Nel segno dell’amicizia magnifica commemorazione di Bartolo Mascarello a Barolo

Che splendida commemorazione, festosa senza essere caciarona, composta, misurata, eppure variopinta, partecipata, intensa, commossa ma a ciglio asciutto, ha voluto ricordare l’indimenticabile Bartolo Mascarello, domenica 18 giugno, ad un anno e qualche mese dal primo anniversario della sua morte !

Da una bella iniziativa della figlia Maria Teresa, tanto orgogliosa e tenace nel difendere la memoria del suo papà, e della moglie, la cara Signora Franca, è nato uno di quegli eventi che chiunque abbia avuto il privilegio di potervi partecipare serberà gelosamente nella memoria come un momento bello, alto e grato.

Come un esempio di come in quella Langa che pure si è tanto trasformata e non sempre in senso positivo, persone di diversa provenienza, cultura e ideali possano trovare un saldo comune denominatore ed un punto d’incontro costituito dal rendere omaggio tutti insieme, con compostezza, gusto, dignità, ad una grande persona, quale Bartolo, che la Langa ha tanto amato e di cui è stato, per 79 anni, umile, appassionato cantore in perfetto spirito di servizio.

L’idea è stata di quelle semplici ma vincenti, convocare in una domenica pomeriggio di giugno un gruppo di persone a Barolo, riunirle nel cortile di quella casa avita tanto cara a Bartolo, e dove Bartolo, in perfetta continuità con suo padre Giulio ed il nonno Bartolomeo, aveva svolto il suo mestiere di vignaiolo e ricevuto persone provenienti da tutto il mondo, e ricordare Bartolo, la sua figura e la sua opera tutti insieme, celebrando, come ha osservato Maria Teresa, una sorta di “messa laica”, semplicemente ascoltando una serie di testi che Bartolo aveva scritto.

Scelti da Maria Teresa e letti da alcune amiche, Elisa Barberis, Carla Tozzi, e Marta Rinaldi (figlia di Citrico Rinaldi) ed intervallati dalle divertenti composizioni per chitarra e voce di un autentico chansonnier di Langa come Fausto Omodei, otto testi scritti in epoche e occasioni diverse da Bartolo sono stati proposti ad una platea attenta formata da uomini politici, antichi compagni di fede politica e di lotta partigiana, artisti, giornalisti (pochi e sicuramente amici d’antica data) frequentatori di casa Mascarello, produttori (qualche nome: Aldo Conterno, Quinto Chionetti, Teobaldo Cappellano, Oreste e la famiglia Brezza, Beppe Rinaldi, Giuseppe Mascarello, Roberto Conterno, Romano Dogliotti, Nicoletta Bocca, Paolo Saracco, Aldo e Milena Vajra), membri della comunità di Barolo.

Scritti che hanno testimoniato, una volta di più, l’assoluta indipendenza, la libertà di giudizio, l’autentico fuoco interiore, anzi, l’imperativo morale del dover esprimere il proprio punto di vista, in qualsiasi contesto, una certa vena di bastian contrario di Bartolo, quel suo gusto profondo per la verità – vivre libre ou mourir scriveva come una sorta di motto personale in un disegno su legno del 1999 – che l’hanno reso unico e insostituibile.

E che l’hanno fatto amare e rispettare profondamente, per quel suo essere profondamente e intimamente libero, refrattario a mordacchie e compromessi, per quella sua onestà che gli imponeva di non volgere lo sguardo e di non tacere di fronte alle tante cose che non andavano, da tante persone, che hanno amato e rispettato in lui il grande vignaiolo e produttore di Barolo vero, ma soprattutto l’uomo, il testimone attento e sempre vigile del proprio tempo.

E’ stato bellissimo, dagli scritti proposti con partecipazione e calore dalle tre lettrici e ascoltati in perfetto silenzio dai presenti (con l’unica eccezione di un noto personaggio di Bra, che sentendosi evidentemente un padreterno non ha fatto altro che parlare, e disturbare gli altri, per tutta la durata delle letture, dimostrando ben scarsa sensibilità e comprensione del particolare contesto in cui si trovava…) risentire Bartolo polemizzare e puntualizzare, prendere posizione e precisare, mosso, come amava dire, da “una grafomania senile”, ma soprattutto dal dovere di rendere testimonianza e di partecipare.
Questo con quella sua ironia arguta, pungente, divertita, affilata senza essere mai eccessiva o aggressiva, e sostenuta dalla consapevolezza che “la difesa dell’onorabilità di ciascuno di noi è sempre necessaria”.

Magnifico, dalle sue lettere e puntualizzazioni inviate alla stampa locale, ma anche al Corriere Vinicolo, il “giornale degli industriali del vino” che l’ha avuto per anni attento lettore e cui amava indirizzare lettere traboccanti di dignità e di orgoglio contadino, risentire Bartolo intervenire a voce alta e forte contro il degrado e la cementificazione sulle amate colline di Langa, protestare, lui che sottolineava con forza “non sono e non mai stato un conservatore, ma credo che il progresso abbia come necessario punto di partenza un forte rispetto per il passato e per gli uomini che ne sono stati interpreti”, contro il cambiamento organolettico e lo stravolgimento dell’identità storica del Barolo.

E poi ironizzare con affilata vena contro quella trasformazione del gusto e la “americanizzazione” del Barolo e contro "l’avvento della Napa Valley in Langa", che veniva invece salutata con favore proprio su riviste e pubblicazioni riconducibili all’associazione golosa condotta da quel personaggio che domenica, invece di ascoltare, riflettere e magari fare mea culpa, continuava (e chissà mai cosa avesse di urgente e d’importante da dire…) a parlare…

Bellissimo, ancora, ritrovare la vena, purtroppo mai pienamente sviluppata, perché un piccolo vignaiolo ha sempre mille cose da fare, di narratore di Bartolo, con bozzetti e descrizioni della Alba primi anni Cinquanta, con le riunioni di mediatori e commercianti di uve in piazza Savona, della vendemmia “piovosa” del 1987, dell’arrivo degli ispettori del lavoro in vigna, nel pieno delle operazioni di raccolta dell’uva, e poi ritratti di grandi amici e sodali come Giulio Einaudi e Nuto Revelli, davvero da grande scrittore, degni di un Beppe Fenoglio.

Stupendo ritrovarsi tutti insieme, persone note come il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino, oppure semplici appassionati, capitati in casa Mascarello catturati dal “mito” di quel sagace, arguto “indigeno di Langa”, lettore instancabile ed intellettuale prestato al vino, e scoprire di condividere, oltre alla passione per il Barolo, intendiamoci, quello vero, quello che non “puzza” di legno o di chissà che altro, la fortuna di aver conosciuto e frequentato Bartolo e di esserne stati, ognuno in qualche misura, amici.

Il resto, poi, dopo i ricordi, la commozione evidente in noi tutti, l’incolmabile senso di vuoto per quella perdita che ogni giorno avvertiamo più crudele, per quel non potere più dire “sentiamo cosa ne pensa Bartolo” e telefonargli o passare a trovarlo nel salottino dove accoglieva i suoi ospiti (La stanza di Bartolo appunto, titolo di un delizioso libretto di fotografie e ricordi presentato proprio in questa occasione), è stata la festa, la giusta allegria, la gioia grata di esserci stati e di condividere questo momento magnifico.
Il Barolo di Bartolo, rassicurante, consolatorio e vero, nei bicchieri, le buone cose della cucina di Langa preparate dai cugini Brezza, i lieti conversari, le chiacchiere, ed il tirare sera condividendo un pensiero comune “chissà come sarebbe stato contento Bartolo” e quanto gli avrebbe fatto piacere essere insieme a ricordarlo.
Mancava solo Bartolo, accidenti, e sarebbe stato perfetto…

p.s. sulla commemorazione di domenica bello anche l’articolo di Sergio Miravalle Download file pubblicato oggi sulla Stampa

0 pensieri su “Nel segno dell’amicizia magnifica commemorazione di Bartolo Mascarello a Barolo

  1. Caro Franco,
    puntuale, sentito, acuto, con trasporto il tuo articolo, come sempre, ma questo è proprio come il vino Barolo, “fino e nobile” come erano i grandi vini del tempo che fu.
    Bravo’
    Baldo

  2. Commento assai tardivo: Peccato davvero non esserci stato, e molto bello e sentito questo resoconto; ma mi fa un certo effetto strano sentire nominato con benevolenza Sergio Chiamparino (che avrà senz’altro i suoi meriti barolici, e certo non è un Berlusconi), e invece aspramente fustigato (probabilmente, sicuramente, a ragione) senza nemmeno l’onore di essere citato per nome uno come Carlin Petrini, che tanto più e tante volte ho (abbiamo) sentito vicino a noi in sensibilità, idee e azioni volte a sacrosanti obiettivi.
    Con stima dal meno importante, ma non il meno affezionato, degli amici di Bartolo.

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