Risposta al Sindaco di Melissa sulla vicenda Cantine Riunite del Cirò e del Melissa

Con riferimento al seguente commento del Sindaco di Melissa Giuseppe Bonessi, in difesa dell’intervento pubblico deciso da Comune e Regione Calabria a favore delle rifondate Cantine Riunite del Cirò e del Melissa, chiamato in causa, sento la necessità di fare, a mia volta, alcune doverose precisazioni. 

Signor Sindaco, La ringrazio per l’attenzione che mi ha dedicato e della cortesia con la quale – a differenza di qualche suo conterraneo, che preferisce insultare che dialogare civilmente – ha replicato, anche se solo oggi, a quanto scrissi in due distinti interventi in giugno (primo articolosecondo articolo) in merito alla rifondazione (o rinascita) delle Cantine Riunite del Cirò e del Melissa.

Ho preso atto delle sue gentili spiegazioni e ho cercato di documentarmi anche visitando il sito Internet delle Cantine, ma non posso che confermare le mie perplessità circa la scelta degli Enti Pubblici, Comune di Melissa e Regione Calabria di effettuare un’importante operazione economica, che lei stesso mi conferma, scrivendo che “La Regione Calabria si è impegnata a finanziare la ristrutturazione della cantina per € 1.500.000,00 il resto lo mette il proprietario che è il Comune”, il quale, lo dice lei stesso, “ha deciso di acquistare ad una pubblica asta, presso il tribunale, la struttura dell’ex cantina sociale ad un prezzo concorrenziale”.

Non ho personalmente niente contro i soci della cooperativa, che lei definisce “giovani che lavorano per il riscatto” e che mi guardo bene dal maltrattare. Indirizzo loro i migliori auguri di ogni successo, e auspico che i vini di questa cantina raggiungano un livello qualitativo tale da consentire loro di ben figurare sul Mercato (che non è, beninteso quello di Crotone e dintorni, ma quello nazionale e internazionale, dove non sono molti, purtroppo, i vini di Cirò a ben figurare…), e di dare solidità economica e rosee prospettive alla Cantina.

Temo solo, in base alla mia esperienza, che questo oneroso investimento degli Enti Pubblici (per la serie Paga Pantalone) si dimostri, ancora una volta, unicamente figlio di una logica assistenziale e clientelare che lei stesso dice di condannare, quando afferma che la “vecchia cantina sociale per decenni è stata utile alla politica ed autoreferenziale ad essa. E’ stata gestita in malo modo con le conseguenze disastrose a tutti note”.

Mi auguro davvero di essere smentito e mi dichiaro sin d’ora pronto a riconoscere e a dare ampia diffusione a quanto di buono la nuova gestione delle Cantine Riunite del Cirò e del Melissa avrà dimostrato di saper fare. Sempre tenendo un occhio, indispensabile, ai bilanci, perché far bene oggi, anche per una cantina sociale, significa necessariamente non lavorare in perdita contando sui ripiani dei debiti fatti dall’Ente pubblico di turno…

Voglio però, a mia volta, rispondere alla sua lunga precisazione, perché alcuni passaggi della sua esposizione non mi sono proprio piaciuti e mettono in luce un modo di dire e non dire le cose, di insinuare, che respingo.

Mi riferisco ai suoi continui, insistiti, riferimenti alla principale realtà produttiva del cirotano e della Calabria tutta, Librandi, che, come ho più volte avuto modo di affermare, anche nel corso dell’esemplare convegno dello scorso settembre dagli stessi Librandi organizzato, dovrebbe essere oggetto di ammirazione ed emulazione da parte di tutta la realtà produttiva cirotana e crotonese, oltre che da parte di enti pubblici e amministratori, e che invece mi sembra essere spesso vista con fastidio. Anche perché il loro successo, le loro capacità imprenditoriali, fanno impietosamente emergere e mettono a nudo la mediocrità, l’ossequio ad antiche logiche assistenziali e l’incapacità di volare alto e di fare bene di troppi, nel crotonese ed in Calabria.

Non capisco, dal suo intervento, perché lei, tra le righe o apertamente, arrivi ad insinuare che il successo, innegabile, dell’azienda Librandi sia dovuto a “fondi della regione”, alla consuetudine con “papabili regionali”, oppure, come scrive ancora, “a risultati di ricerca quasi sempre finanziati dalla Regione-pantalone” che “nemmeno mettono a frutto”.

A me, che la realtà Librandi conosco approfonditamente dal 1994, risulta invece che siano le altre realtà produttive del crotonese che si ostinano a non mettere a frutto i risultati di ricerche e sperimentazioni che Librandi, in solitudine, effettua, con successo, da molti anni e che ha messo a disposizione di tutti. Ricerche e sperimentazioni per le quali non mi risulta abbia usufruito di finanziamenti regionali. Se poi questi finanziamenti, invece, ci fossero stati, bene, sarebbe una delle non numerose volte in cui la Regione Calabria abbia dimostrato lungimiranza e lucidità decisionale, visto che non si trattava di sostenere cantine sociali decotte e più volte fallite, ma un’impresa in continuo sviluppo, che fa utili, dà lavoro a moltissime persone della zona e costituisce un esempio della migliore imprenditorialità che si possa trovare nel mondo del vino al Sud.

Concordo con lei sul fatto che nonostante “decine di milioni di euro siano arrivate alle cantine di Cirò negli ultimi anni”, ben poco abbiano contribuito “ad una effettiva crescita del settore”. Ma questo è un discorso che coinvolge numerose altre aziende, diverse delle quali dispongono di vigneti condotti in maniera tale da ispirare vendetta al cospetto di Bacco e dalle quali non potrebbe ricavare uve di qualità nemmeno un mago o Re Mida, non certo Librandi, i cui vigneti costituiscono uno dei migliori e più illuminati esempi di viticoltura moderna che si possano incontrare non solo in Calabria, ma in tutta Italia. Giudizio non solo mio, ma degli illustri scienziati e ricercatori, da Mario Fregoni ad Anna Schneider, a Franco Mannini a Stella Grando, che hanno animato il convegno svoltosi lo scorso settembre a Cirò e che lei avrà ascoltato dalla sua viva voce se, come spero, lei è stato tra i moltissimi spettatori di questo importante evento scientifico.

Preferisco invece sorvolare, per pura cortesia, per non rendere di fatto impossibile quel confronto libero che lei auspica, chiedendo la mia disponibilità, che prontamente accordo, “ad un possibile incontro pubblico a Melissa”, su quanto lei, in maniera non bella, mi creda, insinua, ovvero che io avrei scritto quanto ho scritto “condizionato dalle possibili informazioni fornite da qualche amico”, informazioni che non mi sono arrivate, essendomi io limitato a commentare l’articolo di Terre del Vino e l’azione dell’Associazione Città del vino, e perché non ho bisogno di “imbeccate” a comando per scrivere.

Sorvolo, trovandolo del tutto fuori luogo (eufemismo), sul suo paragonare l’atto del mio criticare “un’iniziativa che ha il solo torto di essere malversata ed osteggiata da chi dovrebbe invece favorire il superamento delle difficoltà in cui oggettivamente si trova il nostro territorio” al ruolo, seppure inconsapevole, “di quei molestatori che nel FarWest creavano disturbo ai poveri contadini limitrofi ai padroni e mandarini, ed a soldo di questi, affinchè sti poveretti abbandonassero i fondi vendendoli per quattro cent ai padroni tracotanti e prepotenti”.

Il sottoscritto, egregio Sindaco, non è “al soldo” di nessuno e scrive quello che scrive unicamente perché lo pensa e ne è convinto, e non perché spinto, o addirittura “foraggiato” da chicchessia. Fossero pure dei cari e autentici amici, quali sono orgoglioso di definirli, come i Librandi.

Se lei accetta di entrare in questo, per me irrinunciabile, ordine di idee, bene, allora potremmo dialogare e confrontare civilmente, con serenità e senza alcun pregiudizio, le nostre rispettive posizioni. In caso contrario credo proprio che, parlando lingue diverse, avremo ben poco, anzi nulla da dirci…

Distinti saluti
Franco Ziliani

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