convenienza - verrà riduttivamente bollato come polemico, affari loro. 
Anzi: "nonostante" loro.
Saluti,

                                           Stefano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franco,<br />
poichè condivido con te la nomea (per me onorevole, per altri meno, ma comunque ormai consolidata) di rompiscatole e di polemista abituale (dalle mie parti si usano però espressioni più colorite), mi sento toccato anche personalmente la questione che poni.<br />
La discriminante che qualcuno pone tra il blog e la critica giornalistica è sensata e su di essa si potrebbe aprire un ampio dibattito, che esulerebbe però dallo specifico e che quindi ti risparmio.<br />
Anche perchè  secondo me non è questo il punto. Così come il punto non è il &#8220;nonostante&#8221;. A mio parere la faccenda è molto più drammaticamente banale: il conformismo piace, è tranquillizzante, &#8220;condiviso&#8221;, mentre la voce controvento, il pungolo dissonante, no. Garbano - è vero - gli strilli, le liti e il trash, ma solo perchè fanno spettacolo e folklore. E anche perchè alla fine danno l&#8217;opportunità di può fingere di indignarsene. Non invece per il loro  implicito e reale valore: cioè mettere in luce in modo incontestabile l&#8217;esistenza di opinioni radicalmente diverse, sanamente inconciliabili, fieramente incompatibili tra persone.<br />
Ma chi l&#8217;ha detto che tutti si deve sempre andare d&#8217;accordo su tutto, trovare alla fine un punto d&#8217;incontro su qualsiasi diverticolo, ritrovarsi da ultimo a darsi pacche sulle spalle fingenmdo sollievo di essersi reincontrati su fondamenta &#8220;comuni&#8221; e &#8220;condivise&#8221; nel nome, come direbbero i politici, di un &#8220;reciproco riconoscimento e legittimazione&#8221;?<br />
Io contesto tutto questo in modo radicale. Lo trovo una colossale sciocchezza e una profonda falsità. Ma siccome questo atteggiamento non è conformista (altri direbbero politicamente corretto), il dividersi senza avere alcuna intenzione di fare la pace, tanto per accontentare la sete di buonismo del volgo e della vulgata, fa paura, mette in allarme, inquieta. E così chi, come te o me, si rifiuta di accondiscendere all&#8217;ipocrisia dominante o ha d&#8217;istinto poca familiarità con l&#8217;accodarsi al sistema costituito (del vino, dell&#8217;informazione, della cosa pubblica), nel quale la stragranza della società  abituata a inzuppare il pane, viene un po&#8217; spregiativamnte e un po&#8217; qualunquisticamente bollato come rompiscatole o polemista. Rompiscatole o polemisti che, se sanno scrivere e proprio non sragionano, si possono però anche leggere e seguire &#8220;nonostante&#8221; la loro natura eretica, diversa, deviante. &#8220;Nonostante&#8221; la loro condivisa emarginazione.<br />
Sì, lo ammetto: a me piace chiamare negri i negri, spazzini gli spazzini, ciechi i ciechi e muti i muti, monchi monchi, non trovando nulla di offensivo nel linguaggio che esprime la verità oggettiva delle cose. Se poi c&#8217;è chi usa questi termini con fini offensivi, il problema è l&#8217;utente e non l&#8217;aggettivo.<br />
&#8220;Nonostante&#8221; che, quindi? Si abbia il coraggio di dire le cose come stanno. Anche pacatamente, perchè non c&#8217;è bisogno di litigare per dire la verità, ma diciamole. Se poi ciò - per l&#8217;invidia che altri facciano o dicano quello che in cuor tuo sai essere vero e vorresti dire tu, senza però averne il coraggio o la convenienza - verrà riduttivamente bollato come polemico, affari loro.<br />
Anzi: &#8220;nonostante&#8221; loro.<br />
Saluti,</p>
<p>                                           Stefano</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: vocativo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4870</link>
		<author>vocativo</author>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 21:01:31 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4870</guid>
		<description>Mi tengo a debita distanza tanto da Forza Italia quanto dall'Inter (mi dispiace dover dare questo dispiacere a Ziliani: più dalla prima che dalla seconda, in verità), ma ciò non compromette la mia lettura di questo blog. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi tengo a debita distanza tanto da Forza Italia quanto dall&#8217;Inter (mi dispiace dover dare questo dispiacere a Ziliani: più dalla prima che dalla seconda, in verità), ma ciò non compromette la mia lettura di questo blog. <img src='http://vinoalvino.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Domenico Vacca</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4868</link>
		<author>Domenico Vacca</author>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 17:28:07 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4868</guid>
		<description>Mi permetto di darti del tu anche se non ti conosco direttamente e spero che non me ne vorrai visto che siamo coetanei.
Il tuo blog è diventato per me un appuntamento giornaliero irrinunciabile e trovo quella tua vena puntigliosa sui vari argomenti il sale di questo sito. Non mi piaccioni i buonisti in nessuna situazione umana, mi piaccioni altresì gli uomini e le donne di carattere che sanno polemizzare quando è necessario come sanno essere disponibili quando la situazione lo richiede.
Come ho già detto in altri commenti un certo mondo del vino non mi piace, ritengo una larghissima parte di coloro che scrivono di vino non all'altezza della situazione ed altri in cattiva fede.
Devo dire che da quando ti seguo ho visto coerenza, uno stile appassionato, una conoscenza del 'vino'non comune e finalmente uno che dice le cose come stanno a chi le merita senza alcuna accondiscendenza.
Per me va bene così! Unico neo mi par di capire che tifi Inter.
Un saluto e buon lavoro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di darti del tu anche se non ti conosco direttamente e spero che non me ne vorrai visto che siamo coetanei.<br />
Il tuo blog è diventato per me un appuntamento giornaliero irrinunciabile e trovo quella tua vena puntigliosa sui vari argomenti il sale di questo sito. Non mi piaccioni i buonisti in nessuna situazione umana, mi piaccioni altresì gli uomini e le donne di carattere che sanno polemizzare quando è necessario come sanno essere disponibili quando la situazione lo richiede.<br />
Come ho già detto in altri commenti un certo mondo del vino non mi piace, ritengo una larghissima parte di coloro che scrivono di vino non all&#8217;altezza della situazione ed altri in cattiva fede.<br />
Devo dire che da quando ti seguo ho visto coerenza, uno stile appassionato, una conoscenza del &#8216;vino&#8217;non comune e finalmente uno che dice le cose come stanno a chi le merita senza alcuna accondiscendenza.<br />
Per me va bene così! Unico neo mi par di capire che tifi Inter.<br />
Un saluto e buon lavoro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>By: Mario Crosta</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4867</link>
		<author>Mario Crosta</author>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 17:26:45 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4867</guid>
		<description>sono quasi certo che se avessero scritto "nonostante l'Inter" ti saresti anche incazzato di piu'...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono quasi certo che se avessero scritto &#8220;nonostante l&#8217;Inter&#8221; ti saresti anche incazzato di piu&#8217;&#8230;</p>
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		<title>By: franco ziliani</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4866</link>
		<author>franco ziliani</author>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 15:41:57 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4866</guid>
		<description>una doverosa correzione a quanto Merolli scrive: "Si puó essere critici senza necessariamente sventolare il proprio gonfalone - l’ Inter, Forza Italia, etc. come fa Franco?". 
Un solo gonfalone inalbero e sventolo in questo blog, quello del vino vero, e, lo ammetto, ma capita raramente, visto che il blog é Vino al Vino, dell'Inter. Forza Italia, con cui non ho assolutamente a che fare, e non mi piace (a differenza di qualche collega di quelli furbi...) non c'entra proprio nulla e la citazione di Merolli é fuori luogo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>una doverosa correzione a quanto Merolli scrive: &#8220;Si puó essere critici senza necessariamente sventolare il proprio gonfalone - l’ Inter, Forza Italia, etc. come fa Franco?&#8221;.<br />
Un solo gonfalone inalbero e sventolo in questo blog, quello del vino vero, e, lo ammetto, ma capita raramente, visto che il blog é Vino al Vino, dell&#8217;Inter. Forza Italia, con cui non ho assolutamente a che fare, e non mi piace (a differenza di qualche collega di quelli furbi&#8230;) non c&#8217;entra proprio nulla e la citazione di Merolli é fuori luogo</p>
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		<title>By: Carlo Merolli</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4864</link>
		<author>Carlo Merolli</author>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 14:03:36 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4864</guid>
		<description>Il blog non e´una testata giornalistica, é un diario. Quindi uno puó scrivere quello che gli pare, come gli pare e quando gli pare. E´tutta questione di stile, di come uno e´fatto e di come se la sente. Quindi: né "nonostante" né "grazie a ".
Invece rivolterei la frittata e chiederei: si puó essere critici  senza essere né buonisti, né cattivisti, né idiosincratici, né tiratori - franchi o bracconieri - che sia ? Si puó essere critici senza necessariamente sventolare il proprio gonfalone - l' Inter, Forza Italia, etc.-  come fa Franco ? si puó cogliere nel segno senza essere prevenuti ? si puo scrivere in modo interessante senza avere "nemici istituzionali" e forse proprio per quello ? si puo´svolgere una critica al mondo del vino senza saltare sulla sedia ogni volta che il gambero  apre o chiude la chela ?
Franco ha scelto uno stile che indubbiamente lo fa emergere tra la marea di  yes-men che guazzano nel mondo del vino scritto e gli procura una "parrocchia" di fedelissimi affezionati lettori - tra questi anche io. 
Spesso peró vedendo quanti suoi posts non ricevono commenti,  e considerando invece che sono solo i posts polemici che vengono commentati ampiamente, con soventi uscite di  tema, mi chiedo:  quanti lettori si sentano alienati dalla "polemica a priori" e se effettivamente bisogna essere satirici, pungenti, cattivi per farsi sentire. E´indicativo comunque che molti degli interpellati, oggetto degli strali di Franco, scelgano per comodo, ignavia o superioritá la via del" silenzio" non cosiderando quindi Franco come un interlocutore valdio cui sia dovuta una risposta. Sbagliano - a mio parere - gli interpellati, ma la cosa dá stoffa per riflessioni comuqnue.

Insomma mi chiedo se non esista una via praticabile tra il cattivo per assunto, á la Franco, ed il buonista prezzolato. Forse esiste, forse no. Certo non la troveremo in questo blog e quindi e comunque "pari avanti tutta".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il blog non e´una testata giornalistica, é un diario. Quindi uno puó scrivere quello che gli pare, come gli pare e quando gli pare. E´tutta questione di stile, di come uno e´fatto e di come se la sente. Quindi: né &#8220;nonostante&#8221; né &#8220;grazie a &#8220;.<br />
Invece rivolterei la frittata e chiederei: si puó essere critici  senza essere né buonisti, né cattivisti, né idiosincratici, né tiratori - franchi o bracconieri - che sia ? Si puó essere critici senza necessariamente sventolare il proprio gonfalone - l&#8217; Inter, Forza Italia, etc.-  come fa Franco ? si puó cogliere nel segno senza essere prevenuti ? si puo scrivere in modo interessante senza avere &#8220;nemici istituzionali&#8221; e forse proprio per quello ? si puo´svolgere una critica al mondo del vino senza saltare sulla sedia ogni volta che il gambero  apre o chiude la chela ?<br />
Franco ha scelto uno stile che indubbiamente lo fa emergere tra la marea di  yes-men che guazzano nel mondo del vino scritto e gli procura una &#8220;parrocchia&#8221; di fedelissimi affezionati lettori - tra questi anche io.<br />
Spesso peró vedendo quanti suoi posts non ricevono commenti,  e considerando invece che sono solo i posts polemici che vengono commentati ampiamente, con soventi uscite di  tema, mi chiedo:  quanti lettori si sentano alienati dalla &#8220;polemica a priori&#8221; e se effettivamente bisogna essere satirici, pungenti, cattivi per farsi sentire. E´indicativo comunque che molti degli interpellati, oggetto degli strali di Franco, scelgano per comodo, ignavia o superioritá la via del&#8221; silenzio&#8221; non cosiderando quindi Franco come un interlocutore valdio cui sia dovuta una risposta. Sbagliano - a mio parere - gli interpellati, ma la cosa dá stoffa per riflessioni comuqnue.</p>
<p>Insomma mi chiedo se non esista una via praticabile tra il cattivo per assunto, á la Franco, ed il buonista prezzolato. Forse esiste, forse no. Certo non la troveremo in questo blog e quindi e comunque &#8220;pari avanti tutta&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Gabriele Ferrari</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4863</link>
		<author>Gabriele Ferrari</author>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2007 13:16:27 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/09/una-sommessa-domanda-interessante-nonostante-o-grazie-alle-polemiche.html#comment-4863</guid>
		<description>Stile, passione, coerenza, buon gusto, e competenza. E quella vena polemica è il pepe che condisce il tutto.
Con sincera stima

Gabriele</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stile, passione, coerenza, buon gusto, e competenza. E quella vena polemica è il pepe che condisce il tutto.<br />
Con sincera stima</p>
<p>Gabriele</p>
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