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	<title>Commenti a: Carte dei vini: scelte obbligate per… limitare i danni</title>
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	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Di: carlo</title>
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		<dc:creator>carlo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Aug 2007 12:43:08 +0000</pubDate>
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		<description>ciao,
solo per dire che probabilmente non avro&#039; mai l&#039;occasione di passare da Guerrini a dirglelo, quindi lo faccio qui: mi è piaciuto cosa ha scritto
Carlo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao,<br />
solo per dire che probabilmente non avro&#8217; mai l&#8217;occasione di passare da Guerrini a dirglelo, quindi lo faccio qui: mi è piaciuto cosa ha scritto<br />
Carlo</p>
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		<title>Di: franco ziliani</title>
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		<dc:creator>franco ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Aug 2007 06:22:26 +0000</pubDate>
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		<description>Mirko Guerrini é un ristoratore nel bresciano, in quel di Botticino Sera, area di produzione del buon Botticino Doc. Mi sa, dopo il simpatico scambio di idee sulle politiche di proposta dei vini al ristorante, che passerò presto a trovarlo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mirko Guerrini é un ristoratore nel bresciano, in quel di Botticino Sera, area di produzione del buon Botticino Doc. Mi sa, dopo il simpatico scambio di idee sulle politiche di proposta dei vini al ristorante, che passerò presto a trovarlo&#8230;</p>
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		<title>Di: ilchiaro</title>
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		<dc:creator>ilchiaro</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 22:58:47 +0000</pubDate>
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		<description>Se è quello lo consiglio vivamente anche io, magari ci si passa insieme lavoro e famiglia permettendo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se è quello lo consiglio vivamente anche io, magari ci si passa insieme lavoro e famiglia permettendo.</p>
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		<title>Di: Roberto Giuliani</title>
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		<dc:creator>Roberto Giuliani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 07:37:04 +0000</pubDate>
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		<description>@Mirko
Ora ricordo, c&#039;è un ristorante a Botticino, Al Giassarol, dei fratelli Guerrini. Se è quello, avrei piacere di passare...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Mirko<br />
Ora ricordo, c&#8217;è un ristorante a Botticino, Al Giassarol, dei fratelli Guerrini. Se è quello, avrei piacere di passare&#8230;</p>
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		<title>Di: Guerrini Mirko</title>
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		<dc:creator>Guerrini Mirko</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2007 20:24:50 +0000</pubDate>
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		<description>Riflessioni a proposito del consumo di parole nella ristorazione italiana.
Leggo e rileggo il suo articolo, ma non riesco a farmene una ragione: interessante, come esperienza personale, è stato verificare come da uno stato di compiacimento nel leggere la prima parte sono passato, quasi senza accorgermene, ad uno stato di ebetismo, sfociato poi in un misto rabbia ed ilarità.
Sono d&#039;accordo che i ricarichi di certi ristoranti sono esagerati...forse..., ma questa è roba vecchia, già detta e ridetta: invito a rinnovarla provando a fare un calcolo, anche su un pezzo di carata di formaggio, del costo che ha un magazzino di x mila euro fermo...quanto costa il rischio di una bottiglia che sa di tappo...quanto costa la ricerca,quanto costa tenere la carta aggiornata per evitare lo squallido &quot;esaurito..&quot;,quanto costa l&#039;uomo che fa l&#039;inventario, l&#039;uomo che li propone e li presenta...ricordandosi sempre che un  idraulico vuole 35 euro all&#039;ora per cambiare un rubinetto e che se facciamo il calcolo di quanto costa il profumo di sua moglie al litro ci prende un infarto.Senza pensare poi di come siamo tutti bravi a sparare a zero su questo o quello stellato che NON puo non avere questo o quel vino...e allora!? Allora niente, cosa già dette.
Vorremo un consiglio dal Sommelier!? Ma allora deve essere un professionista: uno tecnico, ma anche uno psicologo,uno che interpreta il cliente quando chiede uno Chardonnay convinto che sia frizzante in natura, oppure un vino &quot;morbido&quot; (cosa significherà mai?!), oppure, ancora, un vino &quot;non troppo tanninico&quot;...bene. Assumiamo un professionista per dare un servizio migliore: quanto costa?! Chi lo paga?!
Ma non mi sembra questo il tema principale del suo articolo: forse ho capito male; rileggo il titolo: &quot;Riflessioni a proposito del consumo di vino nella ristorazione italia&quot;. Continuo allora a leggere e mi sembra di capire che queste riflessioni sono da intendersi in senso negativo: in Italia si beve sempre meno a causa dei ricarichi esosi di certi ristoratori che cercano solo di fregare il povero consumatore senza, tra l&#039;altro, il piacere di un rapporto umano con il proprio carnefice; addirittura non si fa neppure il vino al bicchiere.
Apro un aparentesi: se tuti i ristoratori dovessero domani fare tale servizio in modo ampio e professionale penso che i costi aumenterebbero, in funzione dell&#039;aumento del rischio: poi se lei mi dice che pagare 4 euro un bicchiere di prosecco è più onesto che pagare una bottiglia importante, magari con 3 o 4 anni sulle spalle ( in banca chiedono il 9 % di interessi composto all&#039;anno!!) 40 o 50 euro...non so, se vuole ne riflettiamo un pò...
inoltre mi vedo già scritte le vostre critiche quando, chiedendo un bicchiere, ve ne capita uno in fase evolutiva o addirittura ossidato a causa del fatto che da troppo tempo aperto...Imperdonabile per uno stellato. Bene buttiamolo e facciamoci lo stracotto...e chi paga?!
Comunque sia continuo a leggere il suo articolo, ma...continuo a non capire, anzi, mi si delinea il sospetto, che lei mi smentirà con una sovente e lodevole dialettica, che il titolo sia sbagliato.
Premesso che proprio ieri volevo andare a pranzo da Felicin, inquanto suo ammiratore, ma purtroppo, mea culpa, non mi ricordavo che il Lunedì fosse chiuso:quindi!? Quindi penso che il titolo, viste le scarse riflessioni costruttive sul perchè si beve meno vini in Italia, dovesse essere :&quot;Riflessioni a proposito del successo di Felicin in quelli di Monforte&quot;...che ora, grazie anche a lei, sarà ulteriormente consolidato.
Tutto meritato. Non spariamo a zero però sui ristoratori e sui loro ricarichi...senza almeno, prima, averli consultati e ascoltati. Penso che sia ora di finirla con questa storia che una volta si mangiava con 35 mila lire e che ora, furfanti ristoratori incalliti, li avete trasformati in 35 euro...E&#039; vero si mangiava con 35 mila Lire, quando il Diesel costava 1300 lire e un il paio di jeans più cari costavano 110 mila lire e un idraulico il rubinetto lo cambiava senza chiedere  100 mila lire di chiamata!!
E poi, mi perdoni lo sfogo, ho fatto tredici anni a lavorare senza carta dei vini, vendendo al bicchiere qualsiasi cosa, addirittura e troppo spesso vini che ora mi pento di aver aperto perchè sicuramente qualche &quot;intenditore&quot; giapponese sarebbe pronto, oggi, a pagarli oro: il risultato, alimentato anche da voi giornalisti, è stata una battaglia per i diritti del consumatore che deve essere libero di scegliere in funzione del prezzo, un consumatore ancora legato alla paura che quando il Trattore ti consiglia qualcosa è solo perchè lo deve finire..quindi ti stà fregando...un consumatore che conosce tre o quattro nomi, tra l&#039;altro sempre tra i più squallidi, un consumatore che ti chiede perchè non hai i soliti noti in una cantina piena di ricerca e passione per gli artigiani, quelli veri: uno su tutti Pino Ratto...veronelli scrisse che per i 6 euro che costa il suo vino, tutti i ristoratori d&#039;Italia dovrebbero averne in cantina almeno 6 bottiglie. Peccato che nessuno te lo chieda, e che quando lo proponi non sappiano dove si trova Ovada...
E allora!?? Allora è prorio così: Felicin è una mosca bianca; forse gli anni di storia che ha sulle spalle, la fama che si è meritato fino ad ora, la passione, l&#039;equilibrio e tante altre belle doti lo stanno aiutando,proprio come le riserve di acqua per un cammello, perchè oggi, signor Ziliani, la ristorazione è una nave nel deserto...
E poi, e concludo, lo stesso consumatore che si reca da Felicin, viene poi da me (ipotiziamo) che con la medesima intensità di passione gli propongo lo stesso vino allo stesso prezzo, mi creda...non è la stessa cosa; sono dieci anni che chiacchiero ogni sera con i miei clienti, che li faccio accomodare in cantina offrendo loro cose che non berranno mai più e domando loro di questo o di quello...non si ricordano, vivono un sensazione vaga, un&#039;emozione, hanno una quadro generale, ma sei lei chiede cosa hanno bevuto...non lo sanno, ameno che non lo abbiano pagato 100 euro!!
Non traduca negativamente il mio sfogo, non sono stanco, ne tantomeno deluso: anzi comincio a divertrmi adesso dopo 15 anni di attività, però lei cambi il titolo di questo articolo...buona serata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riflessioni a proposito del consumo di parole nella ristorazione italiana.<br />
Leggo e rileggo il suo articolo, ma non riesco a farmene una ragione: interessante, come esperienza personale, è stato verificare come da uno stato di compiacimento nel leggere la prima parte sono passato, quasi senza accorgermene, ad uno stato di ebetismo, sfociato poi in un misto rabbia ed ilarità.<br />
Sono d&#8217;accordo che i ricarichi di certi ristoranti sono esagerati&#8230;forse&#8230;, ma questa è roba vecchia, già detta e ridetta: invito a rinnovarla provando a fare un calcolo, anche su un pezzo di carata di formaggio, del costo che ha un magazzino di x mila euro fermo&#8230;quanto costa il rischio di una bottiglia che sa di tappo&#8230;quanto costa la ricerca,quanto costa tenere la carta aggiornata per evitare lo squallido &#8220;esaurito..&#8221;,quanto costa l&#8217;uomo che fa l&#8217;inventario, l&#8217;uomo che li propone e li presenta&#8230;ricordandosi sempre che un  idraulico vuole 35 euro all&#8217;ora per cambiare un rubinetto e che se facciamo il calcolo di quanto costa il profumo di sua moglie al litro ci prende un infarto.Senza pensare poi di come siamo tutti bravi a sparare a zero su questo o quello stellato che NON puo non avere questo o quel vino&#8230;e allora!? Allora niente, cosa già dette.<br />
Vorremo un consiglio dal Sommelier!? Ma allora deve essere un professionista: uno tecnico, ma anche uno psicologo,uno che interpreta il cliente quando chiede uno Chardonnay convinto che sia frizzante in natura, oppure un vino &#8220;morbido&#8221; (cosa significherà mai?!), oppure, ancora, un vino &#8220;non troppo tanninico&#8221;&#8230;bene. Assumiamo un professionista per dare un servizio migliore: quanto costa?! Chi lo paga?!<br />
Ma non mi sembra questo il tema principale del suo articolo: forse ho capito male; rileggo il titolo: &#8220;Riflessioni a proposito del consumo di vino nella ristorazione italia&#8221;. Continuo allora a leggere e mi sembra di capire che queste riflessioni sono da intendersi in senso negativo: in Italia si beve sempre meno a causa dei ricarichi esosi di certi ristoratori che cercano solo di fregare il povero consumatore senza, tra l&#8217;altro, il piacere di un rapporto umano con il proprio carnefice; addirittura non si fa neppure il vino al bicchiere.<br />
Apro un aparentesi: se tuti i ristoratori dovessero domani fare tale servizio in modo ampio e professionale penso che i costi aumenterebbero, in funzione dell&#8217;aumento del rischio: poi se lei mi dice che pagare 4 euro un bicchiere di prosecco è più onesto che pagare una bottiglia importante, magari con 3 o 4 anni sulle spalle ( in banca chiedono il 9 % di interessi composto all&#8217;anno!!) 40 o 50 euro&#8230;non so, se vuole ne riflettiamo un pò&#8230;<br />
inoltre mi vedo già scritte le vostre critiche quando, chiedendo un bicchiere, ve ne capita uno in fase evolutiva o addirittura ossidato a causa del fatto che da troppo tempo aperto&#8230;Imperdonabile per uno stellato. Bene buttiamolo e facciamoci lo stracotto&#8230;e chi paga?!<br />
Comunque sia continuo a leggere il suo articolo, ma&#8230;continuo a non capire, anzi, mi si delinea il sospetto, che lei mi smentirà con una sovente e lodevole dialettica, che il titolo sia sbagliato.<br />
Premesso che proprio ieri volevo andare a pranzo da Felicin, inquanto suo ammiratore, ma purtroppo, mea culpa, non mi ricordavo che il Lunedì fosse chiuso:quindi!? Quindi penso che il titolo, viste le scarse riflessioni costruttive sul perchè si beve meno vini in Italia, dovesse essere :&#8221;Riflessioni a proposito del successo di Felicin in quelli di Monforte&#8221;&#8230;che ora, grazie anche a lei, sarà ulteriormente consolidato.<br />
Tutto meritato. Non spariamo a zero però sui ristoratori e sui loro ricarichi&#8230;senza almeno, prima, averli consultati e ascoltati. Penso che sia ora di finirla con questa storia che una volta si mangiava con 35 mila lire e che ora, furfanti ristoratori incalliti, li avete trasformati in 35 euro&#8230;E&#8217; vero si mangiava con 35 mila Lire, quando il Diesel costava 1300 lire e un il paio di jeans più cari costavano 110 mila lire e un idraulico il rubinetto lo cambiava senza chiedere  100 mila lire di chiamata!!<br />
E poi, mi perdoni lo sfogo, ho fatto tredici anni a lavorare senza carta dei vini, vendendo al bicchiere qualsiasi cosa, addirittura e troppo spesso vini che ora mi pento di aver aperto perchè sicuramente qualche &#8220;intenditore&#8221; giapponese sarebbe pronto, oggi, a pagarli oro: il risultato, alimentato anche da voi giornalisti, è stata una battaglia per i diritti del consumatore che deve essere libero di scegliere in funzione del prezzo, un consumatore ancora legato alla paura che quando il Trattore ti consiglia qualcosa è solo perchè lo deve finire..quindi ti stà fregando&#8230;un consumatore che conosce tre o quattro nomi, tra l&#8217;altro sempre tra i più squallidi, un consumatore che ti chiede perchè non hai i soliti noti in una cantina piena di ricerca e passione per gli artigiani, quelli veri: uno su tutti Pino Ratto&#8230;veronelli scrisse che per i 6 euro che costa il suo vino, tutti i ristoratori d&#8217;Italia dovrebbero averne in cantina almeno 6 bottiglie. Peccato che nessuno te lo chieda, e che quando lo proponi non sappiano dove si trova Ovada&#8230;<br />
E allora!?? Allora è prorio così: Felicin è una mosca bianca; forse gli anni di storia che ha sulle spalle, la fama che si è meritato fino ad ora, la passione, l&#8217;equilibrio e tante altre belle doti lo stanno aiutando,proprio come le riserve di acqua per un cammello, perchè oggi, signor Ziliani, la ristorazione è una nave nel deserto&#8230;<br />
E poi, e concludo, lo stesso consumatore che si reca da Felicin, viene poi da me (ipotiziamo) che con la medesima intensità di passione gli propongo lo stesso vino allo stesso prezzo, mi creda&#8230;non è la stessa cosa; sono dieci anni che chiacchiero ogni sera con i miei clienti, che li faccio accomodare in cantina offrendo loro cose che non berranno mai più e domando loro di questo o di quello&#8230;non si ricordano, vivono un sensazione vaga, un&#8217;emozione, hanno una quadro generale, ma sei lei chiede cosa hanno bevuto&#8230;non lo sanno, ameno che non lo abbiano pagato 100 euro!!<br />
Non traduca negativamente il mio sfogo, non sono stanco, ne tantomeno deluso: anzi comincio a divertrmi adesso dopo 15 anni di attività, però lei cambi il titolo di questo articolo&#8230;buona serata.</p>
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		<title>Di: paolo</title>
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		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2007 20:08:06 +0000</pubDate>
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		<description>Sciur Franco, ma dopo tutti questi anni si pone ancora tali domande? E&#039; inutile, quei ristoratori con l&#039;enciclopedia sul tavolo e la polvere sulle bottiglie, il vino non lo conoscono e spesso non lo bevono neanche! Sembra un controsenso, ma é così. Purtroppo.</description>
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