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	<title>Commenti a: IGT o DOC/DOCG come avanguardia del vino italiano?</title>
	<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html</link>
	<description>il blog di Franco Ziliani</description>
	<pubDate>Sat, 17 May 2008 05:48:22 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>By: RoVino</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1026</link>
		<author>RoVino</author>
		<pubDate>Sun, 21 Jan 2007 09:22:00 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1026</guid>
		<description>Ma certo che non è facile! Certo che i consorzi non sono né possono essere superpartes, e allora? Che vogliamo fare? In Piemonte Renato Ratti ha fatto una prolungata indagine tenendo conto persino dei prezzi delle uve, delle opinioni dei contadini (allora c'erano ancora) ecc.
Se si vuole si fa, se non si vuole non si fa. Ma è certo che è questa l'unica strada vera che può portare verso una certificazione del territorio. La qualità è cosa diversa, perché passa anche per la mano dell'uomo, che è assai meno certificabile e garantibile. Io posso pure avere la vigna nel miglior cru ma se la lavoro male farò un cattivo vino; è a questo punto che dovrebbero subentrare delle commissioni serie, fatte di esperti conoscitori della zona, in grado di valutare se quel vino merita o no di entrare a far parte per quell'annata nella denominazione di merito. E' difficile perché l'uomo è corruttibile, ma questo avviene in tutte le cose dove ci siano interessi economici e non per questo deve impedirci di lavorare per ottenere il meglio possibile.
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		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma certo che non è facile! Certo che i consorzi non sono né possono essere superpartes, e allora? Che vogliamo fare? In Piemonte Renato Ratti ha fatto una prolungata indagine tenendo conto persino dei prezzi delle uve, delle opinioni dei contadini (allora c&#8217;erano ancora) ecc.<br />
Se si vuole si fa, se non si vuole non si fa. Ma è certo che è questa l&#8217;unica strada vera che può portare verso una certificazione del territorio. La qualità è cosa diversa, perché passa anche per la mano dell&#8217;uomo, che è assai meno certificabile e garantibile. Io posso pure avere la vigna nel miglior cru ma se la lavoro male farò un cattivo vino; è a questo punto che dovrebbero subentrare delle commissioni serie, fatte di esperti conoscitori della zona, in grado di valutare se quel vino merita o no di entrare a far parte per quell&#8217;annata nella denominazione di merito. E&#8217; difficile perché l&#8217;uomo è corruttibile, ma questo avviene in tutte le cose dove ci siano interessi economici e non per questo deve impedirci di lavorare per ottenere il meglio possibile.</p>
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		<title>By: corrado</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1025</link>
		<author>corrado</author>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2007 11:59:19 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1025</guid>
		<description>@Filippo Cintolesi: la politica di territorio è la via maestra. Ma non è affatto una soluzione facile, lo dico per esperienza.
Per quanto concerne l'idea di consorziarsi sulla base di un marchio collettivo, l'idea è plausibile ma resterebbe comunque un marchio "privato" con fini privatistici. Mentre l'idea forte della Denominazione di Origine è che si tratta di un Bene Pubblico, normato dal pubblico (e purtroppo ultimamente delegato a consorzi privati, con interessi corporativi).
Per quanto concerne le De.Co. esse sono una degli ultimi lasciti del grande Veronelli. Sono una via possibile ma difficile, peraltro già affossata dalla UE (che le ha interpretate, sbagliando, come una certificazione di qualità). Per ora chi ne ha fatto uso lo ha fatto per prodotti "marginali"... Credo che per il vino i problemi siano maggiori... E in ogni caso non sapevo di "leggi regionali sulle De.Co.", credevo ci fossero solo un centinaio di comuni che le hanno adottate con delibere consigliari, ma i cui effetti sul mercato sono trascurabili.
Che un rinnovamento debba passare dai produttori, questo è certo (penso anche a quello che sta facendo Nicolas Joly). Ma credo che sia un percorso tutt'altro che agile.  
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		<content:encoded><![CDATA[<p>@Filippo Cintolesi: la politica di territorio è la via maestra. Ma non è affatto una soluzione facile, lo dico per esperienza.<br />
Per quanto concerne l&#8217;idea di consorziarsi sulla base di un marchio collettivo, l&#8217;idea è plausibile ma resterebbe comunque un marchio &#8220;privato&#8221; con fini privatistici. Mentre l&#8217;idea forte della Denominazione di Origine è che si tratta di un Bene Pubblico, normato dal pubblico (e purtroppo ultimamente delegato a consorzi privati, con interessi corporativi).<br />
Per quanto concerne le De.Co. esse sono una degli ultimi lasciti del grande Veronelli. Sono una via possibile ma difficile, peraltro già affossata dalla UE (che le ha interpretate, sbagliando, come una certificazione di qualità). Per ora chi ne ha fatto uso lo ha fatto per prodotti &#8220;marginali&#8221;&#8230; Credo che per il vino i problemi siano maggiori&#8230; E in ogni caso non sapevo di &#8220;leggi regionali sulle De.Co.&#8221;, credevo ci fossero solo un centinaio di comuni che le hanno adottate con delibere consigliari, ma i cui effetti sul mercato sono trascurabili.<br />
Che un rinnovamento debba passare dai produttori, questo è certo (penso anche a quello che sta facendo Nicolas Joly). Ma credo che sia un percorso tutt&#8217;altro che agile.</p>
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		<title>By: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1024</link>
		<author>Filippo Cintolesi</author>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2007 09:40:38 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1024</guid>
		<description> @corrado:  A chi spetta modificare disciplinari e mappare crus? I consorzi sono sicuramente il primo attore cui e' lecito pensare. Ma non sono l'unico. Io penso che i produttori abbiano la possibilita' concreta di ridefinire le cose, consorziandosi su una scala piu' ridotta dei Consorzi delle DO. Esiste la possibilita' legale di depositare marchi collettivi. Esistono le leggi regionali sulle DeCo, le denominazioni comunali, su cui si puo' richiamare l'attenzione di sindaci di buona volonta'. E' politica, sicuramente. Politica di territorio. Ma il tipo buono di politica che spetta a tutti noi, come cittadini e membri di una comunita', svolgere.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@corrado:  A chi spetta modificare disciplinari e mappare crus? I consorzi sono sicuramente il primo attore cui e&#8217; lecito pensare. Ma non sono l&#8217;unico. Io penso che i produttori abbiano la possibilita&#8217; concreta di ridefinire le cose, consorziandosi su una scala piu&#8217; ridotta dei Consorzi delle DO. Esiste la possibilita&#8217; legale di depositare marchi collettivi. Esistono le leggi regionali sulle DeCo, le denominazioni comunali, su cui si puo&#8217; richiamare l&#8217;attenzione di sindaci di buona volonta&#8217;. E&#8217; politica, sicuramente. Politica di territorio. Ma il tipo buono di politica che spetta a tutti noi, come cittadini e membri di una comunita&#8217;, svolgere.</p>
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		<title>By: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1023</link>
		<author>Filippo Cintolesi</author>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 19:29:41 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1023</guid>
		<description> Rovino, che fai? Inviti i matti alle sassate? ;-)
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		<content:encoded><![CDATA[<p>Rovino, che fai? Inviti i matti alle sassate? <img src='http://vinoalvino.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /></p>
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		<title>By: Tommaso Farina</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1022</link>
		<author>Tommaso Farina</author>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 14:52:08 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1022</guid>
		<description> Ora attendo le opinioni di Franco, che aveva promesso di esprimerle.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ora attendo le opinioni di Franco, che aveva promesso di esprimerle.</p>
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		<title>By: corrado</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1021</link>
		<author>corrado</author>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 13:05:43 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1021</guid>
		<description>Il punto è: chi mette mano alle DOC? Chi rivede i disciplinari? Chi dovrebbe mappare i crus?
I consorzi. E tali consorzi sono in mano agli industriali. I quali o comprano l'uva, e l'interesse è comprarla al minor costo, o hanno terreni un pò dappertutto... E perché dovrebbero valutare migliori dei vigneti che magari (o quasi sicuramente) appartengono a piccoli vignaioli concorrenti? Finché i Consorzi funzioneranno per quantità prodotta (oltretutto con criteri di controllo "erga omnes" sui non associati) fortemente arroccati in FederDOC, che oggi è lobby più potente delle confederazioni agricole, la discussione sui crus o sottozone è priva di fondamento. E' politica. Punto.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il punto è: chi mette mano alle DOC? Chi rivede i disciplinari? Chi dovrebbe mappare i crus?<br />
I consorzi. E tali consorzi sono in mano agli industriali. I quali o comprano l&#8217;uva, e l&#8217;interesse è comprarla al minor costo, o hanno terreni un pò dappertutto&#8230; E perché dovrebbero valutare migliori dei vigneti che magari (o quasi sicuramente) appartengono a piccoli vignaioli concorrenti? Finché i Consorzi funzioneranno per quantità prodotta (oltretutto con criteri di controllo &#8220;erga omnes&#8221; sui non associati) fortemente arroccati in FederDOC, che oggi è lobby più potente delle confederazioni agricole, la discussione sui crus o sottozone è priva di fondamento. E&#8217; politica. Punto.</p>
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		<title>By: RoVino</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1020</link>
		<author>RoVino</author>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 12:42:59 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1020</guid>
		<description>Chiedo scusa per i numerosi errori ma ho l'influenza...
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo scusa per i numerosi errori ma ho l&#8217;influenza&#8230;</p>
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		<title>By: RoVino</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1019</link>
		<author>RoVino</author>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 12:40:08 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1019</guid>
		<description>Mi permetto di esprimere una mia idea sul perché è classificazione dei vini italiani è basata sui quattro livelli che conosciamo: VDT, IGT, DOC e DOCG.
La vicina Francia è stata sicuramente uno sprone a cercare di darci maggiore regole, con la grave differenza che in quello Stato duecento anni di sperimentazioni, mappature ecc. gli ha permesso di stilare una graduatoria basandosi proprio sui cru, cioè i terreni più vocati.
Questo in Italia non era, anzi non è ancora possibile. E' su questo che si deve lavorare, ci volessero anche 50 anni e più. La formula "controllata" e "controllata e garantita" è assolutamente ridicola e ce la potevamo risparmiare.
Oggi quello che serve è tirarsi su le maniche, costruire banche dati che contengano tutte le informazioni possibili sui terreni vitati, sulle varietà storiche e quelle più recenti (il Sassicaia è nato su un terreno fantastico e il fatto che sia ottenuto da vitigni alloctoni poco importa visto che si sono acclimatati in quella terra da molto tempo), se si fa il verso al mercato siamo perduti. L'unica cosa che può davvero fare la differenza, soprattutto con Paesi senza storia vitivinicola, è questa ed in questo bisogna investire.
Peggio per coloro che hanno fatto fiorire vigneti laddove si coltivava barbabietola o mais, se quei terreni non corrispondono a certi valori di qualità devono essere fuori dalle doc. Altro che allargare...
Ai cari amici chiantigiani chiedo, non siete d'accordo che il Chianti Classico è un calderone di cose ottime, buone, discrete e penose, di vini di territorio e di vini sensa storia (ma vale anche per Montalcino).
Andatevi a rivedere quanto si è estesa la zona vitata negli ultimi 15 anni e poi ditemo sel quel DOCG puà avere un senso.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di esprimere una mia idea sul perché è classificazione dei vini italiani è basata sui quattro livelli che conosciamo: VDT, IGT, DOC e DOCG.<br />
La vicina Francia è stata sicuramente uno sprone a cercare di darci maggiore regole, con la grave differenza che in quello Stato duecento anni di sperimentazioni, mappature ecc. gli ha permesso di stilare una graduatoria basandosi proprio sui cru, cioè i terreni più vocati.<br />
Questo in Italia non era, anzi non è ancora possibile. E&#8217; su questo che si deve lavorare, ci volessero anche 50 anni e più. La formula &#8220;controllata&#8221; e &#8220;controllata e garantita&#8221; è assolutamente ridicola e ce la potevamo risparmiare.<br />
Oggi quello che serve è tirarsi su le maniche, costruire banche dati che contengano tutte le informazioni possibili sui terreni vitati, sulle varietà storiche e quelle più recenti (il Sassicaia è nato su un terreno fantastico e il fatto che sia ottenuto da vitigni alloctoni poco importa visto che si sono acclimatati in quella terra da molto tempo), se si fa il verso al mercato siamo perduti. L&#8217;unica cosa che può davvero fare la differenza, soprattutto con Paesi senza storia vitivinicola, è questa ed in questo bisogna investire.<br />
Peggio per coloro che hanno fatto fiorire vigneti laddove si coltivava barbabietola o mais, se quei terreni non corrispondono a certi valori di qualità devono essere fuori dalle doc. Altro che allargare&#8230;<br />
Ai cari amici chiantigiani chiedo, non siete d&#8217;accordo che il Chianti Classico è un calderone di cose ottime, buone, discrete e penose, di vini di territorio e di vini sensa storia (ma vale anche per Montalcino).<br />
Andatevi a rivedere quanto si è estesa la zona vitata negli ultimi 15 anni e poi ditemo sel quel DOCG puà avere un senso.</p>
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	<item>
		<title>By: felpino</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1018</link>
		<author>felpino</author>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 11:52:21 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1018</guid>
		<description> Penso che le igt siano servite davvero a migliorare il vino italiano. Perchè la libertà che hanno dato ai produttori ha permesso a questi di iniziare un percorso di acculturamento sia in vigna che in cantina. In cantina perchè hanno iniziato a vinificare in modo più accurato, estremizzando il varietale del vitigno (spesso internazionale) evitando che fosse coperto da puzze considerate "tradizionali" per le doc (es: brettanomices). In vigna perchè si sono confrontati con vitigni francesi e, a causa di ciò, hanno dovuto confrontarsi anche con i vini francesi di riferimento (Borgogna, Bordeaux, Cote du Rhone, Alsazia, ecc.), spesso non capendoci niente, ma altre volte capendo gli stili di terroir dove le bottiglie di qualità le fanno da secoli. Arrivati a questo punto (storico secondo me), le igt non hanno più senso sui grandi vini: credo che i migliori produttori italiani abbiano capito che il nostro pinot nero si chiama nebbiolo (e spesso sangiovese), la syrah è il montepulciano o l'aglianico, il merlot è la barbera, il riesling può venire dal verdicchio, così come lo chenin dalla ribolla e così via con tanti altri vitigni italiani che, con caratteristiche e personalità proprie possono collocarsi sugli stessi stili dei vini di francia. Quindi ora i grandi vini li possiamo fare con i nostri vitigni e chiamarli con le nostre doc. Perchè la doc descrive un'origine e quindi un territorio fatto di clima-vigneto-suolo-uomo. Per cui  penso che le igt siano state uno strumento per la presa di coscienza delle nostre capacità di produrre grandi vini, ma il futuro è delle doc. E penso che il legislatore dovrebbe davvero metterci su le mani per togliere imbottigliamenti fuori zona, per creare sottozone e grand cru, per ridurre le rese per ha e per togliere stupidi ed anacronistici finanziamenti per l'arricchimento dei vini. Insomma tutte quelle pratiche che fanno bene all'industria ma male ai produttori di territorio.

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		<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che le igt siano servite davvero a migliorare il vino italiano. Perchè la libertà che hanno dato ai produttori ha permesso a questi di iniziare un percorso di acculturamento sia in vigna che in cantina. In cantina perchè hanno iniziato a vinificare in modo più accurato, estremizzando il varietale del vitigno (spesso internazionale) evitando che fosse coperto da puzze considerate &#8220;tradizionali&#8221; per le doc (es: brettanomices). In vigna perchè si sono confrontati con vitigni francesi e, a causa di ciò, hanno dovuto confrontarsi anche con i vini francesi di riferimento (Borgogna, Bordeaux, Cote du Rhone, Alsazia, ecc.), spesso non capendoci niente, ma altre volte capendo gli stili di terroir dove le bottiglie di qualità le fanno da secoli. Arrivati a questo punto (storico secondo me), le igt non hanno più senso sui grandi vini: credo che i migliori produttori italiani abbiano capito che il nostro pinot nero si chiama nebbiolo (e spesso sangiovese), la syrah è il montepulciano o l&#8217;aglianico, il merlot è la barbera, il riesling può venire dal verdicchio, così come lo chenin dalla ribolla e così via con tanti altri vitigni italiani che, con caratteristiche e personalità proprie possono collocarsi sugli stessi stili dei vini di francia. Quindi ora i grandi vini li possiamo fare con i nostri vitigni e chiamarli con le nostre doc. Perchè la doc descrive un&#8217;origine e quindi un territorio fatto di clima-vigneto-suolo-uomo. Per cui  penso che le igt siano state uno strumento per la presa di coscienza delle nostre capacità di produrre grandi vini, ma il futuro è delle doc. E penso che il legislatore dovrebbe davvero metterci su le mani per togliere imbottigliamenti fuori zona, per creare sottozone e grand cru, per ridurre le rese per ha e per togliere stupidi ed anacronistici finanziamenti per l&#8217;arricchimento dei vini. Insomma tutte quelle pratiche che fanno bene all&#8217;industria ma male ai produttori di territorio.</p>
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	<item>
		<title>By: alan</title>
		<link>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1017</link>
		<author>alan</author>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2007 06:58:55 +0000</pubDate>
		<guid>http://vinoalvino.org/blog/2007/01/igt_o_docdocg_come_avanguardia.html#comment-1017</guid>
		<description> Purtroppo, almeno nel campo del vino, le denominazioni non sono di per se una garanzia di qualita'; questa dipende esclusivamente dalla volonta' e capacita' di un produttore di fare buoni vini.Istituiamo la patente per i produttori..?
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo, almeno nel campo del vino, le denominazioni non sono di per se una garanzia di qualita&#8217;; questa dipende esclusivamente dalla volonta&#8217; e capacita&#8217; di un produttore di fare buoni vini.Istituiamo la patente per i produttori..?</p>
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