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	<title>Commenti a: San Gimignano - 1: California (or Bolgheri ?) dreaming</title>
	<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/07/san-gimignano-1-california-or-bolgheri-dreaming.html</link>
	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
	<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 09:49:29 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>By: Giovanni</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/07/san-gimignano-1-california-or-bolgheri-dreaming.html#comment-3685</link>
		<author>Giovanni</author>
		<pubDate>Thu, 02 Aug 2007 14:49:07 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/07/san-gimignano-1-california-or-bolgheri-dreaming.html#comment-3685</guid>
		<description>Non è vero che San Gimignano decida improvvisamente di diventare anche una zona di produzione di vini rossi, anzi, di farsi notare ed apprezzare soprattutto per questo.
San Gimignano ha sempre prodotto vini rossi e gli ettari di vigneti a bacca rossa impiantati nel territorio comunale sono superiori rispetto a quelli impiantati a Vernaccia, pertanto non ci stiamo inventando nulla di nuovo, abbiamo solamente cercato di individuare una strada per valorizzare maggiormente le produzioni del nostro territorio.
E’ vero che San Gimignano è una zona del Chianti Colli Senesi, ma come ormai abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, la Denominazione Chianti è troppo estesa e le forti fluttuazioni economiche a cui è soggetta, per i più svariati motivi, ci condizionano enormemente senza la possibilità di poterci differenziare e difendere: in questa denominazione siamo una goccia in mezzo al mare.
Il fatto che alcune aziende producano già ottimi Igt Toscana e non li propongano come San Gimignano rosso è più che giustificabile, infatti prima di entrare a far parte di una nuova denominazione, è logico volersi rendere conto della tipologia di prodotti a cui ci si andrà ad affiancare. Se i produttori iscritti alla nuova Doc dimostreranno di produrre vini di buona qualità, accadrà che, chi ora non ne fa parte, sarà invogliato ad entrarvi, contribuendo a valorizzarla ulteriormente.
Espongo una mia convinzione: oggi per avere un certo successo nel settore vinicolo bisogna innanzitutto produrre qualità e poi, indispensabilmente, farsi conoscere. Per farsi conoscere bisogna avere molte disponibilità finanziarie. Le disponibilità si hanno solo se si è aziende di grandi dimensioni o se ci si aggrega. Io punto sulle aggregazioni di molte aziende, di un territorio circoscritto, diverse tra loro, con il loro stile inconfondibile, ma che perseguono lo stesso fine, il miglioramento della qualità, con la conseguente valorizzazione del territorio e che pertanto si danno delle regole, cioè un disciplinare di produzione di una Doc e si associano in un Consorzio che si occupi del marketing.
In fine una promessa: continueremo a puntare le nostre risorse, più di quanto fatto sino ad ora, nel rendere sempre più buona, appealing, gustosa, unica ed inimitabile la nostra Vernaccia e pure continueremo a produrre onesti e simpatici Chianti Colli Senesi, ma proseguiremo anche nella strada, in salita, per l’affermazione del San Gimignano rosso.
A Gianpaolo dico che, prima di intervenire dovrebbe leggere con maggiore attenzione: Ziliani sprona a rendere la Vernaccia sempre più buona, gustosa ecc. e non a renderla buona, gustosa ecc. Una piccola differenza!! Vero?
La Vernaccia non ha bisogno di sfondare all’estero: circa il 50% della produzione va all’estero, semmai ha bisogno, come penso lo sia per tutti, di rafforzare le sue posizioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non è vero che San Gimignano decida improvvisamente di diventare anche una zona di produzione di vini rossi, anzi, di farsi notare ed apprezzare soprattutto per questo.<br />
San Gimignano ha sempre prodotto vini rossi e gli ettari di vigneti a bacca rossa impiantati nel territorio comunale sono superiori rispetto a quelli impiantati a Vernaccia, pertanto non ci stiamo inventando nulla di nuovo, abbiamo solamente cercato di individuare una strada per valorizzare maggiormente le produzioni del nostro territorio.<br />
E’ vero che San Gimignano è una zona del Chianti Colli Senesi, ma come ormai abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, la Denominazione Chianti è troppo estesa e le forti fluttuazioni economiche a cui è soggetta, per i più svariati motivi, ci condizionano enormemente senza la possibilità di poterci differenziare e difendere: in questa denominazione siamo una goccia in mezzo al mare.<br />
Il fatto che alcune aziende producano già ottimi Igt Toscana e non li propongano come San Gimignano rosso è più che giustificabile, infatti prima di entrare a far parte di una nuova denominazione, è logico volersi rendere conto della tipologia di prodotti a cui ci si andrà ad affiancare. Se i produttori iscritti alla nuova Doc dimostreranno di produrre vini di buona qualità, accadrà che, chi ora non ne fa parte, sarà invogliato ad entrarvi, contribuendo a valorizzarla ulteriormente.<br />
Espongo una mia convinzione: oggi per avere un certo successo nel settore vinicolo bisogna innanzitutto produrre qualità e poi, indispensabilmente, farsi conoscere. Per farsi conoscere bisogna avere molte disponibilità finanziarie. Le disponibilità si hanno solo se si è aziende di grandi dimensioni o se ci si aggrega. Io punto sulle aggregazioni di molte aziende, di un territorio circoscritto, diverse tra loro, con il loro stile inconfondibile, ma che perseguono lo stesso fine, il miglioramento della qualità, con la conseguente valorizzazione del territorio e che pertanto si danno delle regole, cioè un disciplinare di produzione di una Doc e si associano in un Consorzio che si occupi del marketing.<br />
In fine una promessa: continueremo a puntare le nostre risorse, più di quanto fatto sino ad ora, nel rendere sempre più buona, appealing, gustosa, unica ed inimitabile la nostra Vernaccia e pure continueremo a produrre onesti e simpatici Chianti Colli Senesi, ma proseguiremo anche nella strada, in salita, per l’affermazione del San Gimignano rosso.<br />
A Gianpaolo dico che, prima di intervenire dovrebbe leggere con maggiore attenzione: Ziliani sprona a rendere la Vernaccia sempre più buona, gustosa ecc. e non a renderla buona, gustosa ecc. Una piccola differenza!! Vero?<br />
La Vernaccia non ha bisogno di sfondare all’estero: circa il 50% della produzione va all’estero, semmai ha bisogno, come penso lo sia per tutti, di rafforzare le sue posizioni.</p>
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		<title>By: Roberto Giuliani</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/07/san-gimignano-1-california-or-bolgheri-dreaming.html#comment-3638</link>
		<author>Roberto Giuliani</author>
		<pubDate>Mon, 30 Jul 2007 08:01:00 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/07/san-gimignano-1-california-or-bolgheri-dreaming.html#comment-3638</guid>
		<description>Sottoscrivo in pieno, Franco.
Il punto è che tutte, ma proprio tutte le denominazioni degli ultimi anni prevedono le stesse combinazioni di sangiovese, cabernet, merlot, syrah (vedi Sovana, Orcia, Cortona, Val di Cornia, Val di Chiana, Terratico di Bibbona ecc.), a dimostrazione che la diversificazione territoriale non conta un piffero. Il sistema è ormai applicato un po' ovunque, non c'è più neanche il limite di utilizzo delle uve autorizzate nell'ambito delle singole province ma fa testo l'intera regione!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sottoscrivo in pieno, Franco.<br />
Il punto è che tutte, ma proprio tutte le denominazioni degli ultimi anni prevedono le stesse combinazioni di sangiovese, cabernet, merlot, syrah (vedi Sovana, Orcia, Cortona, Val di Cornia, Val di Chiana, Terratico di Bibbona ecc.), a dimostrazione che la diversificazione territoriale non conta un piffero. Il sistema è ormai applicato un po&#8217; ovunque, non c&#8217;è più neanche il limite di utilizzo delle uve autorizzate nell&#8217;ambito delle singole province ma fa testo l&#8217;intera regione!</p>
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	<item>
		<title>By: gianpaolo</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/07/san-gimignano-1-california-or-bolgheri-dreaming.html#comment-3636</link>
		<author>gianpaolo</author>
		<pubDate>Mon, 30 Jul 2007 07:07:52 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/07/san-gimignano-1-california-or-bolgheri-dreaming.html#comment-3636</guid>
		<description>E se quest'ultima opzione (rendere la Vernaccia, gustosa, unica, inimitabile, appealing, ecc), fosse alla prova dei fatti una strada poco percorribile? Voglio dire, è solo una ipotesi provocatoria, ma bisogna pur mettere in conto che non tutte le cose possano essere come vorremmo.
La storia raccontata da Ziliani è comunque interessante, e varrebbe la pena di prenderla come spunto dal quale partire per fare un ragionamento complessivo sul sitema delle Denominazioni d'Origine italiane.
Cosa è successo a S.Gimignano, o meglio ai suoi produttori? Non riuscendo a sfondare con la Vernaccia, specialmente sui mercati internazionali, hanno voluto/dovuto produrre dei rossi. Quali strade avevano? Chianti dei Colli Senesi. Non funziona, lo dice anche Ziliani. Non ha appeal, ma non solo sulle guide, anche e sopratutto sui consumatori. Perché, perché è un invenzione di sana pianta e di matrice politica, tanto per dare una spolverata di Chianti - che è una zona geografica ben precisa tra Siena e Firenze -  anche su zone che non c'entravano nulla. Quindi, una DOC debole, e come tale percepita da tutti, persino dalla maqggior parte dei produttori. Altra strada: creare una DOC nuova, che come si sa qui da noi non si nega a nessuno. Hanno quindi pensato bene di usare il nome San Gimignano, che in fondo è molto conosciuto anche all'estero grazie al bellissimo paeseaggio che ne ha fatto una delle destinazione turistiche favorite in Toscana. Non ha funzionato, a quanto leggo qui, neanche questa strada. Perché anche questa è una DOC senz'anima.
Allora, cos'e' che volevano veramente i produttori di San Gimignano? Oso buttarla lì, consapevole di dire una bestemmia in chiesa: volevano avere a disposizione una categoria di vini che, pur essendo ormai da tutti denigrata e aborrita, risulta essere ancora, a dispetto di molti, qualcosa che in giro per alcune parti del mondo (specialmente USA) si vende ancora, e bene: i Supertuscans. La stessa etimologia della parola è volgare, semplificatrice, molto all'americana. Però si vende. E allora? Perché crearsi uno scudo con DOC più o meno inventate per poter fare quello che invece si vorrebbe fare ma non si vuol dire, tranne che quando si incontra il buyer straniero, che dopo aver cercato di capire che cosa gli stai bofonchiando parlnando di DOC San Gimignano, IGT Maremma, IGT Toscana, al momento che gli dici: Supertuscan, tira un sospiro e dice, ah, ho capito.
Quale ditta privata, avendo a disposizione un brand che funziona, cercherebbe masochisticamente di confonderlo con qualcosa d'altro che si chiama in un modo diverso, che va spiegato con difficoltà, e che alla fine per far capire si deve chiamare con il nome che è conosciuto?
Non tutte le zone vinicole sono Montalcino, Montepulciano, Chianti Classico. Molte delle oltre 300 DOC e persino DOCG sono poco note, spesso inutilizzate o mai partite. Siccome nulla è immobile sotto il sole, e persino i dinosauri si sono estinti dopo qualche centinaio di milioni di anni, forse sarebbe il caso di fare un po di pulizia, e lasciare in piedi solo le DO vive e vitali, quelle che hanno un minimo riscontro nazionale e internazionale. Quelle dove almeno la percentuale di rivendicazione e di utilizzo supera una certa soglia (questo sarebbe già previsto dalle leggi attuali). Inoltre andrebbero riviste le commissioni delle CCIAA, che oramai hanno raggiunto un livello di credibilità ai minimi storici a giudicare da quello che consentono di immettere sul mercato recante il marchio DO (vedere anche ultimo interessante articolo di Carlo Macchi in proposito http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&#38;form_id_notizia=212). Le IGT, che comunque hanno dimostrato di essere utili e vitali potrebbero venire potenziate, magari con la possibilità di inserire il nome del Comune di origine delle uve e le DO dovrebbero essere utilizzate solo in casi di elezione, e non come spesso succede, per l'elezione di qualcuno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E se quest&#8217;ultima opzione (rendere la Vernaccia, gustosa, unica, inimitabile, appealing, ecc), fosse alla prova dei fatti una strada poco percorribile? Voglio dire, è solo una ipotesi provocatoria, ma bisogna pur mettere in conto che non tutte le cose possano essere come vorremmo.<br />
La storia raccontata da Ziliani è comunque interessante, e varrebbe la pena di prenderla come spunto dal quale partire per fare un ragionamento complessivo sul sitema delle Denominazioni d&#8217;Origine italiane.<br />
Cosa è successo a S.Gimignano, o meglio ai suoi produttori? Non riuscendo a sfondare con la Vernaccia, specialmente sui mercati internazionali, hanno voluto/dovuto produrre dei rossi. Quali strade avevano? Chianti dei Colli Senesi. Non funziona, lo dice anche Ziliani. Non ha appeal, ma non solo sulle guide, anche e sopratutto sui consumatori. Perché, perché è un invenzione di sana pianta e di matrice politica, tanto per dare una spolverata di Chianti - che è una zona geografica ben precisa tra Siena e Firenze -  anche su zone che non c&#8217;entravano nulla. Quindi, una DOC debole, e come tale percepita da tutti, persino dalla maqggior parte dei produttori. Altra strada: creare una DOC nuova, che come si sa qui da noi non si nega a nessuno. Hanno quindi pensato bene di usare il nome San Gimignano, che in fondo è molto conosciuto anche all&#8217;estero grazie al bellissimo paeseaggio che ne ha fatto una delle destinazione turistiche favorite in Toscana. Non ha funzionato, a quanto leggo qui, neanche questa strada. Perché anche questa è una DOC senz&#8217;anima.<br />
Allora, cos&#8217;e&#8217; che volevano veramente i produttori di San Gimignano? Oso buttarla lì, consapevole di dire una bestemmia in chiesa: volevano avere a disposizione una categoria di vini che, pur essendo ormai da tutti denigrata e aborrita, risulta essere ancora, a dispetto di molti, qualcosa che in giro per alcune parti del mondo (specialmente USA) si vende ancora, e bene: i Supertuscans. La stessa etimologia della parola è volgare, semplificatrice, molto all&#8217;americana. Però si vende. E allora? Perché crearsi uno scudo con DOC più o meno inventate per poter fare quello che invece si vorrebbe fare ma non si vuol dire, tranne che quando si incontra il buyer straniero, che dopo aver cercato di capire che cosa gli stai bofonchiando parlnando di DOC San Gimignano, IGT Maremma, IGT Toscana, al momento che gli dici: Supertuscan, tira un sospiro e dice, ah, ho capito.<br />
Quale ditta privata, avendo a disposizione un brand che funziona, cercherebbe masochisticamente di confonderlo con qualcosa d&#8217;altro che si chiama in un modo diverso, che va spiegato con difficoltà, e che alla fine per far capire si deve chiamare con il nome che è conosciuto?<br />
Non tutte le zone vinicole sono Montalcino, Montepulciano, Chianti Classico. Molte delle oltre 300 DOC e persino DOCG sono poco note, spesso inutilizzate o mai partite. Siccome nulla è immobile sotto il sole, e persino i dinosauri si sono estinti dopo qualche centinaio di milioni di anni, forse sarebbe il caso di fare un po di pulizia, e lasciare in piedi solo le DO vive e vitali, quelle che hanno un minimo riscontro nazionale e internazionale. Quelle dove almeno la percentuale di rivendicazione e di utilizzo supera una certa soglia (questo sarebbe già previsto dalle leggi attuali). Inoltre andrebbero riviste le commissioni delle CCIAA, che oramai hanno raggiunto un livello di credibilità ai minimi storici a giudicare da quello che consentono di immettere sul mercato recante il marchio DO (vedere anche ultimo interessante articolo di Carlo Macchi in proposito <a href="http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&amp;form_id_notizia=212" rel="nofollow">http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&amp;form_id_notizia=212</a>). Le IGT, che comunque hanno dimostrato di essere utili e vitali potrebbero venire potenziate, magari con la possibilità di inserire il nome del Comune di origine delle uve e le DO dovrebbero essere utilizzate solo in casi di elezione, e non come spesso succede, per l&#8217;elezione di qualcuno.</p>
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