Discussioni sul vino oppure elucubrazioni mentali ?

Parola d’onore, non mi sono inventato nulla! Questi stralci, che sembrerebbero provenire da un dibattito tra economisti, sociologi e studiosi di politica, da politici impegnati in qualche congresso o da funamboli del paroliberismo, sono invece liberamente estratti da un thread nato su un noto forum vinoso per segnalare i due editoriali apparsi sull’ultimo numero del Gambero rosso in edicola e poi sviluppatosi sino a raggiungere questi vertici.
Ha scritto un primo interlocutore: “Mi fa tenerezza sentire la parola “Etica”(commerciale) un senso nostalgico del commercio di una volta fatto di rispetto delle zone di vendita,rispetto dei listini dove al massimo spuntavi un 3%pronto cassa e rispetto del prodotto originale e buono veramente. Adesso è veramente utopia sentir parlare di queste cose,vuoi per la poca professionalità diffusa in tanti settori unita all’improvvisazione di molti pseudo commercianti i quali fanno solo del male all’ambiente, e non ultimo la grande distribuzione che con i suoi metodi di vendita e di pagamento hanno veramente destabilizzato il mercato infrangendo ogni regola commerciale (se poi esiste).
Ma qualcuno esisterà che prima o poi crei delle regoli commerciali sia di acquisto che di vendita da rispettare al pari di quelle civili?”.
Ha replicato un secondo interlocutore osservando: “Caro dottore, apprezzo il taglio “filosofico” dell’intervento, ma la prego di non accostare i miei due post: una cosa è la mia opinione (espressa seriamente e su basi, per così dire, “pragmatiche” circa la possibilità di dare eticità al mercato, almeno nel senso che mi sembra lei voglia intendere); un’altra è la “punzecchiatura” a xxx, col quale ormai da tempo continua una sorta di “contesa” a suon di ironici sfottò circa le rispettive visioni “politiche” (che nulla hanno a che vedere, naturalmente, con la stima reciproca).

Preciso, ma penso si fosse capito, che citare ironicamente i mulini a vento non voleva essere uno svilimento del suo pensiero (non mi permetterei mai, anche perché sono a casa sua; e, poi, chi sono io?), che del resto mi sembrava posto in forma problematica, visto che auspicava anche il sorgere di un dibattito a tal proposito.
Ribadisco che, personalmente, trovo difficile leggere in chiave etica eventi che rientrano nella più semplice logica di mercato e di buona gestione aziendale, come è a proposito delle vendite a basso prezzo per smaltire il magazzino. Non nego, tuttavia, ed anzi mi auguro, che il suo editoriale dia la stura ad un dibattito che, se condotto con serenità e senza supponenza, si preannuncia interessante, utile e, per questo, prezioso”.
Chiaro no? Subito, pertanto, interviene un terzo: “figurati, non hai nulla da farti perdonare da me poi… solo a volte considera che gli interventi possono interrompere un filo, un pathos discorsivo, tutto qui…lo dico per la fluidità dei threads, nulla di personale, credimi”, per poi dare la stura ad un quarto “Caro xxx, mi sembra invece lei un incorreggibile materialista, visto lo scetticismo dichiarato per il “mercato etico”. Non era proprio Marx che riteneva l’etica come una “sovrastruttura” dell’economia, e perciò da essa dipendente? Il mettere sullo stesso piano economia ed etica è piuttosto una posizione gentiliana, e sicuramente anche cristiana, in ogni caso molto lontana dal materialismo, storico o dialettico che sia” e infine chiudere, sinora, con “ehhhmm.. non so se è troppo salomonico.. per “mediare” citerei il celebre (almeno tra chi mastica economia e sociologia) Adam Smith, secondo cui la parte etica e materialista coesistono, perchè l’imprenditore nel perseguire il profitto trova la soluzione diciamo così “ottimale” per tutti. Lungi da me voler sposare questa teoria, però nel caso dei “selezionatori” di qualità potrebbe essere valida”.
Ma non si diceva, una volta, parla come mangi ? E se questi indagatori dei massimi sistemi del vino parlano come mangiano, accidenti cosa diavolo mangiano di solito ?
Insomma, questi stanno ancora parlando di vino o piuttosto si stanno parlando addosso? Mi viene in mente come il grande Gioann Brera fu Carlo avrebbe definito, tagliando di netto la discussione, queste elucubrazioni mentali da vertigini, queste stravaganti fumisterie: nient’altro che “masturbatio grillorum”…
p.s. a precisa richiesta di tale “j.t.” prontamente rispondo e pubblico, perché chiunque possa leggerla e trarne profitto, la sua intelligente riflessione: “
Ziliani è un fanomeno….. da baraccone. E’ veramente un peccato che le nostre discussioni siano utilizzate in modo così avvilente.Perchè sminuire le nostre riflessioni in questo modo.E’ una perfetta dimostrazione della totale assenza di etica commerciale, editoriale, giornalistica la cosa buffa è che difatto conferma la tesi di Cernilli. (Pensa che rosicata????). Personaggio triste tanto più perchè crede di tirarcela li e invece si fa un autogol. Perché non citi pure questo CAMPIONE”.

0 pensieri su “Discussioni sul vino oppure elucubrazioni mentali ?

  1. Quel “grillorum” lascia spazio almeno a due possibili interpretazioni. Potrebbe riferirsi ai caratteristici, prolungati, ripetitivi vibrati dei grilli, ma anche ad un uso autonomo di quel piccolo attributo di proprietà del gentil sesso. Nel secondo caso non mi trovo d’accordo, perché la paternità del gesto rimane appannaggio prevalentemente maschile. 🙂

  2. Ma cosa c’è di male se qualcuno parla o scrive così? Bisogna avere un patentino apposito? Bisogna per forza essere giornalisti per poter scrivere di economia, politica, filosofia e via dicendo?
    mah…

  3. Chiaro, nonostante il suo nome, non ha capito. Ciò che criticavo era l’assoluta assenza di chiarezza e il tono da elucubrazione mentale di questa discussione. Non ho certo chiesto chi fossero i partecipanti, ma bastava leggere quello che dicevano. E come lo dicevano…

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